Scuola, crisi passeggera? I problemi non si risolvono adattandosi. Lettera

WhatsApp
Telegram

Questa lettera vuole essere un momento di riflessione comune sui disagi che stiamo attraversando.

Ormai la professione docente è costantemente umiliata, ci dicono di resistere perché è un momento di passaggio, durante questo periodo ci viene chiesto di:

Accogliere alunni di altre classi perché non si possono nominare più i docenti per le sostituzioni di breve periodo, la supplentite, definita come una malattia, era un sistema organizzativo perfettamente funzionante per tutti, ovvio che gli approfittatori vanno smascherati ma non ledendo i diritti altrui, secondo me.

Svolgere il nostro lavoro senza l’insegnante di sostegno, pur avendo alunni certificati in classe che “avrebbero” diritto ad avere la copertura delle ore certificate, ricordiamoci che lo stesso diritto appartiene anche ai compagni di classe e agli stessi docenti che hanno il dovere di garantire un servizio adeguato per tutti gli alunni.

Imparare ad utilizzare la fotocopiatrice, non andare in bagno, (ovviamente non ci viene chiesto esplicitamente ma tant’è, non possiamo lasciare la classe scoperta), guardarsi le circolari nel raccoglitore, perché il personale non è sufficiente, non c’è neanche per le emergenze, figurarsi per consentirci di uscire un minuto o per portarci le circolari. Nessuno può venire in classe, dobbiamo arrangiarci.

Portare il materiale da casa: lettori audio, casse per ascoltare la musica, stampanti… quando va bene i genitori ne fanno dono alla scuola e passa anche come se fosse un regalo alla maestra! Anche i gessi per la lavagna e la ormai tristemente nota carta igienica…

In tutto questo dobbiamo provare a non far mancare nulla ai ragazzi e sappiamo bene che, soprattutto noi maestri, in questo siamo specialisti, anche a discapito della nostra stessa salute. Tenere duro, resistere, mantenere la calma può andare bene per un periodo, in una fase difficile, in un momento di crisi, ma questo scenario sta diventando la norma.

Come docente sento il dovere di comunicare il mio profondo disagio a tutte le parti coinvolte nel processo educativo degli alunni appartenenti a questo periodo storico, a cui vengono negati il diritto allo studio ma anche alle cure minime, basilari.

La scuola non è più, da troppo tempo ormai, un luogo sicuro dove stare, probabilmente anche perché da troppo tempo proviamo a metterci le toppe, finendo per legittimare ciò che legittimo non è, prendendocela con chi è meno disponibile, solo perché non intende adattarsi e arrendersi ad uno scenario sempre più consolidato, come se la disponibilità richiesta e l’arte d’arrangiarsi fossero lecite e dovute.

Invece di litigare tra di noi dovremmo fare fronte comune per pretendere da chi di dovere le soluzioni adeguate.

Non abbiamo più le compresenze, il tempo pieno, ma possiamo ancora peggiorare, stiamo andando verso l’eliminazione dell’insegnante di sostegno, del docente d’inglese specialista, di alternativa, … ma in compenso ci sono mille progetti da vagliare per migliorare le proposte formative, non travate che sia contraddittorio?

Io penso sia scontato che ogni docente debba essere preparato per affrontare le difficoltà che presentano i bambini di oggi e che l’alunno con handicap non debba essere un’esclusiva del docente di sostegno, solo che la nostra abitudine a non approfondire le questioni non ci fa riflettere adeguatamente e lasciamo che chiunque possa dire la propria su argomenti intoccabili.

La 104/92 parla già del docente di sostegno come un insegnante che lavora su tutta la classe,come altrettanto bene definisce il ruolo degli altri docenti rispetto all’alunno con handicap. Invito tutti ad andare a leggere questa legge, scritta davvero bene, non dimentica nessuno e usa parole giuste e appropriate, partendo dal titolo. Usa la parola integrazione che etimologicamente proviene da integro, prendo te interamente come sei, entro in relazione con te, mentre inclusione, questo termine così tanto di moda, proviene da in-cludere, mettere all’interno, inserire qualcuno in un gruppo, di chi? Di persone sane? A me non piace, preferisco integrazione, lo trovo più civile.

Io penso che dovremmo unire le forze per consentire ai nostri ragazzi di vivere il proprio tempo nella maniera migliore possibile, in questo momento non è così, dovremmo perlomeno provare a fare tutto ciò che è in nostro potere per riuscire a garantirgli il minimo indispensabile, quantomeno la certezza di non essere in pericolo, in un luogo, la Scuola, dove per antonomasia ci si prende cura di loro. Ma davvero dobbiamo credere che non sia colpa di nessuno?

Continuando ad affrontare i problemi in questo modo, senza più scandalizzarci, qualunque cosa accada, viene da pensare che probabilmente una parte di responsabilità è nostra. Abbiamo il dovere morale e professionale di denunciare le condizioni in cui siamo costretti a svolgere il nostro lavoro (quando ci riusciamo), per questo invito tutti noi a parlarne, chiedendo che il nostro appello diventi un modo per mettere fine a questa incresciosa situazione, come educatori, come adulti responsabili della crescita idonea dei nostri ragazzi, il loro diritto alla cura e all’istruzione va esperito adesso, non c’è più tempo da perdere, se non ce ne occuperemo nella maniera opportuna non avremo svolto correttamente il nostro dovere.

Gaia Colosimo

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur