Gruppo di Firenze: sì a merito, no a riforma superiori 4 anni

di redazione
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red – Il "Gruppo di Firenze" ci ha inviato un dossier, con il quale si vuol dare un contributo alla consultazione sulla scuola avviata dal neo segretario del Partito Democratico.

red – Il "Gruppo di Firenze" ci ha inviato un dossier, con il quale si vuol dare un contributo alla consultazione sulla scuola avviata dal neo segretario del Partito Democratico.

Gli argomenti proposti:

Merito, valutazione e “carriera” dei docenti. È improbabile che premiare i migliori insegnanti migliori la scuola. Meglio alzare la media intervenendo su quelli non adeguati e investire le risorse disponibili per creare i nuovi ruoli indispensabili al governo delle scuole autonome.

Garantire nelle scuole un clima di serietà, di impegno, di rispetto delle regole, come condizione indispensabile per l’apprendimento. Lo conferma anche l’Ocse nel commentare i risultati dell’indagine PISA.

Assicurare la correttezza degli esami è un preciso dovere dello Stato, regolarmente disatteso nonostante gli appelli del mondo della scuola.

Per l’integrazione dei ragazzi stranieri, meno ideologia e più buon senso: per seguire le lezioni bisogna conoscere la lingua. Quasi tutti i paesi europei hanno una varietà di approcci al problema della lingua, da noi vige il dogma del “tutti in classe sempre e comunque”.

Per i “bisogni educativi speciali” (BES) meno burocrazia e più servizi alla didattica.

Formazione professionale:

  • La formazione professionale deve diventare ovunque una scelta di pari dignità dopo la scuola media, per rispettare i diversi talenti e abbattere l’insuccesso scolastico.
  • Creare corsi triennali professionali (arte applicata) nei licei artistici. Una proposta che ha già raccolto numerosi consensi.
  • In prospettiva unificare istituti professionali e formazione professionale. Sia gli uni che l’altra sono attualmente inadeguati per qualità e quantità. Unificandoli si ottimizzerebbero le risorse e si costruirebbe un canale formativo di grande importanza.

L’aggiornamento – diritto ma anche dovere professionale degli insegnanti – dovrebbe essere basato soprattutto sul confronto di esperienze fra pari con il metodo seminariale, anche per valorizzare le tante competenze “sommerse” presenti nella scuola.

Indicazioni nazionali o programmi? Tra rigide prescrizioni e “fai da te”, un’impostazione che contemperi l’autonomia professionale e delle scuole con l’esigenza di assicurare la trasmissione del canone culturale.

Governo delle scuole autonome e stato giuridico: proposte.

Invece di eliminare le ripetenze, organizzare le scuole superiori “per livelli” nelle diverse materie, anziché per classi.

Orario di cattedra e stress professionale. I luoghi comuni sull’insegnamento vengono fatti propri da molti politici e impediscono di vedere le conseguenze, anche patologiche, della fatica e dello stress.

Una riforma da non fare: la riduzione a 4 anni delle superiori.

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