Scuola d’estate, Granato: aule inadatte e senza climatizzatori. Quali famiglie manderebbero i figli a trascorrervi le ferie?

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“Forse a titolo di risarcimento per tutte le chiusure imposte alla scuola , Bianchi ha inventato un piano estivo suddiviso in tre fasi che getta inutilmente scompiglio nelle scuole dopo un anno in cui i governi che si sono susseguiti non sono stati in grado di garantire continuità e qualità all’offerta formativa, facendo della chiusura delle scuole lo strumento principe del contenimento della pandemia in corso”

Duro il commento della senatrice Binaca Laura Granato di Alternativa c’è.

“Come al solito – prosegue Granato – sulla scuola italiana si calano dall’alto progetti insostenibili e inutili facendo i conti senza l’oste. Le scuole, il cui personale ATA è ridotto all’osso, adesso dovrebbero occuparsi di come impegnare durante l’estate gli studenti. Sarebbe una lodevole iniziativa se veramente l’obiettivo perseguito fosse quello di recuperare la formazione perduta”.
Ma, secondo la senatrice, “in realtà l’impegno estivo previsto dal Piano Bianchi nulla ha a che fare col recupero dei gap formativi accumulati durante l’anno scolastico.
Le scuole superiori sono state le grandi penalizzate dalle chiusure, ma nel piano Bianchi si pensa solo all’intrattenimento. Infatti le tre fasi in cui è suddiviso parlano solo di laboratori, di arte e musica, di orientamento, di sostegno psicologico, di attività socio-assistenziali con la collaborazione delle associazioni del terzo settore”.

Perché – aggiunge -“non si parla di ore di matematica, fisica, italiano, latino, storia e filosofia, scienze, etc.. Quelle sono hard skills!!!! Le scuole ormai possono dispensare solo contenuti in pillole in funzione di un saper operare generico in un contesto civico”.

“Qualunque persona di buonsenso – sottolinea – capisce che attraverso attività di orientamento o sostegno psicologico non si potranno acquisire abilità di problem solving, di traduzione, di comprensione e di analisi di testi di più tipologie, di produzione scritta .
Trovo inedito che un ministro che si dovrebbe occupare di pubblica istruzione chieda ai docenti e al personale scolastico di impegnarsi in estate in attività che nulla hanno a che vedere con l’istruzione, ma piuttosto sarebbero appannaggio delle politiche sociali o delle politiche della famiglia. Facciamo pure tutti i progetti ludico ricreativi e di supporto psicologico che riteniamo utili in estate ma non chiamiamoli “scuola”, per cortesia!”.

“Vogliamo parlare del nostro patrimonio immobiliare scolastico ? – si chiede la senatrice – Abbiamo tante scuole soprattutto al sud prive di spazi esterni e di palestre, o che si avvalgono a turno dei medesimi locali per attività non didattiche. Le aule sono notoriamente prive di impianti di climatizzazione e sono inadatte a svolgere attività extra scolastiche. Quali famiglie potrebbero trovarle idonee a farvici trascorrere le ferie ai propri figli?
Abbiamo un personale ATA ridotto all’osso e in buona parte precario, che dovrebbe istruire progetti ludico ricreativi in un periodo che deve essere impiegato per le incombenze di chiusura anno scolastico, abbiamo i coordinatori didattici che se per un anno di surplus di lavoro hanno ricevuto 1000 euro è un miracolo”.

“Ritengo – conclude –  che se si vuol dare supporto psicologico e ricreativo ai ragazzi bisognerebbe invece prevedere la possibilità di utilizzo di strutture ricettive per garantire attività estive in ambienti adatti, che purtroppo oggi non sono le scuole.
A ognuno il suo lavoro. Questo non è lavoro per le scuole e per il personale scolastico! Questa flessibilità da scuola azienda che converte le sue attività a seconda delle stagioni con lo stesso personale è l’ennesimo insulto alla funzione costituzionale della scuola e ai professionisti che vi operano.
Lasciamo siano gli enti locali ad attivare i campus estivi attraverso i servizi sociali appoggiandosi alle associazioni del terzo settore!
Se si vogliono veramente recuperare i gap formativi bisogna aumentare la spesa corrente in campo di istruzione. Ma la verità che si cela dietro questa operazione è un’altra: si toglie la scuola e la si sostituisce con il tempo scuola (ovvero il tempo trascorso a scuola), per trasformare surrettiziamente una funzione costituzionale in un servizio a domanda individuale, lasciando intendere che l’uno valga l’altro: si tolgono diritti e si concedono servizi!”.

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