Scuola dell’infanzia statale: petizione di sensibilizzazione

di redazione
ipsef

Un gruppo costituito di Insegnanti di Scuola dell'Infanzia

Un gruppo costituito di Insegnanti di Scuola dell'Infanzia

PROPONE CHE

1. la scuola dell'Infanzia non venga inserita nelle deleghe al Governo come prevede l'art. 22 del Ddl 2994;
2. la scuola dell'Infanzia resti scuola statale nella gestione e nei finanziamenti;
3. venga esteso l'obbligo scolastico alla scuola dell'Infanzia;
4. l'età di frequenza dei bambini di tale grado sia 3/6 anni;
5. il tempo scuola non superi le 40 ore settimanali;
6. al fine di ottimizzare l'insegnamento personalizzato, venga abbassato il numero di bambini per sezione, nel rispetto del rapporto spazio/numero persone previsto dalle vigenti leggi;
7. venga istituito il ruolo unico docenza;
8. vengano aboliti gli albi territoriali e si mantenga la titolarità di cattedra;
9. il reclutamento avvenga tramite scorrimento di graduatoria;
10. la nomina dei supplenti per assenza dei docenti avvenga fin dal primo giorno;
11. i criteri e le tematiche della formazione in servizio siano deliberate dal Collegio dei docenti;
12. venga ampliato l'organico ATA essenziale in questo ordine di scuola;
13. inserimento della scuola dell'infanzia nel potenziamento dei posti dal primo settembre 2015, come previsto dall'art. 10 comma 1 del Ddl per gli altri ordini e gradi di scuola.

Gli/le insegnanti delle scuole dell'Infanzia dopo un'attenta lettura del DdL 2994 hanno strutturato la proposta di cui sopra, ritenendo che ci sia alla base dello stesso un alterato principio di autonomia, che delinea nell'intero documento uno scenario di competizione e divisione. La scuola non può e non deve accogliere tali caratteristiche. L'ambiente scolastico deve essere strutturato come comunità educante dove ognuno è libero di esprimere pensieri e opinioni, senza temere alcuna ritorsione.La relazione educativa, che include ogni membro della comunità scolastica, non deve essere piramidale e autoritaria, pur necessitando di regole e ruoli, non può che essere paritetica.

Gli insegnanti non hanno bisogno di premi al merito, magari avvertono la necessità di ambienti, strumenti idonei, di finanziamenti maggiori per la cultura come avviene nelle altre nazioni e, ci permettiamo, di stipendi adeguati per tutti, sottolineando il blocco pluriennale del contratto.

Ci è stato fatto notare che gli insegnanti non sono tutti uguali: vero, ma, frequentando ogni giorno la scuola, riteniamo che sia inconcepibile soltanto l'idea dell'esistenza dell'insegnante nullafacente. Non si può vivere serenamente in una classe, anzi, non si vive affatto se non si riesce a catturare l'interesse dei ragazzi lavorando e aggiornandosi per sollecitare
la curiosità dei bambini verso le nuove conoscenze.

Ammettendo per un attimo che possano esserci degli insegnanti poco attenti, finanche disattenti ai doveri professionali, qual è il motivo che spinge il legislatore a creare uno stato di "guerriglia" interna? La valutazione dei docenti è il motivo che lo ha portato a pensare al preside-sindaco? Qualora si delineasse la necessità di effettuarla, potrebbero essere utilizzati gli ispettori, agenti esterni e super partes.
Non dimentichiamo però che gli insegnanti sono lavoratori che sono stati abbondantemente valutati: esami, laurea/e, specializzazioni, master, perfezionamenti e concorsi, tutto questo è stato superato senza merito?
Quale altro settore pubblico presenta le caratteristiche che il DdL vuole applicare agli insegnanti, sia per la valutazione sia per i trasferimenti?

L'istituzione scolastica è COMUNITA' EDUCANTE dove si esplica l'attività di formazione in modo cooperativo e collaborativo, per questo il dirigente scolastico deve restare PRIMUS INTER PARES, responsabile in solido con l'intero gruppo docente.

Fatto grave è che nel DdL 2994 sia assente un grado scolastico: la scuola dell'Infanzia. Per correttezza dovremmo parlare di una presenza occulta, infatti nell'Art. 22 del testo licenziato dalla Camera si dice che il Governo avrà delega entro diciotto mesi dall'entrata in vigore della legge, per regolare e definire la nuova identità della scuola dell'Infanzia, inserendola nel Sistema integrato 0-6. Ci domandiamo il motivo che lega il futuro della scuola dell'Infanzia ad una delega in bianco? Chi avrà il compito di stabilirlo e chi potrà controbattere? Presumibilmente lo stabilirà un gruppo ristretto di persone e nessuno potrà dissentire.

L'asilo nido ha un valore educativo, tanto che riteniamo che sia corretto il superamento della domanda individuale e la generalizzazione, come d'altra parte si auspica per la scuola dell'Infanzia, si dovrebbe però parlare di un sistema integrato 0-14 e non 0-6, altrimenti la scuola che accoglie il bambino/a da 0 a 6 anni sarebbe ancor di più considerata mero servizio sociale, piuttosto che ambiente educativo.

Chiediamo di rendere obbligatoria la scuola dell'infanzia, considerata l'importanza che essa ricopre per lo sviluppo e l'acquisizione di identità, autonomia, competenze cognitive, linguistiche, logiche, motorie, grafiche, sociali, di avvio alla cittadinanza e relative all' inclusione di alunni stranieri e diversamente abili. Attraverso l'obbligo scolastico tutti i bambini acquisirebbero una maggiore capacità relazionale vivendo in un ambiente di socializzazione secondaria adeguato alla loro fascia di età e ai loro tempi di sviluppo, diversi nell'ordine di mesi come specifica la psicologia dell'età evolutiva.

Il sistema integrato 0-14 deve essere totalmente PUBBLICO e STATALE se vogliamo riconoscere la piena titolarità educativa ai professionisti ed equità formativa ai discenti.
Soltanto dando valore istituzionale e sociale a tale professionalità e percorso educativo, si riconoscerebbe l'importanza delle conoscenze di base, elementi indispensabili per imparare a leggere, scrivere, far di conto e a diventare adulti responsabili e cittadini consapevoli.

Gruppo di insegnanti per una  VERA BUONA SCUOLA dell'Infanzia

La petizione

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