Scuola dell’infanzia ha 50 anni ma assunzioni in alto mare. Anief: si riaprano GaE

di redazione
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La scuola dell’Infanzia compie cinquant’anni: per focalizzare e celebrare l’evento, che cade nel mese di marzo, il Ministero dell’Istruzione con la Nota n. 483 – avente per oggetto “Iniziative per ricordare cinquant’anni di storia della scuola dell’infanzia italiana e l’istituzione della scuola materna statale (Legge 18 marzo 1968, n. 444)” – ha comunicato agli Uffici scolastici regionali l’opportunità di organizzare in ogni capoluogo di Regione un seminario culturale e pedagogico nella settimana compresa tra il 17 e il 24 marzo.

Al seminario – tenuto da relatori esperti di pedagogia dell’infanzia, dirigenti tecnici, dirigenti scolastici, insegnanti, membri dei gruppi di lavoro del Miur e rappresentanti dell’amministrazione centrale – dovrebbe partecipare una delegazione per ogni scuola statale e paritaria dell’infanzia della Regione.

Durante gli incontri, verrà ricostruita la storia della scuola dell’infanzia e si potrà riflettere su una serie di temi: la dimensione interculturale e plurilingue; la qualità dei contesti educativi; la continuità educativa verso i servizi educativi (“zerosei”); le potenzialità delle bambine e dei bambini così come sono studiate dalle scienze cognitive; le indicazioni per il curricolo. Nel corso dell’incontro, inoltre, si dovrebbero fornire informazioni sulle ipotesi di attività di formazione, previste nell’ambito del Piano Nazionale di Formazione Docenti per il 2018, relativamente a alla continuità educativa verso i servizi educativi; figure di coordinamento e opportunità di sviluppo professionale. Oltre al seminario organizzato dall’USR, sarà possibile dar vita ad eventi formativi organizzati a livello locale, in modo da coinvolgere altri soggetti. I partecipanti al Seminario, infine, potrebbero assumere la funzione di “Ambasciatori”, al fine di informare sul Seminario medesimo e confrontarsi sulle tematiche discusse all’interno dei propri collegi dei docenti.

Al di là di formalismi e delle celebrazioni, tuttavia, il trattamento che l’amministrazione continua a riservare alla scuola dell’infanzia rimane legata ad un’alta dose di trascuratezza. È notizia di questi giorni che sono stati persi quasi mille compiti in Friuli relativi all’ultimo concorso bandito nel 2016; nel frattempo, molti vincitori del “concorsone” attendono dal 2012 una cattedra o sono stati costretti a cambiare regione; poi vi sono circa 6 mila maestri precari con diploma magistrale, in larga parte donne, che superano l’anno di prova ma ora saranno licenziati per via della discutibilissima sentenza dell’Adunanza plenaria di fine 2017. E che dire dei laureati in Scienze della Formazione Primaria che devono ricorrere anche loro al giudice per essere assunti perché, allo stesso modo, le porte delle GaE rimangono sbarrate?

“Eppure – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – la maggior parte di loro opera da anni e anni nella scuola. E quando si parla di scarsa preparazione non si conosce la realtà: il loro vero status è quello di precari storici sfruttati da anni. In tribunale abbiamo difeso entrambe le categorie: l’apertura delle GaE del 2012, solo per fare un esempio, fu proprio dedicata agli abilitati in Scienze della formazione primaria. Abbiamo anche cercato in tutti i modi di trovare una soluzione nella manovra di fine Governo, attraverso degli emendamenti specifici al disegno di legge 2960, chiedendo la loro stabilizzazione”.

“La verità – incalza il sindacalista Anief-Cisal – è che la riforma sul percorso 0-6 anni prevista dalla Buona Scuola, completata dal decreto legislativo numero 65 dell’aprile scorso, cambia poco in tema di organici, ordinamenti, potenziamento, obbligo scolastico, con la proposta Anief di anticipare la scuola a 5 anni di età con un anno ponte infanzia-primaria colpevolmente ignorata: tutti passaggi fondamentali per elevare la qualità del settore, ma sistematicamente trattati in modo superficiale e con la logica del risparmio ad oltranza. Basti pensare che i docenti dell’infanzia sono gli unici per i quali non è stata prevista l’immissione in ruolo attraverso il piano straordinario della Legge 107/2015 e nemmeno il potenziamento all’interno degli istituti, se si eccettua la “farsa” dei mille posti concessi a fine legislatura, solo qualche giorno fa, peraltro a discapito degli altrettanti posti inizialmente conferiti alla scuola secondaria. Per non parlare delle norme sui vaccini obbligatori che rischiano di svuotare le classi”.

“Ora il Ministero dell’Istruzione – continua Pacifico – invita a parlarne con gli esperti e nei Collegi dei docenti: riteniamo che non ci si debba fermare alla teoria, ma che in quelle sedi si abbia coraggio di affrontare soprattutto le tematiche che vertono su questa ennesima occasione mancata di rilancio del primo ciclo scolastico. Noi, come Anief, ne parleremo in piazza il prossimo 23 marzo a Roma, davanti al Parlamento, nel giorno dello sciopero proclamato anche per sensibilizzare i nuovi parlamentari ad occuparsi di una scuola dell’infanzia rimasta a raccogliere le briciole di una riforma sbagliata dall’inizio alla fine. La speranza è che si volti pagina: oggi più che mai, serve una norma le GaE. Nel frattempo, continua la battaglia dei ricorsi in tribunale”.

Per quanto attiene ai maestri vincitori del concorso che attendono dal 2012 una cattedra o che lo hanno vinto nel 2016 e sono stati costretti a cambiare regione, Anief fornisce assistenza legale, poiché la legge consentiva di chiedere un’altra regione a seguito della scomparsa dei posti. Il sindacato ricorda che vi sono anche buone notizie a seguito dell’ Ordinanza n. 624 del Consiglio di Stato che ha accolto l’appello patrocinato dall’Anief.

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