Scrima, Cisl-scuola: Con la politica degli annunci Profumo sta scatenando una guerra tra poveri

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red – Scrima: In una situazione del genere ci vogliono equilibrio e senso di responsabilità al fine di evitare polemiche, demagogie e strumentalizzazione. Quando si toccano temi come il precariato bisogna essere cauti: un mondo come quello del precariato, è composto da soggetti che molto spesso hanno interessi configgenti e per quetso motivo bisogna sforzarsi di fare sintesi chiare e non demagogie. Intervista di Daniela Sala al segretario CISL

red – Scrima: In una situazione del genere ci vogliono equilibrio e senso di responsabilità al fine di evitare polemiche, demagogie e strumentalizzazione. Quando si toccano temi come il precariato bisogna essere cauti: un mondo come quello del precariato, è composto da soggetti che molto spesso hanno interessi configgenti e per quetso motivo bisogna sforzarsi di fare sintesi chiare e non demagogie. Intervista di Daniela Sala al segretario CISL

Da parte di tutti, a cominciare dal responsabile politico del Ministero (Francesco Profumo, ndr) che non può annunciare la riapertura del canale di reclutamento perché abbiamo i docenti più vecchi d’Europa, con una media d’età intorno che supera i 50 anni, e poi dopo una settima rilasciare un’altra dichiarazione dicendo che possono partecipare al concorso solo gli abilitati, chiudendo l’accesso ai neolaureati.

Ecco, riguardo ai requisiti richiesti per partecipare al concorso quali sono le vostre richieste?

Il Ministro è obbligato a richiedere l’abilitazione quei requisti perché si sta facendo un bando di concorso sulla base di quello che prevede il Testo Unico 297 del 1994 e di un regolamento del del 1998 (n. 460), e nel decreto si dice a chiare lettere che il concorso non è più abilitante e che possono partecipare solo i candidati in possesso di abilitazione e i laureati entro il 2001, 2002 o 2003. Insomma finchè non si mette mano al regolamento c’è poco da fare. E pensare che dal 2007, dai tempi del Ministro Fioroni il Parlamento ha dato delega al Governo per riformarlo. Come si può così sperare di dare spazio ai giovani?
Inoltre dobbiamo considerare lo scarto tra domanda e offerta che incide su clima psicologico in cui si svolge il concorso: noi abbiamo 600mila posti in organico di diritto e quasi altrettanti precari, 180mila nelle graduatorie ad esaurimento e 321mila in terza fascia delle graduatorie di istituto.
E la situazione peggiora quando ci sono comportamenti politici e sindacali che non hanno il dono della chiarezza…

A chi si riferisce in particolare?

Mi riferisco in generale alle polemiche di questi giorni. Io continuerò a difendere chi è in graduatoria e che non può essere trattato da editorialisti e opinion maker come personale di serie B: si tratta di personale che ha superato concorsi e conseguito abilitazioni e che ha tutto il diritto di essere stabilizzato. D’altra parte, a differenza di quanto si dice, questa modalità non è stata inventata l’anno scorso: il doppio canale di assunzione, con altri nomi, c’è sempre stato. Ciò che dobbiamo evitare sono gli interventi micidiali di tagli al personale e dobbiamo contemperare questa esigenza con la necessità di un rinnovamento. Ad ogni modo ad un concorso fatto secondo le regole annunciate, gli unici che potranno partecipare saranno comunque gli iscritti alle gae, perché sono gli unici in possesso di abilitazione, oltre ai laureati in formazione primaria, perché il titolo è abilitante e gli ultimi che hanno conseguito la Siss nel 2008. Di nuovo, su una situazione del genere non si può intervenire con una politica di annuncia.

Tant’è che le anticipazione sono state già diverse e contraddittorie mentre il bando uscirà solo il 24 settembre.
Con il clima che si è creato questo bando corre grossi rischi. Tanto che c’è chi rivendica la totalità dei posti per la gae e lancia la proposta di esaurirle completamente prima di fare nuovi concorsi… Ma guardate che è da 13 anni che non si fanno concorsi e le graduatorie non sono state affatto esaurite. E se il ritmo del pensionamento è quello attuale, di 4mila posti all’anno immaginiamo quanto tempo ci vorrà ad immettere 180mila persone. Visto che se in un primo momento si pensava che i 12mila posti fossero per un anno e invece ora pare che saranno spalmati sui tre anni.

In proposito che tipo di assicurazioni avete avuto?

Io ho sempre detto che i posti che abbiamo ottenuto quest’anno fanno parte del piano triennale di assunzioni che abbiamo ottenuto (a differenza di altri sindacati che per ottenerle fecero un accordo all’Aran), così come si legge nel decreto del 2011 dovevano essere 67mila pe il primo anno, 22mila per il secondo anno, quello in corso, e 22mila per l’anno prossimo. Ora non riesco ancora a capire come hanno fatto calcoli e come hanno fatto ad ritrovarsi per l’anno prossimo con solo 4mila posti. E una risposta in proposito il Ministro ce la deve.
Bisogna andare alla sostanza dei numeri ed evitare la guerra dei poveri. Purtroppo invece presumo che alla fine anche questo concorso si deciderà nelle aule dei tribunali.

Cosa si doveva fare

Ci voleva buon senso. Chi ora si sta sottoponendo alle selezioni del tfa poi si troverà a non poter fare un concorso perché è stato quattro mesi prima. Insomma la gente si impegna, studia, paga e poi è costretta ad aspettare.

Quali sono i punti che ribadirete al tavolo?

Ancora non si è entrati nel merito della discussione: sono state divulgate informazioni ancora non puntuali. Cisl-Scuola ha tenuto a puntualizzare che le partite del reclutamento sono delicate e non è da ora che chiediamo di mettere mano al regolamento. Poi tutti parlano di riformare il reclutamento, di chiamata diretta, di albi regionali, ma troppi non conoscono lo stato attuale della situazione e lo stato giuridico del personale, per cui la discussione diventa un dibattito da bar dello sport.

Insomma secondo lei non è il momento per parlare di riforma del reclutamento

C’è bisogno di una riflessione seria su quella che è la scuola di oggi e che sarà scuola di domani e come dobbiamo selezionare docenti e non è una cosa che si può affrontare in un’intervista o in un articolo di giornale perché quando si affronta un tema del genere si vanno a toccare anche le aspettative di chi nella scuola lavora o ci vuole lavorare e se non si affronta il quadro organico e completo si vive alla giornata. Quello che sta succedendo ora è che si sta creando guerra tra poveri che doveva e poteva essere evitata. E la prima responsabilità appartiene a chi ha la responsabilità politica.

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