Scrutini ed esami: saranno “seri” come li voleva la Ministra?

Valerio Vagnoli, Giorgio Ragazzini, Andrea Ragazzini, Sergio Casprini Gruppo di Firenze- Nei giorni scorsi la Ministra Azzolina si è più volte impegnata a garantire la serietà delle valutazioni di fine anno e degli esami di Stato, dicendosi di conseguenza contraria al cosiddetto “6 politico”.

Le anticipazioni giornalistiche sul decreto che domani sarà esaminato dal Consiglio dei Ministri e che in queste ore si sta mettendo a punto non sembrano però andare con chiarezza in questa direzione.

Comprendiamo benissimo le grandi difficoltà di questo momento, che però non devono indurre a banalizzare oltre misura momenti importanti della vita scolastica come le valutazioni di fine anno e gli esami.

Una cosa è semplificare, un’altra eliminare qualsiasi tipo di verifica, utile per capire a che punto si trova ciascun studente. Si potrebbe ad esempio ridurre l’ampiezza del programma da ripassare e su questo valutare la preparazione degli allievi con opportune verifiche finali e con le prove d’esame per chi termina il primo o il secondo ciclo di istruzione.

Chi ha lacune significative dovrebbe essere chiamato a sostenere un “esame di riparazione” a settembre. Si parla invece di “debiti da recuperare durante l’anno successivo”; ma sappiamo dall’esperienza che con questo rinvio si ottiene poco o nulla.

Va detto chiaramente che evitare forme di sanatoria è prima di tutto nell’interesse educativo e culturale dei ragazzi, anche nell’attuale situazione. Non è così che li si può aiutare a crescere in maturità e autostima.

Il Presidente del Consiglio ha richiamato tutti al senso civico, all’accettazione dei doveri che la situazione impone. E tutti, in grande maggioranza e in misura diversa, stiamo assumendoci le nostre responsabilità. Non diamo ai giovani messaggi sbagliati, sminuendo il diritto-dovere a una formazione scolastica seria.

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