Scontro fra Snadir e laici sulla presenza dell’insegnante di religione all’esame di terza media

di Elisabetta Tonni
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Con gli esami di terza media alle porte, scoppia la polemica sul ruolo del professore di Religione nella commissione d’esame.

Come già ampiamente illustrato da Orizzonte Scuola, la sua presenza è stata resa obbligatoria dal Decreto legislativo 62/2017 che fa riferimento all’intero Consiglio di Classe durante gli esami.

La religione è però materia facoltativa e i professori delle altre materie, soprattutto quelli che si battono per una scuola laica, si chiedono se il loro collega esperto in teologia abbia titolo per formulare domande all’alunno.

In realtà, dietro a questo pretesto, svelano il timore che ci sia in atto un percorso per reintrodurre la religione cristiana cattolica come obbligatoria. Chiedono a gran voce chiarimenti al Ministero.

A rispondere ai docenti laici è stato, a stretto giro, lo Snadir, il sindacato degli insegnanti di religione con un articolo firmato da Orazio Ruscica, dove si legge che “l’insegnamento della religione trova spazio nella scuola per via un riconoscimento oggettivo da parte dello Stato, che lo considera portatore di grande forza educativa, nonché di contenuti culturali e formativi della persona, al pari delle altre discipline. Non si tratta di un’ora di catechesi, né di un’opera di indottrinamento ai danni delle giovani menti che popolano le nostre scuole. Quello che l’ora di religione si propone di essere all’interno della scuola italiana è piuttosto uno spazio di formazione culturale indispensabile per cogliere aspetti fondamentali della vita e delle tradizioni del nostro Paese e della nostra società”.

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