“Scuola al Centro” a Napoli, Sgambato (PD): persa occasione. Ragazzi continueranno a lavorare in nero

di redazione
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“Egregio Direttore,
rattristano i dati pubblicato stamani dal Suo giornale e relativi al tasso di partecipazione ai progetti legati all'iniziativa ‘Scuole aperte’ con cui il governo ha investito dieci milioni di euro per consentire agli istituti di rimanere aperti oltre il canonico orario scolastico. 

“Egregio Direttore,
rattristano i dati pubblicato stamani dal Suo giornale e relativi al tasso di partecipazione ai progetti legati all'iniziativa ‘Scuole aperte’ con cui il governo ha investito dieci milioni di euro per consentire agli istituti di rimanere aperti oltre il canonico orario scolastico. 

Parlo, soprattutto di Napoli dove, con impegno e passione, molti dirigenti scolastici hanno organizzato per questi giorni importanti attività destinate ai ragazzi che, tuttavia, sono andate deserte. Eppure, i dirigenti avevano accolto molte adesioni e percepito l'entusiasmo delle famiglie ma quando si è trattato di portare i propri figli a scuola, molti genitori hanno preferito il mare. 

Credo fermamente nel progetto costruito dal governo per rimettere la scuola al centro della comunità perché essa rappresenta a tutti gli effetti la più grande infrastruttura sociale del nostro Paese. In Italia ci sono quasi 44 mila istituti scolastici sparsi su tutto il territorio che, oltre ad avere il compito fondamentale di trasmettere il sapere, possono e devono diventare un contenitore di buone pratiche e nuove esperienze. Ed in questo senso, il governo ha operato proprio nella direzione di una scuola intesa come bene comune, come strumento fondamentale per rafforzare la comunità e offrire risposte concrete ai bisogni diversi e plurali, soprattutto, nelle zone più disagiate del paese.
 
In alcune realtà i progetti sono dedicati proprio a quei ragazzi che, spesso, rappresentano l'unico sostentamento per le loro famiglie grazie ai lavori in nero che svolgono nel periodo estivo. E, proprio per questo, io invito tutti a non mollare perché è proprio per loro che è stato costruito questo insieme di opportunità. Per dargli una speranza, un'alternativa, per fargli percepire che esiste un ‘altro da sé’ e che possono pensare di avere anche loro delle occasioni.

A questo servivano i 4 milioni destinati a Napoli: risorse volte a finanziare l'attività di 275 istituti. La maggior parte, tuttavia, hanno rinunciato. I genitori e i dirigenti avrebbero dovuto lavorare in sinergia per cogliere questa opportunità e, invece, come al solito abbiamo deciso di dire ancora una volta no. No a una scuola abitata oltre i tempi classici della didattica, no a una scuola che diventa punto di aggregazione sociale, no a una scuola dove si realizzano percorsi di integrazione e inclusione per le comunità straniere, no a una scuola intesa come comunità dove ogni suo protagonista può maturare nuove forme di relazione, no a una scuola che sappia creare alleanze proficue con il territorio, no a una scuola che diventi parte integrante nella costruzione della cittadinanza attiva. Abbiamo preferito andare al mare. Ma se vogliamo ricostruire insieme il tessuto sociale di questo Paese disgregato negli anni durissimi della crisi, non possiamo farlo da soli. Serve il contributo di tutti e la volontà di essere parte attiva di un cambiamento.
 
Abbiamo richiuso le scuole senza neppure provare a cogliere questa occasione. Se non cambieremo mentalità e continueremo a credere che dire No e restare nei nostri recinti renderà la nostra vita più semplice, avremo perso l'ennesima sfida per diventare un paese più solidale, più moderno e più Aperto!”​​​​​​​​      

Camilla Sgambato

Caserta, 12.07.2016

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