Scuola ai tempi del Coronavirus, tecnologia è uno strumento ma la relazione educativa non si improvvisa. Lettera

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inviata da Sara Fumagalli – Ognuno a modo suo. Anche – e soprattutto – nella didattica a distanza. Non ci si deve inventare nulla, la tecnologia è uno strumento da utilizzare al meglio, ma la relazione educativa non si improvvisa, si costruisce giorno dopo giorno in classe.

Se è solida, la formazione a distanza sarà una sorpresa continua, regalerà emozioni anche con un semplice “commento al compito” o “grazie prof.” – sarà capace di far uscire il lato nascosto e più riflessivo dei ragazzi, darà l’opportunità a noi professori di fermarci sui contenuti scritti, leggendo tra le righe, facendo i correttori di bozze (sì lo so, sono masochista) per far brillare i loro concetti, porci domande insieme, valutare risposte e rimanere con le domande di prima e tante altre.
La tecnologia al servizio della sospensione dell’attività didattica potrà veramente far emergere il valore aggiunto di ognuno di noi, a distanza, nella mancanza pazzesca dei nostri sguardi, delle nostre risate e anche delle nostre sacrosante incavolature.
Ma in mancanza del fondamento non lo costruirà, in questo senso non dobbiamo essere succubi della tecnologia, ma saperla utilizzare al meglio.
Gli inventori siamo sempre noi, la reciprocità è tale che quando manca, non si può fare proprio nulla – se non insistere affinché ci sia (anche a costo di continuare nelle sacrosante incavolature) non cedendo di UN passo. Ne va della Scuola, quella con la “S” maiuscola.
Ne va della nostra missione.

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