La scuola al Sud riceve più soldi ma i risultati sono peggiori

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 Red – Il Censis ha pubblicato i risultati del rapporto «La crisi sociale del Mezzogiorno» realizzato  nell’ambito dell’iniziativa annuale "Un giorno per Martinoli. Guardando al futuro".

 Red – Il Censis ha pubblicato i risultati del rapporto «La crisi sociale del Mezzogiorno» realizzato  nell’ambito dell’iniziativa annuale "Un giorno per Martinoli. Guardando al futuro".

 
 La ricerca è stata presentata oggi a Roma, presso il Censis, da Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, Presidente e Direttore Generale del Censis, e discussa da Antonio Silvano Andriani, Presidente del Forum Ania-Consumatori, Angelo Ferro, Presidente della Fondazione Oic Onlus, Carlo Flamment, Presidente del Formez Pa, Natale Forlani, Direttore Generale dell’Immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Cesare Vaciago, già Direttore Generale del Comune di Torino.
 
Ecco cosa si segnala per la scuola e la formazione nel Mezzogiorno d’Italia.
Secondo il Censis "al Sud si spende di più che nel resto del Paese, ma i risultati sono peggiori.
 
 Uno dei principali fattori di debolezza del Sud è ancora oggi l’incapacità del sistema educativo di accompagnare i processi di sviluppo attraverso la formazione di un capitale umano qualificato, contribuendo così a contrastare il disagio sociale ed economico della popolazione.
 
 La spesa pubblica per l’istruzione e la formazione nel Mezzogiorno è molto più alta di quella destinata al resto del Paese: il 6,7% del Pil contro il 3,1% del Centro-Nord, ovvero 1.170 euro pro-capite nel Mezzogiorno rispetto ai 937 del resto d’Italia (ovvero il 24,9% in più).
 
 Eppure, il tasso di abbandono scolastico è del 21,2% al Sud e del 16% al Centro-Nord, i livelli di apprendimento e le competenze sono decisamente peggiori, tutte le regioni meridionali si caratterizzano per una incidenza del «fenomeno Neet» superiore alla media nazionale: il 31,9% dei giovani di 15-29 anni non studiano e non lavorano, con una situazione da emergenza sociale in Campania (35,2%) e in Sicilia (35,7%). E il 23,7% degli iscritti meridionali all’università si è spostato verso una localizzazione centro-settentrionale, contro una mobilità di solo il 2% dei loro colleghi del Centro e del Nord."

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