Scrive a Renzi: “Sono precaria da 30 anni, perché è così difficile poter insegnare?”

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Ada Maria Audenino ha 53 anni e vive da precaria da una trentina, insegnando nella 060, una classe di concorso che ha presentato, e in qualche provincia ancora presenta,  qualche problema di esubero.

Ada Maria Audenino ha 53 anni e vive da precaria da una trentina, insegnando nella 060, una classe di concorso che ha presentato, e in qualche provincia ancora presenta,  qualche problema di esubero.

Insegna in provincia di Torino, da dieci anni nella stessa scuola, per 15 ha lavorato alle medie e questo ha penalizzato il suo punteggio in graduatoria.

Ha descritto il suo disagio di precaria storica in una lettera al premier Renzi, di cui parla un articolo di Repubblica, in cui afferma, senza mezzi termini, che odia l'estate, perché la costringe ogni anno a stare  al pc a leggere ansiosamente notizie sulle convocazioni.

"Buongiorno presidente del Consiglio, le scrivo per informarla che anche quest'anno, come da circa 30 anni, soffro l'estate a causa dello stato di precarietà della mia attività di docente", comincia così la sua lettera.

Quest'anno però è anche peggio: ci sono le immissioni in ruolo e per lei non sarà un vantaggio. Le cattedre su Torino della 060 non sono abbastanza per lei, che non riuscirà a rientrare nella fase 0 nè nella A, per cui dovrà affidarsi al sistema del MIUR e della scelta delle province, che potrebbe portarla lontano dalla sua provincia. "Mi toccherà produrre l'ennesima domanda per poter rientrare nella fase nazionale, con il rischio di insegnare lontano da casa alla veneranda età di 53 anni" scrive Ada Maria.

Metterà per prima nelle preferenza della domanda la sua provincia e le altre in ordine di vicinanza:"Incrocio le dita, perché ho un punteggio abbastanza alto. Purtroppo mi penalizza il fatto di aver insegnato alle scuole medie fino al 2000: tutti quegli anni non mi sono stati considerati nel punteggio per la mia attuale classe di concorso, è come se per 15 anni non avessi fatto la professoressa". Continua a raccontare a Renzi.

Ma lei non molla, anche se la voglia di farlo a tratti l' assale, ma poi le passa e spiega il perché nelle ultime righe della sua lettera: "Amo il mio lavoro e non saprei farne un altro. Il giudizio è condiviso anche dai miei allievi e dalle loro famiglie. Ma allora perché è così difficile poter insegnare? Scusi lo sfogo, ma penso sia giunto il momento di vedere riconosciuti gli sforzi di una vita di lavoro". 

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