Scuola Bene Comune: aumento stipendio “risarcimento” di almeno 200 euro netti, si eliminino bonus docenti e progetti [INTERVISTA]

Incontriamo la Prof.ssa Maria Silvia Griva, docente di lingua Inglese nella scuola secondaria di secondo grado e moderatrice del gruppo S.B.C. Scuola Bene Comune.

Prof.ssa Griva, perché chiamare un gruppo Facebook “Scuola Bene Comune”?

Perché siamo per la difesa della Scuola italiana pubblica e statale, da noi intesa come primo e più importante investimento che una Nazione possa fare e dal quale si misura il livello di civiltà culturale di un popolo.

Perché siamo contro ogni logica di differenziazione territoriale, fermamente contro ogni progetto di regionalizzazione differenziata della scuola, che per noi deve restare nazionale.

Quali sono le posizioni di Scuola Bene Comune riguardo la categoria dei docenti e del personale Ata?

Dopo il Contratto Scuola 2006-2009, con il biennio economico sottoscritto il 29 novembre 2007, i lavoratori della scuola hanno dovuto poi attendere il 19 aprile 2018 – cioè più di 10 anni – per strappare un rinnovo di contratto che ha portato ad un aumento medio di circa 45 euro mensili: qualcosa di a dir poco indecoroso, se si considera anche la sparizione dell’anno 2013 ai fini dello scatto per l’ l’anzianità di servizio.

L’evidente perdita in potere d’acquisto dei nostri stipendi ha ampliato ancora di più il divario retributivo rispetto ai nostri colleghi europei, portandoci al limite e forse ormai oltre un decoroso livello di vita e di considerazione sociale.

Qual è dunque la richiesta di S.B.C. al Governo?

La nostra richiesta è che nella Legge di Bilancio si aprano immediate prospettive per il rinnovo del contratto-scuola, peraltro scaduto il 31 dicembre 2018.

Sappiamo bene quanto sia corta la coperta, da qualsiasi parte la si tiri, pertanto la nostra proposta è di un Contratto di doveroso “Risarcimento” per il danno subito dalla categoria in 11 anni di “vacanza contrattuale” e per il blocco 2013.

Chiediamo quindi che si attui ogni strategia- anche di ulteriore deroga sul deficit, cui l’Europa non può dire di no – per prevedere un aumento di 200 euro netti mensili nel triennio 2019/2021, dei quali almeno 100 euro per il 2019 fino ad arrivare ai 200 euro nel 2021.

Oltre allo sforamento del deficit, S.B.C. dove individua la possibilità di reperire ulteriori risorse economiche per poter attuare un rinnovo contrattuale in questi termini?

Le risorse economiche ci sono se c’è la volontà congiunta di Governo e sindacati di “vederle”, di individuarle: per esempio nell’eliminazione del Bonus premiale dei docenti, che tanta discriminazione e conflittualità sta creando all’interno della comunità scolastica, mettendo in competizione fra loro, ed agli occhi delle famiglie, proprio i soggetti coinvolti nel processo educativo; nell’introduzione nella retribuzione del Bonus Docenti per la formazione; nell’abolizione del carrozzone dell’Invalsi; nell’eliminazione della ridda di progetti e dei progettini ed attività “altre” che distolgono gli insegnanti dalla loro attività-principale: insegnare.

Le strade ci sono. S.B.C. sollecita ed attende la volontà politica di questi esecutivo.

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