Scuola. Ecco la riforma della Lega Nord: presidi nominati dai docenti. No a mobilità insegnanti tra le regioni

di redazione
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La Lega Nord, in commissione Istruzione alla Camera, presenta la propria 'buona scuola", contestando in toto la "riforma ipercentralista di Renzi" e opponendo ad essa la propria, "in salsa federalista".

La Lega Nord, in commissione Istruzione alla Camera, presenta la propria 'buona scuola", contestando in toto la "riforma ipercentralista di Renzi" e opponendo ad essa la propria, "in salsa federalista".

"Classi di inserimento per gli immigrati che non conoscono la lingua italiana, presidi nominati dai docenti, categorie economiche dei territori ed enti locali, piano di offerta formativa concordato con le rappresentanze territoriali, piano assunzioni triennale, più valore alle abilitazioni e alle idoneità conseguite". E "standard Cambridge per l'apprendimento, già dalle elementari, della lingua inglese".

La ricetta del Carroccio è stata illustrata dal deputato leghista Roberto Simonetti: "La falsa autonomia sbandierata da Renzi scavalca i territori – accusa Simonetti – No a dirigenti scolastici che, come fossero podestà, rispondono solo al ministero. Per noi i presidi devono essere espressione del territorio e a questo devono rispondere, concertando anche il piano di offerta formativa. Creiamo sinergie fra scuola, territorio e mondo del lavoro, per dare piena continuità e nuove opportunità occupazionali ai nostri ragazzi".

Quanto alla questione del personale, la Lega si oppone "alla mobilità degli insegnanti tra le regioni" e presenterà emendamenti "per garantire il tempo indeterminato a tutti coloro che hanno costruito professionalità in questi anni" e "per scongiurare i nuovi esodati della scuola: 28 mila docenti che, con la ricetta Renzi, rischiano di aggiungersi a quelli della Fornero".

Per quanto riguarda la mobilità, l'idea proposta va riferita al periodo successivo al piano straordinario di immissioni in ruolo. Sulla mobilità a.s. 2015/16 si era già espresso l'ex Sen. Pittoni "chi è entrato in ruolo lontano dal proprio territorio, una volta superato il vincolo triennale rischia di vedere un posto vacante (prima solo disponibile) sotto casa, assegnato a un collega neo-immesso, perché quel posto al momento di compilare la domanda di mobilità non era ancora stato nominato “vacante”. "

" Avvicinare gli insegnanti al luogo d'origine – conclude l'esponente della Lega – una volta rispettati gli adempimenti di legge, non può che avere ricadute positive su efficienza e costi del servizio. Vale per il Nord come per il Sud...".

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