Scuola fino a giugno, una docente a Draghi: “La DaD non è tempo perso”

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Sulla questione allungamento calendario scolastico che sarebbe stata proposta dal premier Draghi nel corso delle consultazioni con i gruppi politici, si è scatenata una vera polemica che non accenna a terminare. Dopo il no dei sindacati e delle associazioni di categoria, anche i singoli insegnanti stanno lanciando il loro messaggio di disapprovazione nei confronti di questa ipotesi.

Dopo lo sfogo del docente Andrea Maggi, arriva un altro post “infuocato”. Lo ha scritto la docente salernitana Nunzia Pendino: “Gentile signor Draghi, Sono un’insegnante di Italiano e Latino nel liceo classico di una cittadina della provincia salernitana. Ho capito che, se perfino Lei, neanche arrivato a ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio, sente il bisogno di dire la sua sulla scuola, allora veramente non abbiamo alcuna possibilità di sopravvivenza“.

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La docente infatti ricorda che la Dad può essere considerata una “rivoluzione copernicana, a costo quasi zero. Dico “quasi”, perché un prezzo c’era, e quello più alto lo hanno pagato gli insegnanti, gli studenti e le loro famiglie. Gli insegnanti, soprattutto. Difatti, con uno sforzo silenzioso, con umiltà, con coraggio, si sono rimboccati le maniche, e hanno inventato e realizzato – molto prima delle fumose linee-guida emanate dal ministero – una nuova modalità di “fare scuola”, mossi solo dal desiderio di non abbandonare i propri studenti, di conservare con loro  la relazione personale, e soprattutto di preservare il progetto educativo con cui accompagnarli nella loro crescita culturale. E nel contempo di continuare a guadagnarsi con onestà il loro “congruo” stipendio”.

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L’insegnante campana conclude: “L’amarezza più grande, oggi, è leggere quanto ha sostenuto a proposito del “recupero” del tempo perso in dad. La frustrazione più bruciante è capire che anche lei, nonostante i suoi titoli, il suo strepitoso curriculum, è caduto nella trappola di dire la sua, senza interpellare chi nella scuola vive, opera, soffre quotidianamente. E soprattutto gioisce: per la bellezza, per la creatività, per l’empatia, per l’eterna giovinezza di un mestiere meraviglioso, nonostante tutto. Nonostante Lei”.

 

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