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Screening e diagnostica dei disturbi del neuro sviluppo, come operare con UdA. INTERVISTA al professore Piero Crispiani

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La scuola è sempre più interessata dalla diversità, schema attraverso il quale si indica una pluralità di condizioni che vanno dalla disabilità, alla diversità funzionale o culturale, agli stati di disagio, alla deprivazione e alla marginalità.

Per chiarire meglio di cosa stiamo parlando abbiamo intervistato il professore Piero Crispiani, Ordinario di Didattica generale e Pedagogia speciale, direttore scientifico del Centro Internazionale Dislessia e Disprassia dell’Istituto Itard e presidente del COMIS (Cognitive Motor International Society), certamente un esperto di fama internazionale e autore, tra l’altro, di pubblicazioni scientifiche di pregio quali “Lavorare con l’autismo” edito da Junior a Bergamo; “Autismo: qualità o quantità, deficit o disordine? Il radar starato!”, in Bollettino ANGSA, n. 1-2/2005; “Disturbi funzionali nell’autismo”, in A. Fiorillo (a cura), “Disprassie e Spettro autistico”, Junior, Bergamo 2011; “Autismo e adattamento: l’organizzazione dello spazio e del tempo”, in Cottini L. (a cura), “La qualità degli interventi nel ciclo di vita”, F. Angeli, Milano 2009. Lo abbiamo intervistato. è Direttore della collana “Pedagogia clinica” presso l’Editrice Junior di Bergamo; è stato Direttore della rivista Primascuola dell’Editore A. Armando di Roma e Direttore della Rivista Giornale di Pedagogia della Federazione Italiana Pedagogisti dal 2001 al 2011. È membro del Comitato Didattico-Scientifico per il Progetto “Scuola in Movimento” del Centro Sportivo Italiano (CSI) dal 2018.

Quanto risulta rilevante, oggi più di prima, lo screening e la diagnostica dei disturbi del neuro sviluppo nelle scuole italiane?

«La platea scolastica è sempre più interessata dalla diversità, paradigma con cui si indica una pluralità di condizioni che vanno dalla disabilità, alla diversità funzionale o culturale, agli stati di disagio, deprivazione, marginalità, ecc. Le funzioni del Sistema Scolastico risultano pertanto incrementate e, con esse, le richieste ai Docenti ed ai Dirigenti. Ciò vuol dire che cambia il profilo dell’insegnante il quale è anche l’esperto di bambini o ragazzi, ovvero dei loro processi di sviluppo. Si tratta di una evoluzione del Servizio Scolastico stesso che muove a partire proprio dalla prestazione diagnostica (da dia-gnosis = conoscere in profondità), che conduce i docenti a conoscere i processi di sviluppo dei ragazzi, nelle condizioni di normalità o di diversità».

Lei ci parla, nei suoi manuali e sovente nei suoi corsi universitari e di formazione/aggiornamento, di direttrici dello sviluppo (genetiche ed epigenetiche) e di principio Bio – Psico – Operante. Cosa si intende?

«Il Processo Bio-Psico-Operante, che costituisce una parziale variante rispetto al modello Bio-Psico-Sociale Bio-Psico-Sociale avanzato dal DSM-IN dal 1992, indica un modo di approcciare le persone nella totalità della loro costituzione, ovvero nell’interezza della personalità, e nei dinamismi evolutivi che la interessano. Ciò vuol dire che per conoscere una persona occorre prendere in considerazione la piattaforma biologico-motoria, le funzioni psichiche e, di seguito l’agire, il comportamento, quindi le condotte apprenditive e scolastiche».

Parlare di comportamento funzionale vuol dire disquisire di funzioni esecutive, di lateralità, di dominanza e di forme di dislateralità e di disprassia. Quanto sarebbero utili docenti maggiormente formati?

«La pressione della neurobiologia sta legittimando interessi che sono stati a lungo minoritari, e che ineriscono il funzionamento neurologico a fondamento dei processi evolutivi tutti. Trae questi il fenomeno della lateralità e della dominanza, gli automatismi, le funzioni esecutive, la neuroattivazione, la sequenzialità, l’organizzazione spazio. temporale. Si tratta di funzioni regolatorie delle prestazioni umane superiori».

Cosa sono i disordini esecutivi?

«Sono manifestazioni dell’agire che si connotano per lentezza e disordine, secondo un fenomeno oggi in forte incremento.
Il concetto si connette a quello di “Funzioni Esecutive” che ineriscono in particolare quelle funzioni che fungono da requisiti all’agire, allo scopo di renderlo ottimale, ad es. gli automatismi, l’incipit, l’organizzazione spazio-temporale, l’autoregolazione, l’auto-inibizione».

I bersagli dell’osservazione interessano aree e funzioni motorie e psicomotorie, aree e funzioni psichiche, aree e funzioni operative. Come operare nelle scuole e di quali operatori specializzati avrebbero bisogno le nostre scuole.

«I docenti vanno formati alla cultura della sensibilità all’osservazione e descrizione del comportamento, sia quello adattivo semplici o sociale o apprenditivo. Si tratta di una competenza che appartiene a persone predisposte, similmente alla metacognizione, ma che può essere educata».

Quale formazione e che ruolo dovrebbero avere gli insegnanti nell’osservazione?

«Avere consapevolezza dell’osservare e darsi il giusto tempo,m una osservazione slow, anziché privilegiare la frettolosità e la superficialità negli approcci con gli allievi».

Un’UdA di sensibilizzazione al fenomeno della diversità funzionale

Di particolare interesse, in questo senso, l’Uda predisposta dal gruppo di Lavoro per l’inclusione dell’I.C. 2 Cassino, istituto diretto dal dirigente scolastico professoressa Antonella Falso con grande competenza professionale, dal titolo “Tutti abbiamo diritto alla diversità vademecum su competenze e inclusione”.

Modello UDA. Tutti_abbiamo_diritto alla inclusione

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