Scommesse, gioco d’azzardo, videogiochi, la ludopatia colpisce anche la scuola: sinergia con la famiglia fondamentale

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Il fenomeno della ludopatia ha tormentato l’Italia per decenni, noto soprattutto nel mondo del calcio con scandali come il Totonero degli anni ’80. Tuttavia, una nuova faccia di questa dipendenza emerge tra i digital natives, legata ai videogiochi online.

Il Centro per l’Epistemologia e l’Inquadramento Diagnostico (Cepid) ha delineato un profilo del ludopatico. La maggior parte sono maschi, con un’età media di 45 anni e un livello di istruzione medio. La diagnosi e il trattamento della ludopatia sono essenziali per affrontare il problema. Si punta a terapie individuali, di gruppo, e, in casi specifici, farmacologiche. La stimolazione magnetica transcranica rappresenta una nuova frontiera terapeutica.

L’avvento di Internet e smartphone ha rivoluzionato il mondo del gioco, spostando l’attenzione verso le piattaforme online. Questo spostamento ha creato comunità virtuali, rendendo l’esperienza di gioco meno solitaria ma potenzialmente dannosa. L’isolamento dal mondo reale può avere un impatto significativo, in particolare sugli adolescenti, inducendo una sorta di fuga dalla realtà.

La dipendenza dai videogiochi può portare a una diminuzione della frequenza scolastica e un calo del rendimento. L’isolamento virtuale può anche causare una perdita di interesse nella vita reale e nelle relazioni personali. Per gli adolescenti, il mondo virtuale può diventare un rifugio, un luogo di accettazione al contrario del mondo reale, spesso percepito come giudicante.

La scuola rappresenta una linea di difesa cruciale contro la ludopatia. Fornire supporto agli studenti affetti, promuovere un distacco graduale dai videogiochi e incoraggiare l’interazione reale sono passi fondamentali.

La cooperazione tra istituzioni educative, famiglie e specialisti può contribuire significativamente a mitigare l’impatto di questa crescente dipendenza, promuovendo un approccio al gioco più consapevole ed equilibrato.

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