Scuola finlandese: test PISA deludenti, un docente su due pronto a cambiare mestiere, ecco tutti “i difetti”

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La vicenda della mamma finlandese che, in una lettera a Siracusa News, criticava il sistema scolastico italiano e rendeva noti i motivi per cui aveva tolto i suoi figli della scuola italiana, ha destato enorme scalpore.

Si è molto parlato del sistema finlandese, da molti definito come “migliore” rispetto a quello italiano. Orizzonte Scuola ha dedicato molto spazio all’argomento intervistando anche docenti italiani che hanno avuto contatti diretti con il paese scandinavo (è il caso del dirigente Cristiano Rossi).

In realtà, non si può parlare di realtà splendente, ma ci sono luci e ombre, così come viene spiegato da Aino Saarinen, docente dell’università di Helsinki, dottorata in psicologia, medicina e scienze pedagogiche.

Come si legge sul sito specializzato Rondine.fi, la Finlandia in italiano, se si guarda oltre la promozione del sistema scolastico finlandese, si scopre che i risultati del test PISA sono in calo, ci sono problemi di disaffezione scolastica e lavorativa e molti insegnanti stanno lasciando il lavoro a causa del numero elevato di studenti da seguire e della mancanza di supporto per gli studenti immigrati che imparano finlandese e svedese come lingua seconda.

Secondo il docente Mattia Retta, (insegnante in Finlandia) l’apprendimento “per fenomeni” in Finlandia rischia di escludere molti studenti che non sono ancora pronti per questo nuovo tipo di scuola. Nonostante ciò, l’innovazione continua e le scuole finlandesi hanno introdotto un approccio interdisciplinare che consente agli studenti di approfondire argomenti di loro interesse attraverso ricerche dirette e tecnologie come smartphone e tablet.

Tuttavia, non solo i risultati esterni sono in declino, ma anche le critiche interne al sistema non ricevono sufficiente attenzione, come evidenziato dalla psicologa Liisa Keltikangas-Järvinen che ha segnalato come i dati allarmanti siano stati ignorati dai responsabili dell’educazione nazionale.

Ecco i punti critici del sistema, in base allo studio di Saarinen (con  interviste a insegnanti e genitori): sostituire i libri stampati con i materiali digitali non è possibile, le scuole sono state trasformate spesso in un “happening” in cui conta molto mostrare una bella moquette sul pavimento e attrezzature modernissime, a causa del declino della lettura, quasi il 20% degli studenti lascia la scuola di base senza essere in grado di leggere correttamente.

Non mancano, però, gli elementi di forza: a cominciare dagli investimenti dello Stato, dalla qualità degli ambienti scolastici, per non dire del collegamento tra scuola e mondo del lavoro che qui trova grande sostegno legislativo e finanziario.

Le osservazioni mostrano che ciò che si fa “all’estero” è complesso e non può essere ridotto a formule. La storia della famiglia finlandese che lascia l’Italia per trasferirsi in Spagna dovrebbe far riflettere: ad esempio, probabilmente, non si è tenuto troppo in conto delle difficoltà comunicative dei ragazzi finlandesi e “soprattutto se quel che quella scuola poteva dargli non fosse troppo diverso, anche nei contenuti, da quello che le loro menti “aperte” fossero in grado di apprendere”.

Ogni Paese dovrebbe guardare ai risultati degli altri, ma senza necessariamente rinnegare il proprio sistema scolastico.

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