Scuola come caserma, vige il “nonnismo”! Lettera

di redazione
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Domani, mercoledì 8 Agosto, a Latina, si svolgeranno le operazioni di immissione in ruolo a seguito del Concorso 2016. La convocazione si terrà presso la sede del Liceo Scientifico “G.B. Grassi” di Latina, in Via Padre S. Agostino, n° 8.

Insomma, domani, dopo lunghi anni di gavetta professionale, dopo contratti a tempo determinato che duravano anche una sola settimana o quindici giorni al massimo, dopo gli spezzoni di ore prese per sopravvivere, dopo anni di precariato, di studio e aggiornamento continuo, dopo l’abilitazione, le supplenze, i sacrifici, le sostituzioni e una vita vissuta alla giornata, finalmente, forse, come ultima tappa di un calvario infinito, per molti colleghi insegnanti, ci sarà la tanto sospirata immissione in ruolo di un altro consistente gruppo di docenti di Lettere del Lazio. Si tratta d’insegnanti che hanno vinto il Concorso del 2016, sia per le scuole medie (secondaria di I grado), che per le superiori (secondaria di II grado). Auguri!

Dello stesso argomento avevo già scritto lo scorso anno, proprio dalle colonne di Orizzonte Scuola, per segnalare, però, le disfunzioni organizzative che, a Latina, avevano costretto i funzionari preposti e tutti i docenti a vivere ore allucinanti di attesa, caldo, umiliazione. Ma quest’anno le cose sono cambiate e, a quanto pare, domani, non dovrebbero riviversi le stesse atroci modalità della volta passata. E’ già una buona cosa.

Però, c’è un però. Quale scuola vogliamo per il domani? Lo chiedo a tutti i colleghi professori e a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno responsabilità nel mondo della scuola. Mi rivolgo ai vertici del Ministero fino ad arrivare al singolo studente. Perché questa è la domanda che conta. Una scuola che voglia creare una cittadinanza consapevole e cosciente, capace di conoscere e ricercare, di avere spirito critico e umiltà d’apprendimento, di saper utilizzare i propri talenti e le proprie attitudini, necessita di un modello scolastico in grado di ricalcare un tale orizzonte dando segnali inequivocabili di essere un esempio e di esprimere la forza dell’esempio. Invece, si ha la percezione che i nuovi immessi in ruolo siano già considerati insegnanti di serie B. Come se dovessero fare ancora la gavetta, come se fossero alle prime armi. Insomma, quando ho svolto il servizio militare di leva, in caserma, noi chiamavamo tale atteggiamento con il nome di “nonnismo”.

Perché scrivo questo? Perché, ad esempio, si ha la netta sensazione che gli Istituti presenti nella lista delle cattedre disponibili a Roma e nelle province del Lazio, cioè nel prospetto dell’organico reso noto, non vi sia l’elenco completo di tutti i posti davvero disponibili. Si ha la percezione che, anche se legittimamente, alcune scuole, a cominciare dal centro di Roma e dall’ambito n° 1, non siano state messe in ruolo. Legittimo. Si fa così, dicono. Niente di anomalo. Tutto regolare. Nulla quaestio. Va bene. A mio parere, ma qualcuno potrebbe essere in disaccordo con il sottoscritto, non esistono scuole di serie e scuole di serie B, ma perché – ad esempio – in tutto l’ambito 1, a Roma, per le scuole secondarie superiori, non risultano tutte le scuole in cui vi è disponibilità di cattedra? Vogliamo far tornare indietro i vincitori di concorso a dieci o dodici anni fa? Vogliamo farli ricominciare daccapo? Perché sono dieci o dodici anni che i vincitori del Concorso 2016 stanno facendo la gavetta e hanno accumulato tanta di quella esperienza da poter essere esonerati, per assurdo, anche dall’anno di prova. Insomma, l’altra percezione è che si stiano incanalando i docenti della A012 verso un altro calvario. Personalmente, ho 45 anni e non 25, la mia gavetta l’ho fatta e tantissimi miei colleghi sono nelle mie stesse condizioni. Che facciamo? La scuola di chi si alza prima si veste? E’ questa la scuola che vogliamo? E’ questo l’esempio che si vuol dare?

Lo so, i posti disponibili per il ruolo, e che troveremo domani a Latina nell’elenco da cui dovremo scegliere la nostra sorte, sono meno di quelli effettivamente liberi ed è il MIUR a indicare quali assegnare a ruolo. Questa è la regola. Quindi, la scelta è del MIUR. Tutto giusto. Tutto legittimo. Nulla quaestio.

Pier Paolo SEGNERI

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