Scuola al capolinea, il lamento dei precari: senza lavoro e stipendio dobbiamo pagare pure l’abilitazione. Solidarietà Anief: spinti in un girone dantesco di sacrifici, ricorsi e mille incertezze

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L’anno scolastico è arrivato al capolinea: tra il 7 e l’8 giugno terminano le lezioni in quasi tutte le regioni e con l’inizio della prossima settimana sarà la volta anche della rimanente Toscana, più le province di Trento e Bolzano.

Le scuole seggio, a prescindere dalla regione, hanno invece già terminato le attività didattiche per via delle elezioni europee.

La fine della scuola per tanti insegnanti precari, scrive oggi la stampa specializzata, non è un evento da festeggiare: “con il termine delle attività didattiche resteranno senza lavoro e con tantissimi dubbi circa il loro futuro”. Quindi, Orizzonte Scuola racconta la storia da un supplente, con “le sue difficoltà e l’amarezza di chi ogni anno conclude un’esperienza senza sapere cosa gli accadrà in futuro.

“Per moltissimi insegnanti precari, l’anno finisce qui. E i saluti agli alunni sono dei probabili addii”, osserva subito il docente. “Nessuno stipendio per i prossimi mesi, solo un umiliante sussidio di disoccupazione”, aggiunge. Tuttavia, osserva amaramente il docente, “bisogna trovare i soldi (tanti) per pagare corsi abilitanti che, forse, chissà quando, permetteranno di stabilizzare la propria condizione”. Per poi arrivare a settembre, quando “ci saranno le nuove chiamate. E la scuola, giustamente, si aspetta di trovare docenti motivati e pronti ad affrontare un nuovo anno in trincea. E senza certezze”, conclude.

Il sindacato invia tutta la sua solidarietà al docente, come a tutti gli insegnanti precari che si accingono a vivere – oltre alla beffa dell’abilitazione a pagamento – mesi senza lavoro e, nel migliore dei casi, con sussidi di disoccupazione da percepire pure tra diversi mesi. Per non parlare dei problemi collegati alle graduatorie, come le Gps, i cui rinnovi sono quasi sempre motivo di ansia per la formulazione di domande spesso al buio, colme anch’esse di critiche e motivo di ricorsi. “Quella del precario continua ad essere una professione altamente dequalificata – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – , perché nel momento in cui si perde la supplenza si entra in un girone dantesco fatto di sacrifici, rinunce e mille incertezze. E i diritti, già purtroppo ridotti quando si lavorava da precari, si azzerano quasi”.

“Ricordiamo, ad esempio, la questione delle ferie: se non sono state fruite e il dirigente scolastico non ha inviato il docente precario ad utilizzarle nei periodi di sospensione delle attività didattiche, allora vanno pagate senza ombra di dubbio e per questo abbia consigliato di fare ricorso per recuperare fino ad uno stipendio in più.
Ma il nostro sindacato invita a presentare ricorso anche per altre motivazioni, come il mancato pagamento, ai supplenti ‘brevi e saltuari’, della Retribuzione professionale docente. Per tutti gli annuali, invece, si può presentare istanza di risarcimento per la mancata assegnazione dei 500 euro annui della Carta del docente. Ci fermiamo qui, ma i motivi di doglianza e di ricorso sono diversi e tutti ben motivati. Non siamo fissati con questa modalità di procedere, ma – conclude Pacifico – è l’unica per fare valere i diritti dei lavoratori meno tutelati della pubblica amministrazione”.

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