Scuola di pomeriggio e lezioni fino a fine giugno, ecco perché non compenseranno il tempo di apprendimento perso

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Durante la pandemia Covid-19 gli alunni di tutti i livelli dell’istruzione, dunque, primaria e secondaria, hanno sottratto tempo prezioso per l’apprendimento nella dimensione della didattica in presenza.

Per riguadagnare questo “tempo perso” come, in queste ore, stanno affermando alcuni politici con la compiacenza di alcuni sindacati, il governo italiano (per carità sensibile al benessere formativo delle nuove generazioni… di alcune, per la verità e non di tutte) sta valutando la possibilità di recuperare il “ritardo” educativo (che, naturalmente, come capita sempre in Italia, nessuno ha misurato e che, dunque, nessuno conosce davvero), coinvolgendo, probabilmente, alunni e insegnanti in giorni (forse) di scuola più lunghi (nel pomeriggio? E quando? Con quali mense? Con quali controlli sanitari? In quali locali?) per il resto dell’anno scolastico 2020/2021 e in vacanze scolastiche più brevi per i poveri alunni (dal momento che gli anni 2020 e 2021 sono stati così sereni e piacevoli da non meritare momenti di socialità più adeguata alle reali esigenze delle nuove generazioni).

Si tratta di un approccio efficace?
Ma siamo certi, davvero, che questo approccio possa essere necessariamente il più efficace per risolvere la “perdita di tempo” di apprendimento negli ultimi mesi. E poi, sinceramente, non si comprende affatto in cosa consista questa perdita di tempo e, ancor più, proprio per gli alunni del segmento della “Primaria” l’unico davvero in presenza e l’unico ad avere attivato un reale recupero delle competenze attraverso la poliedricità di norme che hanno introdotto, neppure a dirlo, il PAI e il PIA, per incrementare gli acronimi in una scuola dedita più alle sigle che alle reali esigenze formative dei piccolissimi alunni.
L’impatto che la pandemia ha avuto sul tempo di apprendimento degli alunni in tutto il mondo è senza dubbio reale e misurabile. Tuttavia, la proposta di recuperare il ritardo con giornate scolastiche più lunghe e vacanze scolastiche più brevi potrebbe non essere priva di una serie di problemi sia per gli alunni che per gli insegnanti.

Giorni più lunghi
Durante il pomeriggio di un tipico alunno della scuola primaria, alcuni di appena sei anni, i bambini sperimenteranno, senza ombra di dubbi, stanchezza mentale e mancanza di attenzione, portando a una ridotta capacità di conservare tutte le informazioni che vengono presentate. Ad aggravare questo, gli alunni troppo stanchi mostreranno un maggior numero di interruzioni di attenzione in classe, come dondolarsi sulle sedie, sussurrare ai coetanei e agitarsi. Individualmente questi atteggiamenti sembrano non gravi e, per taluni, degni di attenzione. Tuttavia, anche prima della pandemia, la LLCD (Low-Level Classroom Disruption) è costantemente definita come il problema comportamentale numero uno a tutti i livelli di istruzione. Prolungare la giornata scolastica e l’aspettativa degli alunni di concentrarsi sull’apprendimento scolastico per periodi più lunghi può avere un effetto opposto a quello desiderato. Con un aumento di alunni stanchi e Low-Level Classroom disruption che hanno il potenziale per ridurre i tempi di insegnamento e apprendimento.

Vacanze più brevi
Un’opzione più favorevole rispetto a giornate scolastiche più lunghe potrebbe essere quella di designare un periodo di vacanza scolastica da destinare ad un nuovo o rinnovato periodo di apprendimento. La proposta discutibile di allungare l’anno scolastico al 30 giugno rientra in questa assurda tipologia. Il dibattito sull’accorciamento della pausa estiva è sul tavolo del dibattito politico ormai da molti anni, con attivisti professionisti che ritengono obsolete le motivazioni del “consentire ai bambini di giocare in spiaggia o correre sui monti”, aiutare le famiglie che viaggiano per il mondo in un “Grand Tour”, le “colonie estive”, i “giochi acquatici”, per non ridurre questa lunga vacanza. Tuttavia, gli insegnanti, specie dell’Infanzia e della Primaria, che vivono uno dei carichi di lavoro più elevati al mondo, anche in Italia, dunque, non crediamo proprio che gradiranno  giorni di lavoro extra e, dunque, beneficeranno del maggior carico di lavoro nelle caldissime e invivibili aule scolastiche, senza climatizzatori e, peggio ancora, senza tende per mitigare la calura dei raggi solari, e senza spazi esterni da utilizzare per esperienze laboratoriali stile quelli voluti e proposti da Maria Montessori. Una vera vergogna che, sommata alle altre arretratezze strutturali tipicamente italiane, non farebbe che ulteriormente danneggiare le giovanissime generazioni alle quali sarebbero sottratto un adeguato tempo da dedicare al mare, ai giochi, allo sport (dal momento che le scuole italiane, nella maggior parte dei casi, non dispone neppure delle palestre), agli amici, ai parenti, agli animali.

Gli insegnanti stanno vivendo il più alto livello di stress correlato al lavoro
Gli insegnanti della Primaria svolgono già 22 ore di lavoro scolastico ogni settimana (con le numerose assenze, causa COVID, in molte scuola le sostituzioni, in eccedenza, superano le 5 ore settimanali a docente, portando a quasi trenta ore il servizio), a cui si sommano gli impegni di correzione degli elaborati, oggi assai complesso causa il virus, e di preparazione delle lezioni durante la sera, d’ogni giorno, e nei fine settimana. La conseguenza di ciò è che gli insegnanti stanno vivendo il più alto livello di stress correlato al lavoro in Italia, con il carico di lavoro citato come la principale causa di problemi di ritenzione nella professione di insegnante. Abbreviare le vacanze estive con l’aspettativa che gli insegnanti accettino un carico di lavoro più pesante e l’aumento del rischio per i loro livelli di stress (e di salute, dal momento che sono stati gli unici lavoratori, dopo i sanitari, ad avere giornalmente messo a rischio la loro salute, senza coperture assicurative, forme di gratificazione stipendiale e, peggio ancora, senza riguardo alcuno neppure davanti a casi Covid nelle loro classi) può essere contro-producente per aumentare il tempo dedicato agli apprendimento degli alunni, come dicono in queste ultime ore, della scuola Primaria. Che, poi, sarebbe interessante comprendere perché a recuperare dovrebbero essere gli unici a non avere mai interrotto il loro lavoro, per nessun motivo e nessuna ragione.

Sport, musica e teatro
Saranno necessarie ore extra di sport, musica e teatro per aiutare gli alunni italiani a recuperare ciò che si è perso durante la pandemia; e non aule calde e inadeguate. Bisogna “agire rapidamente” nel prendere accordi con società sportive, teatri, cinema, per l’estate adeguata al futuro delle nuove generazioni.
I bambini sono incredibilmente resistenti ma hanno bisogno di imparare a giocare insieme e di sviluppare le abilità e le competenze sociali necessarie per la vita.

Salute mentale dei bambini
Oltre alla perdita di apprendimento, la salute mentale dei bambini è una delle maggiori preoccupazioni della pandemia Covid-19.
Non serve solo l’aggiunta di ore extra di studio, devono essere prese in considerazione le esigenze più ampie dei bambini.
È necessario pensare all’ extra non solo per l’apprendimento, ma per i bambini, per il loro stare insieme, per il loro giocare, per il loro impegno nello sport competitivo, per la musica, per il teatro perché queste sono aree critiche che sono state perse nel loro sviluppo.
Dobbiamo intervenire per sostenere i bambini in alcune di queste aree critiche dell’apprendimento e per farlo non è necessario solo scuola. Serve tutto quello che è e rimane ancora chiuso, di cui bisogna progettare la riapertura.

Un anno più disteso e lungo ma meno serrato per l’a.s. 2021-2022
L’impatto della pandemia si ripercuoterà nelle scuole negli anni a venire solo se non saremo in grado di intervenire, gradualmente, nei prossimi anni.
Serve un piano a lungo termine, con scuole in grado di abbracciare l’innovazione con una tecnologia davvero presente nelle classi (ci sono ancora aule senza LIM nonostante i piani di intervento dello scorso anno). E serve un anno scolastico più disteso e lungo ma meno serrato per il prossimo anno scolastico. Più lungo sì, ma anche con maggiori pause, più corpose sospensioni finalizzate a creare momenti per ripartire con una maggiore efficacia. Serve una scuola aperta al territorio, alle agenzie culturali, allo sport e alla musica, al teatro e al giornalismo, ai viaggi e agli scambi internazionali di esperienza. Se si pensa di formare le nuove generazioni aumentando, solo quantitativamente, i giorni di lezione si è persa l’occasione storica di fornire un’adeguata risposta a questa imponente crisi culturale pandemica.

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