Scotto di Luzio: “Quando si mette mano al merito per i docenti è sempre un terremoto. Ragionamento serio su formazione iniziale e selezione”

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Sulla scelta di inserire la parola “Merito” nel nome del Ministero dell’Istruzione interviene sul Quotidiano Nazionale il docente universitario, Adolfo Scotto di Luzio.

Per il professore di storia della Pedagogia: “Inserire il merito nel nome del ministero è impegnativo ma è anche un segnale. Se sarà solo un maquillage o una scelta programmatica dipende da cosa farà il ministro. Inizia una fase politica interessante”

E ancora: “Restituire alla scuola la sua centralità e la sua dignità, liberandola da richieste che non hanno nulla a che fare con la scuola. Io avrei ripristinato il nome di ministero della Pubblica istruzione. Ma se la parola merito serve per restituire rigore ai processi formativi, ben venga”.

Poi aggiunge: “Oggi non ci scandalizziamo se la competizione per una posizione professionale sia spietata, ma se poi una scuola boccia alcuni suoi allievi, i presidi o i docenti finiscono sulle prime pagine dei giornali o vengono denunciati. Vediamo programmi televisivi dove i cuochi o i boss d’impresa trattano male le persone, mentre agli insegnanti non si permette neppure il più banale gesto di impazienza. Se il prof dice torna al posto i genitori intervengono”.

Sui docenti: “Dobbiamo premiare gli insegnanti migliori? Con quali parametri? Intanto vediamo come il ministro porterà a compimento i criteri per il reclutamento degli insegnanti. Si parte da lì. Materia complessa. Ricordate il concorsone di Berlinguer? Quanti terremoti anche nel centrosinistra quando si mette mano alla selezione degli insegnanti. Gli insegnanti sono una categoria corporativa che difende ovviamente i propri interessi. Io sono sono contrario a differenziare gli stipendi dei docenti, farei piuttosto un ragionamento serio sulla formazione iniziale e sulla selezione. Devono essere i migliori laureati ad aspirare all’insegnamento”.

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