La scuola in Europa è ancora quasi tutta al femminile

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Giulia Boffa – L’Eurostat – l’ufficio di statistica dell’Ue – ha pubblicato una ricerca  sulla presenza femminile sul lavoro in Europa alla vigilia della Giornata della donna.

Giulia Boffa – L’Eurostat – l’ufficio di statistica dell’Ue – ha pubblicato una ricerca  sulla presenza femminile sul lavoro in Europa alla vigilia della Giornata della donna.

La maggior parte dei docenti nel vecchio continente è donna, in particolare nelle scuole primarie, con una media Ue dell’85 per cento.
 
 Molto sopra la media la Repubblica Ceca e Slovenia (97 per cento), Italia, Lituania e Ungheria (96 per cento) in cui il corpo insegnante è quasi totalmente femminile.
 
 Sono sotto la media, pur con alte percentuali, Danimarca (69 per cento) e Spagna (75 per cento).
 
 Anche nelle scuole secondarie sono la presenza femminile primeggia con una media Ue del 59 per cento, con le percentuali più alte in Lettonia (80 per cento), Lituania (79 per cento) e Bulgari (78 per cento); sopra anche l’Italia, sebbene con un più contenuto 63 per cento, mentre è molto sotto Malta (43 per cento) e arrivano al 50 per cento paesi come Germania, Spagna, Lussemburgo e Paesi Bassi.
 
 La situazione cambia però all’Università , con la media Ue che si abbassa al 40 per cento. Le più alte percentuali di donne si trovano nelle università di Lettonia, Lituania e Finlandia, mentre rimangono indietro Malta (30 per cento), Repubblica Ceca, Francia e Italia (36 per cento).
 
Le donne, seppure si confermano più brave nello studio rispetto agli uomini, non riescono a primeggiare nelle posizioni di comando più prestigiose: la famiglia è ancora un impedimento. I  paesi del Nord Europa sono all’avanguardia per le forme di conciliazione lavoro-famiglia, attraverso forme di part-time e di lavoro flessibile.
 
 Al primo ricorre il 32 per cento delle donne europee con un figlio di meno di sei anni, e fino al 50 per cento in presenza di tre o più figli con uno sotto i sei anni, soprattutto in Paesi come Olanda (81 per cento e 92 per cento), Austria (60 e 69 per cento), Germania (56 e 77 per cento) e Regno Unito (48 e 67 per cento). In Italia vi ricorrono il 33 e il 45,8 per cento di donne.
 
Tra le donne che non hanno figli la percentuale si abbassa al 22 per cento. Nei paesi cosiddetti nordici è molto usata la flessibilità oraria, in presenza di un lavoro full-time. La media UE per la scelta di questa opzione è  del 25,9 per cento di donne e 28,7 per cento di uomini,le punte più alte si toccano in Finlandia (53 per cento di donne e 59 di uomini), Svezia (49 e 47 per cento), Danimarca (54 per cento), Germania (39 e 41 per cento) e Austria (36 e 39 per cento). Poco sotto l’Italia (32 e 35 per cento).
 
La scuola continua ad essere in Italia considerata "donna", proprio perchè si continua a considerare il tempo scuola come part time, dimenticando invece l’impegno che richiede questo lavoro, anche a casa e fuori le ore di presenza in classe. Per non parlare degli stipendi, sicuramente più bassi degli altri laureati a pari livello.
 
Questo equivoco pesa ancora sulla scuola e la femminilizzazione del corpo docente non aiuta a scalfire l’immagine che la società ha di questa professione.
 
Donna quindi minore prestigio? Oggi è il giorno di farsi questa domanda. Buona Giornata della Donna a tutte!

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