Scuola d’estate, Ruscica (Snadir): “Perché non utilizzare quelle risorse per assumere i docenti precari o ridurre il numero di alunni per classe?”

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Fra gli scettici al piano scuola d’estate 2021 c’è anche Orazio Ruscica, segretario nazionale dello Snadir. Il sindacalista, infatti, è intervenuto per riflettere sulle questioni poco chiare, a suo modo di vedere, che riguardano il progetto di recupero e potenziamento dei mesi estivi, immaginando di poter utilizzare le risorse stanziate per altre emergenze della scuola, come quella degli organici o delle classi pollaio.

Le indicazioni fornite, al momento, sono molto generiche, ma a una prima lettura si possono evidenziare alcuni punti non del tutto chiari. Occorre anzitutto precisare che la novità vera dei 500 milioni finanziati sono i 150 milioni da assegnare alle scuole in base alla popolazione scolastica, (18.000 euro circa per ogni scuola). Il resto delle somme (i 320 milioni e gli altri 40 milioni) sono fondi già previsti dai PON e dalla legge 440“, spiega Orazio Ruscica.

Si chiede, per esempio, prosegue Ruscica, alla Scuola di operare con ‘modalità innovative, sguardi plurimi, apporti differenziati’ e ci si dimentica che quotidianamente ogni Scuola e ogni singolo docente opera con sguardo plurimo, con apporti differenziati e in modalità innovative e spesso a proprie spese, non solo economiche, ma di tempo offerto volontariamente per il bene di tutti gli studenti e le studentesse, raramente con compensi adeguati”.

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Secondo il numero uno dello Snadir, “in questi mesi docenti e studenti  hanno operato in situazioni di estremo disagio utilizzando  propri strumenti e proprie risorse per poter affrontare la DAD in favore di una didattica che non si è mai veramente fermata e cercando di rendere visibile anche quel minimo di socializzazione che altrimenti sarebbe andato perso“. E soprattuto “nessun docente si è risparmiato. Le scuole dell’infanzia e del primo ciclo hanno ripreso le attività in presenza dal mese di settembre in tutto il Paese e le scuole secondarie di secondo grado non hanno mai interrotto l’attività didattica, anche se a distanza“.

Altri aspetti che non convincono Ruscica riguardano i tempi strettissimi per approvare dai Collegi docenti tali iniziative, “senza quel necessario lasso di tempo per un adeguato approfondimento”.

Inoltre, “non è chiaro poi quale possa essere il ruolo degli insegnanti coinvolti in forma volontaria nel progetto: devono insegnare, fare recuperi o identificarsi come animatori? Oppure devono essere “accoglienti” in un nuovo ruolo di babysitteraggio? Si tratta di una continuità del tempo scuola da far digerire alla stragrande maggioranza delle ragazze e dei ragazzi stanchi e demotivati da ormai due anni di didattica a singhiozzo? E lì dove non si ha la fortuna di avere spazi aperti (pensiamo alle grandi città, ove le scuole sono imbottigliate tra il cemento), le attività si svolgeranno al chiuso di un’aula con una temperatura esterna e interna insostenibile, anche dal punto della sicurezza?

Per tutti questi dubbi, Orazio Ruscica di chiede: “perché arrovellarsi per trovare soluzioni straordinarie e difficilmente attuabili quando si potrebbero utilizzare le risorse previste per un piano di adeguamento alle strutture scolastiche o per assumere i precari che servirebbero a coprire tutti i posti dell’organico al fine di assicurare le attività didattiche o ancora per diminuire il numero degli alunni per classe?

Insomma, conclude, perché non correggere le storture esistenti nel sistema attuale invece di mettere in piedi nuovi pretesti per continuare a ignorarle?

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