La scuola del futuro è già realtà. Quale pedagogia ed architettura?

di Lalla
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Marco Barone – Il Decreto Ministeriale del 18 dicembre 1975 che determina lo status dell’attuale edilizia scolastica è destinato ad essere superato. E’ cambiata la società, le norme concepite per un tempo oggi non più vigente non possono che perire. Ma sarà un passaggio di consegne graduale ed in Italia i primi segnali già ci sono.

Marco Barone – Il Decreto Ministeriale del 18 dicembre 1975 che determina lo status dell’attuale edilizia scolastica è destinato ad essere superato. E’ cambiata la società, le norme concepite per un tempo oggi non più vigente non possono che perire. Ma sarà un passaggio di consegne graduale ed in Italia i primi segnali già ci sono.

Questo è il caso di una scuola di Roma, la Romanina, che dovrebbe essere operativa dal prossimo anno scolastico, ove si segnalano sedici aule collocate lungo un unico asse dove sono distribuiti tutti gli spazi comuni, una mensa flessibile, con pareti mobili per diventare uno spazio multiuso, le scale possono diventare vere e proprie gradinate per rappresentazioni teatrali ma anche lezioni collettive.

Il ruolo dell’architettura è fondamentale e sarà nettamente condizionata dalla pedagogia moderna o sarà la pedagogia moderna ad essere condizionata dall’architettura? Oppure semplicemente si realizzerà una simbiosi.

In quale direzione sembra correre la pedagogia? Flessibilità, competenze, individualizzazione, collaborazione e autoresponsabilizzazione dello studente.

Scompariranno gli zaini, i muri divisori tra le classi, i quaderni, i libri,le penne, mentre i tablet e computer, registro elettronico, classe virtuale, tutorial on line, video e audio didattici, saranno la normalità, un giorno, anche in Italia.

Sì perché il modello di scuola che si vuole emulare, e che è stato studiato anche dall’Indire, è quello del Nord Europa, quello danese e svedese.

Il caso esemplare è rappresentato dalla scuola di Hellerup, nata dal progetto The School of the Future” (SKUB), un programma che ha portato,appunto, alla costruzione dell’Hellerup School nel 2002, una scuola a pianta quasi totalmente aperta dove gli spazi sono flessibili e una grande scala attraversa in verticale i piani della scuola, dove le scale possono diventare gradinate, come accaduto alla Romanina, dove lo spazio è flessibile e pronto ad essere organizzato e riorganizzato in base alle necessità emergenti.

Ogni studente avrà un proprio piano di studi personale, avranno anche un portfolio che raccoglie i lavori svolti nel corso del tempo, la mattina il docente si riunisce con il suo gruppo di alunni in quella che è definita la “home-base”, una sorta di esagono, per qualche minuto, dopo aver concordato le attività da svolgere nelle ore successive, gli studenti saranno liberi di studiare e di svolgere i compiti dove meglio credono, ma sempre all’interno della scuola "aperta".

Gli altri modelli proposti sono quelli già in corso dagli anni ’60 in Olanda, come le classi a forma di L, oppure piccoli gruppi di aule che ruotano intorno ad uno spazio comune, ciò per favorire l’interazione immediata tra le varie classi.

Insomma la scuola è in movimento, l’architettura avrà un ruolo centrale e di grande responsabilità sociale, saranno i luoghi a formare l’individuo? Saranno gli spazi a plasmare la società? Quale socializzazione reale nella scuola? Quale comunità? E con l’inevitabile invasione della tecnologia l’individuo saprà ancora impugnare una penna e scrivere a mano?

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