Scomparso Bruno Bottai, Presidente della società Dante Alighieri

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Le dichiarazioni di Pierfranco Bruni/Sindacato Libero Scrittori Italiani/- Bruno Bottai è morto era nato a Roma il 10 luglio del 1930. Si tratta del figlio del grande intellettuale e gerarca Fascista Giuseppe Bottai costruttore di cultura e uomo di grande intelligenza che ha aperto uno straordinario dibattito tra le culture soprattutto con la rivista “Primato”.

Le dichiarazioni di Pierfranco Bruni/Sindacato Libero Scrittori Italiani/- Bruno Bottai è morto era nato a Roma il 10 luglio del 1930. Si tratta del figlio del grande intellettuale e gerarca Fascista Giuseppe Bottai costruttore di cultura e uomo di grande intelligenza che ha aperto uno straordinario dibattito tra le culture soprattutto con la rivista “Primato”.

La morte di Bruno Bottai mi rattrista tantissimo. L’ho incontrato più volte in diverse occasioni e in presentazioni dei miei libri. Uomo di una eleganza culturale ed umana forte.

Più volte ambasciatore e ha rivestito incarichi di prestigio nelle politiche estere e nel pensiero di una costruzione di una nuova Europa alla quale ha sempre creduto e alla quale aveva affidato, soprattutto negli ultimi anni, delle riflessioni precise e attente.

Conoscitore dei legami con il mondo mediterraneo ed è stato, tra l’altro, Segretario Generale della Farnesina oltre ad aver rivestito la carica di Ambasciatore presso la Santa Sede. Uomo di prestigio anche per la “Dante Alighieri” per aver rivestito per anni la carica di Presidente e credo che la Società Dante Alighieri lo abbia portato come modello.

Ricordo benissimo una sua considerazione in occasione della presentazione del mio libro su Elio Vittorini e la rivista “Politecnico”. Eravamo nel 2010. Presentai il libro ai giovedì di Santa Marta del Mibac a Roma. La sua presenza fu notevole, perché si discusse del ruolo della cultura italiana tra la rivista “Primato”, fondata da Giuseppe, il padre, e la rivista di Vittorini. Si parlò, anche in quella serata, della cosiddetta “covata” Bottai che passò nella covata Vittorini. Ma fu il padre Giuseppe ad aprire una “vertenza” nella cultura fascista italiana.

Bruno Bottai, dopo il mio libro dedicato a “Primato” e con pagine nelle quali il padre Giuseppe è molto presente: “Primato. Ovvero la sfida delle idee”, volle incontrarmi. Un incontro affettuoso e bello. Ci incontrammo a Roma. Poi, ripeto, venne a molte presentazione dei miei libri, ma la serata dedicata a Vittorini fu significativa perché in quella occasione parlò della cultura italiana e del ruolo che ebbe il padre.

La sua scomparsa è uno scavo vero in una tradizione di nobiltà della cultura. La sua scomparsa deve permettere tutti noi di rivolgere una riflessione su un rapporto tra tradizione e identità in un passaggio storico della cultura italiana.

Resta fondamentale il suo libro “Fascismo Familiare” (Piemme, 1997), che recensii e ne discutemmo con Francesco Grisi, ricco di testimonianze ma anche di immagini che richiamano ricordi e commozioni. Anche oggi ci commuoviamo davanti alla perdita di un signore di altri tempi che non ha mai dimenticato la storia, le eredità, la formazione e una tradizione che ha un senso e un orizzonte fatti di
appartenenza. Infatti nel suo “Fascismo Familiare” questi dettagli sono connotati.

Nella pagina conclusiva di questo suo libro chiosa: “Domani, dopodomani e sempre noi vivremo seriamente e semplicemente, perché credo che almeno di questo noi siamo capaci”. Certo, ritornerò a scrivere su Bruno Bottai.

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