Scuola: Ecco, ci siamo, ci sentite da lì?

Di Lalla
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Prof.ssa Angela Flocco – Sono una docente della scuola secondaria di primo grado di Messina, una delle tante voci nel deserto che sente tradito il principio di "garantire e assicurare il prioritario obiettivo del diritto allo studio e della piena funzionalità delle attività didattiche" come recita una nota del Ministero dell’Istruzione.

Prof.ssa Angela Flocco – Sono una docente della scuola secondaria di primo grado di Messina, una delle tante voci nel deserto che sente tradito il principio di "garantire e assicurare il prioritario obiettivo del diritto allo studio e della piena funzionalità delle attività didattiche" come recita una nota del Ministero dell’Istruzione.

Questa scuola, che non riesce ancora a svolgere la sua funzione educativa, si trova anche depotenziata della pratica dell’istruzione: le classi scoppiano (alla faccia della sicurezza, così tanto enfatizzata!), si assiste ad un andare convulso da una classe all’altra, non fa lezione chi viaggia e nemmeno chi accoglie i viandanti.

Le direttive intimano a non dividere le classi, ma l’alternativa è lasciare gli alunni in autogestione nelle classi senza docenti?

Si inviano dall’alto note, direttive, circolari che si replicano senza lasciare intravedere soluzioni reali: in una nota del 8 novembre 2010 si legge "… i dirigenti scolastici, …, possono provvedere alla nomina di personale supplente in ogni ordine e grado di scuola anche nel caso di assenza del titolare per periodi inferiori a 5 giorni nella scuola primaria, come previsto dall’art. 28, c. 5 del CCNL e a 15 giorni nella scuola secondaria, fermo restando quanto previsto in merito alla procedura semplificata per la nomina del supplente nella scuola dell’infanzia e primaria per assenze fino a 10 giorni dall’art. 5, c. 6 e art. 7, c. 7 del vigente Regolamento delle supplenze ".

In sostanza a partire da quanti giorni può essere nominato un supplente?

Se un docente risulta assente tre, quattro, cinque o più giorni nelle scuola secondaria di primo grado, che si fa? si mandano a spasso i ragazzi? si riduce il tempo scuola dei ragazzi? scimmiotteranno un andamento universitario: faccio un’ora, poi una pausa magari in biblioteca, laddove esiste il personale (tagliato anche questo!) per renderla fruibile, e di nuovo un’altra ora di lezione?

Non esiste personale in esubero per effettuare sostituzioni, non esistono ore a disposizione, grazie ai tagli degli ultimi due anni: troppi insegnanti nelle scuole!!! … e magari qualcuno ci crede.

Ogni scuola risolve a proprio modo il dilemma: qualcuno storna dal fondo d’istituto quanto serve, inventandosi un progetto, liquidando così il piano dell’offerta formativa, peculiarità di ogni istituto, e le proposte di ampliamento programmate, dalle ore pomeridiane migrano al mattino, camuffandosi fra le ore curriculari; altri pensano di puntare sulle ore di permesso, così anche quel docente che è sempre presente, viene invitato a prendersi di tanto in tanto delle ore di permesso per equilibrare i conti, sottraendole alle lezioni che altrimenti avrebbe effettuato; altri ancora proseguono assegnando le ore di eccedenza, noncuranti delle disposizioni ministeriali, con la speranza di inviare richiesta per avere ulteriori acconti, col rischio di aver svolto gratuitamente il servizio e, dopo il danno la beffa per aver osato tanto.

E poi ‘ste ore eccedenti (fino a un massimo di 6 ore settimanali oltre le 18) ai docenti già in servizio nella scuola. Ma perché ingozzare chi già svolge il suo normale servizio? Infatti, nella mia scuola, con il budget assegnatoci per questa voce, si potrebbero concedere circa 80 ore complessive per le eccedenze in un anno (e facendo due conticini su 17.955 ore circa di lezione nell’anno scolastico, per un totale di 21 classi, solo 80 ore sono attribuibili alle eccedenze; ovvero meno di 4 ore per ogni singola classe, per l’intero anno).
In tale calcolo, che tiene conto di indicatori quali: numero di alunni, di classi, di docenti e non so che altro, bisogna starci dentro. Se si supera il tetto di spesa calcolato si è in difetto, significa che i docenti sono assenteisti!

E … i precari, magari, potrebbero svolgere il servizio di tappabuchi? ma no, si stanno già abituando alla fame, perché far venir loro strane idee?

Che dire poi delle uscite didattiche e visite guidate? Sono momenti preziosi ai quali dover rinunciare: se una visita in libreria per svolgervi un laboratorio di lettura, un incontro con l’autore o semplicemente per scegliere insieme il testo di narrativa, significa privare la scuola di un insegnante in più, da dover sostituire (già, perché una classe di 30 alunni o più non può essere accompagnata da un solo docente, come indica la normativa un insegnante ogni 15 alunni per le uscite), allora il caos dilaga.

Figuriamoci poi la prospettiva di una uscita di più giorni (settimana bianca, giro storico artistico letterario e quant’altro) sono da dimenticare. La proposta che riscuote sempre più consensi è sospendere tutte le visite e le uscite guidate programmate.

Infine, cambiando prospettiva e guardando dall’altro mio osservatorio di genitrice si riesce ad incazzarsi anche di più, pensando al diritto all’istruzione negato ai propri figli.

In tutto questo marasma l’alunno dov’è?

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