Scrutini: bocciature studenti, alunni con DSA, mancata assegnazione lode. Genitori che ricorrono, sentenze

di Avv. Marco Barone
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E’ tempo di scrutini, vediamo alcune massime della giurisprudenza che toccano diversi punti su una questione che determina da tempo una pluralità di contenziosi

Sull’attività di recupero e oneri informazione su andamento scolastico

Così il T.A.R. Lazio Roma Sez. III bis, 08/10/2018, n. 9815

“L’eventuale mancata attivazione delle attività di recupero o degli oneri di informazione circa l’andamento scolastico non vizia il giudizio di non ammissione alla classe successiva, tenuto conto che esso si basa esclusivamente, senza che ad esso possa riconnettersi alcun intento punitivo, sulla constatazione oggettiva dell’insufficiente preparazione dello studente e sul grado di maturazione personale dello stesso.”

Sulla discrezionalità del Consiglio di classe a bocciare

T.A.R. Basilicata Potenza Sez. I, 06/10/2018, n. 655:

“La valutazione del consiglio di classe concernente la mancata ammissione alla classe superiore è espressione di ampia discrezionalità tecnica. Difatti, il livello di maturità e preparazione raggiunto dai singoli alunni costituisce espressione di una valutazione riservata dalla legge al suddetto organo collegiale, il cui giudizio riflette specifiche competenze da esso possedute. Come tale, il giudizio è sindacabile dal giudice amministrativo soltanto per macroscopica ed evidente illogicità, irragionevolezza o arbitrarietà.”

T.A.R. Valle d’Aosta Aosta Sez. Unica, 23/01/2018, n. 7

“In materia di istruzione, la mancata ammissione di un alunno agli esami di maturità è sufficientemente suffragata dai risultati assolutamente non soddisfacenti del medesimo nelle principali materia di insegnamento, anche qualora all’allievo sia stato dato adeguato sostegno da parte dell’istituzione scolastica (come in ispecie, con l’attuazione di un P.D.I.)”

T.A.R. Lazio Latina Sez. I Sent., 07/01/2013, n. 1

“Alla stregua del d.P.R. 22 giugno 2009 n. 122, art. 4, comma 5, il mancato conseguimento della sufficienza in una o più discipline di studio comporta la non ammissione alla classe successiva, a prescindere dal tipo di insegnamento (purché si tratti di disciplina valutata con l’attribuzione di un unico voto secondo l’ordinamento vigente).”

Cons. Stato Sez. VI Sent., 16/04/2012, n. 2138

“Il merito della valutazione di un alunno rientra nell’ambito insindacabile dei giudizi, espressi in sede di valutazione scolastica, giudizi intesi non a selezionare gli alunni più meritevoli, come nelle prove concorsuali, ma a definire in concreto un’efficace formazione dei singoli, secondo le finalità proprie dell’istruzione pubblica: il giudizio di non ammissione alla classe superiore non rappresenta, pertanto, una soccombenza rispetto promossi destinatari di giudizi positivi, ma esprime l’accertamento tecnico della necessità che i non ammessi, ripetendo l’anno, possano poi affrontare più efficacemente l’ulteriore corso degli studi. L’ordinamento tutela in questi termini – e non quale immediata pretesa alla promozione – il corretto esercizio della potestà pubblica esercitata nell’ambito di un servizio, quello scolastico, finalizzato alla formazione ottimale degli studenti, nell’interesse degli stessi e della società, con margini di valutazione tecnica particolarmente ampi (Conferma della sentenza del T.a.r. Friuli-Venezia-Giulia, Trieste, n. 764/2007).”

Sulla bocciatura di un DSA

T.A.R. Lazio Roma Sez. III bis, Sent., (ud. 08-01-2019) 10-04-2019, n. 4684

“Non può assolutamente essere seguito l’assunto dell’Istituto resistente, espresso nella relazione sui motivi della “bocciatura” versata in atti, a stare al quale il “certificato di un “Disturbo specifico dell’apprendimento” non meglio precisato, rilasciato dal dott. (…) infatti, non risulta supportato da alcuna specifica indicazione utile ai fini dell’adozione di una valida e appropriata strategia educativo-didattica”. Oppone infatti in proposito il Collegio come non possa l’istituzione scolastica trincerarsi onde giustificare l’omessa adozione di misure compensative del disagio nell’apprendimento, dietro una presunta carente indicazione da parte della struttura sanitaria specialistica di rimedi e strumenti utili all’allestimenti di strategie di recupero, atteso che l’individuazione di siffatte misure rientra nella sfera di competenza dell’amministrazione scolastica, la quale può in ipotesi, anche avvalersi di consulenti da essa prescelti ma non può certo demandare ai sanitari che abbiano diagnosticato il deficit nell’apprendimento, l’individuazione delle misure di contrasto alla patologia riscontrata in un alunno. Era dunque compito della scuola individuare le più opportune strategie di recupero onde permettere alla discente di fronteggiare il gap nell’apprendimento” (T.A.R. Lazio – Roma, Sez. III Bis, 3 ottobre 2018, n. 9720).

T.A.R. Lombardia Brescia Sez. II, che con Sent., (ud. 05-09-2018) 11-09-2018, n. 857:

“L’obiettivo della normativa di tutela degli studenti affetti da DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) non è quello di assegnare loro un trattamento privilegiato rispetto agli altri studenti, a garanzia del buon esito del percorso scolastico, ma solo di consentire loro di raggiungere gli stessi obiettivi di apprendimento degli altri compagni, tenendo conto delle specifiche difficoltà da cui sono affetti e a causa delle quali sono posti, incolpevolmente, in una condizione iniziale di svantaggio rispetto agli altri (T.A.R. Piemonte, sez. II – 28/3/2018 n. 371; si veda anche la sentenza della sez. II di questo T.A.R. – 3/4/2017 n. 447); – che l’adeguamento alle disposizioni normative che tutelano l’area dello svantaggio scolastico e favoriscono una maggiore integrazione non esclude, in particolare, la necessità del raggiungimento di obiettivi minimi da parte dello studente; che l’istituzione scolastica non è in grado di porre in essere misure compensative o dispensative mirate ed efficaci prima di conoscere la diagnosi degli esperti, in quanto “accanto al rischio di sottovalutazione dei problemi vi è … quello opposto di eccesso di tutela, entrambe situazioni che devono essere evitate: gli studenti che soffrono di DSA da un lato devono essere messi in condizione di seguire un percorso formativo che rafforzi e valorizzi le loro capacità, dall’altro possono beneficiare di una didattica personalizzata solo in relazione ai disturbi effettivi, in modo che non si creino percorsi immotivatamente facilitati” (cfr. ordinanza sez. II di questo T.A.R. – 1/8/2012 n. 370); – che la scelta di somministrare al figlio/a i test per la diagnosi dei DSA, effettuata nell’ambito dei trattamenti specialistici già assicurati dal Servizio sanitario nazionale a legislazione vigente, avviene su impulso dei titolari della potestà genitoriale, avendo la scuola solo una funzione di segnalazione ed eventuale sollecitazione”.

Sulla mancata assegnazione della lode

T.A.R. Campania Napoli Sez. IV, Sent., (ud. 09-01-2019) 23-01-2019, n. 359

“Benché l’art. 3 del D.M. n. 99 del 2009 , con riferimento ai criteri per l’attribuzione della lode( criteri puntualmente riprodotti nelle OO.MM-. che annualmente disciplinano lo svolgimento degli esami di maturità) utilizzi il verbo “può” in relazione al conferimento della stessa, indica la sussistenza di condizioni oggettive e predeterminate che ne giustificano il riconoscimento (i crediti conseguiti nella misura massima senza benefit di legislazione speciale; il punteggio massimo conseguito all’unanimità in tutte le prove; la media – nel caso di specie ampiamente- superiore agli 8/10 nel triennio precedente, comprensiva del voto in comportamento) . Ne deriva che, in presenza di tali circostanze che costituiscono parametri di orientamento della discrezionalità tecnica della commissione esaminatrice, il mancato riconoscimento deve essere sorretto da adeguata e specifica motivazione, che nel caso in esame non è dato riscontrare. E’ noto al Collegio l’orientamento in giurisprudenza secondo cui il giudizio afferente il riconoscimento della lode si connota per un elevato tasso di discrezionalità, con la conseguenza che la determinazione assunta non è suscettibile di un sindacato giurisdizionale se non nei limiti della possibile emersione di una patente illogicità o di un travisamento dei fatti posti a base della determinazione contestata. Si afferma altresì che la Commissione ha un obbligo di motivazione solo ove si determini a dare la lode e non anche nel caso contrario, allorquando ritenga di non conferire la lode, ancorando tali conclusioni all’art. 26 della OM citata, ove si prescrive che “La Commissione all’unanimità può motivatamente attribuire la lode” Tale orientamento merita riconsiderazione, specialmente nella parte relativa alla inutilità dell’obbligo di motivazione, che rischia di rendere ineffettivo il diritto alla tutela giurisdizionale amputando la possibilità di sindacato, sia pure estrinseco, del giudizio in ordine al rispetto dei criteri di buona fede, di trasparenza e logicità della decisione amministrativa. Quanto ai requisiti ulteriori individuati dalla commissione per l’attribuzione della lode, è sugli stessi che si appunta e coglie nel segno la censura di difetto di motivazione, atteso che vi è un onere di specifica motivazione nella misura in cui vengono indicati requisiti non ancorati a parametri verificabili attraverso il voto numerico. E’ in tal sede che la discrezionalità tecnica della commissione, per non degradare a mero arbitrio, deve trovare la sua giustificazione in una puntuale motivazione riferita ai criteri che la stessa si è data preventivamente ma non tradotti in formule suscettibili di una estrinsecazione numerica. La commissione, predeterminando i criteri ampliativi degli stretti requisiti di legge e regolamento per il riconoscimento della lode, si è data una regola che la obbliga ad una stringente motivazione, laddove i criteri nella specie adottati- sotto specificati- non appaiono suscettibili di verificabilità immediata e non consistono in griglie di valutazione predeterminate, ma fanno riferimento ad ipotesi alternative ed a concetti vaghi e indeterminati, quali “argomento ben strutturato ed originale”, capacità di cogliere i ” nessi trasversali” tra le discipline, o ancora ” atteggiamento di vivace ed attenta curiosità” desunto da riferimenti culturali extra scolastici. Il carattere vago di tali parametri impone che il giudizio circa la loro sussistenza o mancata sussistenza sia accompagnato da adeguata e diffusa motivazione, atteso che gli stessi non si traducono in elementi verificabili con un elevato grado di precisione, e neppure in una scala numerica, come per la votazione globale, ma qualificano un percorso di eccellenza il cui riconoscimento o mancato riconoscimento va sorretto da elementi idonei a consentirne la verifica di logicità, plausibilità, correttezza e quindi la loro sindacabilità in sede giurisdizionale.”

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