La scuola è un bene di tutti! Convegno “La famiglia per la scuola del futuro: autonomia e parità”

di redazione
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Anna Monia Alfieri, presidente Fidae Lombardia – La scuola è un bene di tutti! Se ne siamo realmente convinti, allora ne deve seguire necessariamente da parte di tutti un coinvolgimento. E chi sono questi “tutti”, se non Famiglia, Scuola e Societas?

Anna Monia Alfieri, presidente Fidae Lombardia – La scuola è un bene di tutti! Se ne siamo realmente convinti, allora ne deve seguire necessariamente da parte di tutti un coinvolgimento. E chi sono questi “tutti”, se non Famiglia, Scuola e Societas?

Quale intelligenza è sottesa all’educazione, alla formazione delle giovani generazioni? Quale strategia è posta in essere dalle Istituzioni (Stato, Chiesa…) affinchè il buono, il bello, il vero che il Paese ha espresso nei secoli continui ad alimentare la vita sociale, culturale, politica delle generazioni a venire? “Oggi la crisi epocale che coinvolge l'Europa rimette in discussione tutte le nostre conquiste. Per questo bisogna impegnare le forze migliori per proporre nuovi modelli di sviluppo, sia a livello locale che nazionale, per ridare un futuro ai nostri figli.” (Primo Gonzaga, economista).

Ogni macro-sistema è frutto di micro-cellule che, se indebolite o malate, portano al collasso. La cellula prima è la persona e il suo humus è la famiglia. E’ indubbio che la famiglia, per esistere, debba essere al cuore di una rete di rapporti, relazioni, sostegni, incentivi, che hanno senso in quanto le danno vita e ne alimentano i componenti: le persone.

La scuola è in stretta interdipendenza con questa cellula della società; rappresenta per la famiglia il pilastro della speranza, l‘apertura al futuro, il necessario strumento del nucleo familiare alla propria crescita materiale, morale, spirituale. Sono concepite – ab ovo, dalla nebbia dei tempi – l’una come supporto strutturale dell’altra e la crisi dell’una inevitabilmente si ripercuote sul destino dell’altra.

Non è un caso che in Italia, da alcuni decenni, la crisi della famiglia e della scuola abbia subìto una accelerazione e come un avvitamento su di sé: al fondo di questa grave difficoltà, che rischia di pregiudicare l’esistenza dell’una e dell’altra, lo sguardo attento coglie il punto di rottura, o la chiave di volta che sta per cedere: alla famiglia non è garantita quella libertà di scelta del proprio futuro che le compete in quanto tale, a prescindere dai dettati legislativi e – meglio – a fondamento del proprio essere.

La famiglia è il regno della libertà, a partire dal suo costituirsi (“famiglia per forza” sono termini in contraddizione e… causa di nullità!) e nella luce del suo futuro: i figli, concepiti e fatti crescere, come sarebbe auspicabile, nella piena libertà di formazione ed educazione. Di conseguenza, la scuola riflette e si nutre della libertà insita nella struttura vitale della famiglia, fonte della libertà di insegnamento e della pluralità di offerta formativa, che sole possono essere degnamente al servizio di persone libere.

In Italia – al contrario di quanto avviene in Europa – non è libera, la famiglia, di “far crescere” i propri giovani secondo la propria legittima visione della realtà, in un ambito di valori civili. Lo Stato la ritiene non in grado di prendere libere decisioni rispetto al futuro dei propri figli. La famiglia è “interdetta”. Paga le imposte per la scuola pubblica (di tutti), ma non può sceglierla. La Costituzione italiana enuncia una libertà che non è garantita, oltre ogni logica di Stato di diritto che è tale nella misura in cui sa “garantire” (cioè far sì che si realizzino) i diritti che “riconosce”.

In Italia lo Stato fornisce l’istruzione senza considerare la libertà di scelta della Famiglia, in quanto… evidentemente la ritiene “incapace di intendere e di volere” nella facoltà di scegliere il servizio scolastico pubblico, formato da Scuole pubbliche statali e paritarie. In Italia sceglie solo chi è ricco: infatti paga due volte, le imposte statali e le rette scolastiche delle scuole pubbliche paritarie, inserite nel Servizio Nazionale di Istruzione, ma inaccessibili al cittadino che paga le tasse.
Non occorre essere un’aquila perché il cittadino contribuente si ponga questa semplice domanda: “Se lo Stato non riesce a garantire i diritti riconosciuti, a che serve riconoscerli? E’ deprimente… Tanto vale lasciare spazio alla dittatura. C’è più coerenza”. Anche il cittadino parlamentare non necessita di un elevatissimo QI per chiedersi: “Che garanzia diamo ai cittadini se diciamo e disdiciamo, riconoscendo un diritto e simultaneamente negandolo? Con quale faccia tosta ci presentiamo sul cartellone elettorale?” Credibilità pari a zero. “Perché ci struggiamo per riconoscere nuovi diritti inventati, mentre siamo incapaci di garantire quelli riconosciuti, che degli inventati dovrebbero essere il fondamento?”…

Qui si deve necessariamente inserire il ruolo dei cittadini Italiani coraggiosi e responsabili, di chi “non ci sta” e dice chiaramente ai Maestri di Palazzo: “Altolà al fiume di parole, ai cinguettii twittati, alle dichiarazioni altisonanti e altolocate; riprendiamoci la responsabilità di cittadini eletti per servire i diritti e restituire dignità al Diritto, alla libertà di scelta educativa, che ha il solo scopo di garantire lo sviluppo armonico della societas, evitando la barbarie. Cosa è successo dal 1948 ad oggi che rende così impossibile all’Italia, unica grave eccezione in Europa, il passaggio dalla 1^ fase, “Riconoscimento del diritto alla libertà di scelta educativa in un pluralismo educativo” alla seconda fase “Garanzia dell’esercizio del diritto”?

Il ruolo attivo dei cittadini implica azioni corresponsabili con le Istituzioni sia nella elaborazione delle riforme sia nella verifica dei passaggi registrati. Il Presidente Renzi afferma spesso che in un paese civile le riforme si fanno insieme. In quell’insieme non è escluso nessuno, forse anche sconvolgendo il nostro schema mentale del particolarismo e dell’individualismo. Forse anche a noi è domandato di agire insieme abbandonando l’ansia della bandiera dell’isola conquistata.

Allora la domanda è d’obbligo: l’Italia oggi è… troppo povera di fascino (“Tanto, ormai…”) o è troppo ricca di fascinosi (“Io sì che…”)? Non mancano uomini e donne attenti a rivestire un ruolo, tanto apparentemente politically correct, quanto in realtà imbottito di parole viziate dall’ideologia e scollegate dalla ragione. Intanto “si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie”.
Sicuramente la scuola è un reale quanto scomodo punto di partenza dichiarato tale dal Governo. Non uno dei tanti punti bensì il punto. A noi il compito di chiederne conto e spingere il passaggio dalla consapevolezza indispensabile alle azioni durature. E’ indispensabile una azione culturale seria che restituisca il corretto significato etimologico alle parole – come ci ha invitati spesso il Ministro Giannini – liberandole dal pregiudizio che ha ucciso le buone idee. Aggiungo che questi incontri, che spesso ci paiono inutili poiché rischiamo di dirci sempre le medesime cose, sono indispensabili poiché siamo noi i primi ad averne bisogno. Infatti, la convergenza politica e sociale intorno ad un tema cosi fondante è direttamente proporzionale alla nostra capacità di pensare insieme per superare le nostre divisioni sulle idee, per proporre una parola unica e non frammentata, che forse ha impedito sino ad oggi i passaggi di civiltà appena abbozzati. E qui riemerge tutto il nostro ruolo attivo, propositivo o frenante rispetto al compimento del diritto per la persona. Si vada avanti e si porti a compimento questo percorso che sta restituendo dignità alla famiglia ma anche armonia nel rapporto di quest’ultima con la scuola e la societas. Ripartiamo dal DDL scuola.

Di questo e di molto ancora parleremo al Convegno “LA FAMIGLIA PER LA SCUOLA DEL FUTURO: AUTONOMIA E PARITA’” promosso dalla Scuola San Carlo di Inverigo – che si terrà GIOVEDI' 7 MAGGIO 2015 alle ore 21.00

La locandina

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