Sciopero lunedì, la questura di Roma cambia la piazza della protesta. Pacifico (Anief): non comprendiamo ma ci adeguiamo

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Cambio di programma per i manifestanti della scuola che compattamente lunedì prossimo intendono esporre le proprie ragioni davanti a Montecitorio contro l’approvazione del Decreto Legge n. 36, collegato al Pnrr, che introduce delle modalità di reclutamento e formazione invise da tutti.

Applicando una direttiva conseguente agli incidenti di piazza del 9 ottobre scorso, la questura di Roma si è opposta alla richiesta di manifestare davanti a Montecitorio, spostando la protesta a Piazza Santi Apostoli, sempre alle ore 10.30. Lo sciopero si svolgerà per l’intera giornata ed è rivolto a tutti i lavoratori in servizio nelle 8.300 istituzioni scolastiche ed educative italiane.

“Non comprendiamo perché debba essere il mondo della scuola a subire le conseguenze condotte in circostanze e contesti ben diversi – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, ciò detto comunque lo spostamento di programma non cambia le ragioni della protesta che vede protagonisti tutti e sei i sindacati rappresentativi della scuola. Governo e Ministero dell’Istruzione si devono rendere conto che la riforma del Pnrr, almeno nella parte che riguarda l’Istruzione, non può essere approvata nei termini in cui ha detto sì il Consiglio dei Ministri a fine aprile”.

Secondo Pacifico, “occorre assolutamente approvare gli emendamenti suggeriti dal sindacato alle commissioni riunite 1ª (Affari Costituzionali) e 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali) del Senato, a cui è stato assegnato l’esame del testo prima dell’approdo in Aula. I senatori sanno bene a cosa ci riferiamo, perché abbiamo esposto nei giorni scorsi le nostre ragioni durante le audizioni per spiegare il nostro no alle gravissime questioni di metodo e di merito rispetto alle modalità adottate e ai contenuti proposti in tema di formazione iniziale e continua, reclutamento e valorizzazione del personale docente. Ci opponiamo, in particolare, alla mancata valorizzazione del lavoro in classe per fare spazio ad ore aggiuntive di formazione che invece andrebbero pagate a tutti; come ci opponiamo al mancato rispetto per la libertà d’insegnamento, all’esclusione totale dal progetto di riforma del personale Ata, all’elusione dell’annoso problema dei lavoratori precari della scuola, considerati preziosi per le supplenze e poi esclusi da qualsiasi strada che porta alle immissioni in ruolo pur sapendo bene che con il doppio canale di reclutamento si risolverebbero tutti i problemi della supplentite”.

LE MOTIVAZIONI DELLO SCIOPERO

Il Decreto-Legge 36 del 30 aprile scorso non risolve un ben nulla. Il sindacato ribadisce il suo no alla decisione di procedere all’accesso all’insegnamento instradato su un canale unico: quello concorsuale, che sia nella sua declinazione ordinaria come in quella straordinaria ha ampiamente dimostrato, negli ultimi dieci anni, di essere totalmente insufficiente al soddisfacimento del fabbisogno di docenti. Fabbisogno cui tuttavia si continua a far fronte attraverso il ricorso reiterato a contratti a tempo determinato, in violazione della normativa dell’Unione Europea in tema di precariato che già ha comportato per lo Stato italiano l’apertura di numerose procedure di infrazione e condanne innanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Rimane totalmente inascoltata la richiesta dell’ANIEF di rilancio del doppio canale di reclutamento, attraverso l’affiancamento ai concorsi di un percorso di stabilizzazione tramite graduatorie per titoli e servizi, che garantisca comunque i necessari livelli di qualificazione professionale attraverso corsi abilitanti (a carico del Ministero) da svolgere nell’anno di formazione e prova. Il D.L. 36/2022, inoltre, complica e dilata modi e tempi dell’accesso ai ruoli del personale docente attraverso un complesso sistema in cui al superamento del concorso non fa più seguito, per coloro che vi accedono senza l’intero bagaglio di 60 CFU, l’immissione in ruolo diretta, bensì un ulteriore anno di servizio a tempo determinato (!) durante il quale acquisire i 30 CFU previsti, seguito da un anno di formazione e prova che prevede oltre alla valutazione conclusiva ma anche un test finale.

Per di più, il D.L. 36/2022 interviene anche sul tema della formazione in servizio del personale docente e della valutazione, prevedendo un meccanismo di incentivazione economica sul quale il ruolo della contrattazione viene relegato alla mera definizione del carico orario aggiuntivo e dei criteri di incentivazione. Inoltre, in prima applicazione e nelle more dell’adeguamento contrattuale, si prevede di assegnare ai comitati di valutazione presso le scuole la determinazione dei criteri di riconoscimento dell’incentivazione salariale, escludendo il coinvolgimento della RSU d’istituto e limitando a priori al 40% dei richiedenti la platea massima dei beneficiari.

Inoltre, la copertura finanziaria dell’erogazione della formazione viene garantita, a partire dal 2028, dal fondo per la Carta del docente introdotta dalla L. 107/2015. Come dire che le risorse per la formazione non aumentano ma vengono reperite, come purtroppo avviene da anni, attraverso una riallocazione di quelle già esistenti. Altro che investimenti sulla formazione! Il decreto prevede addirittura di finanziare i costi per gli incentivi alla formazione attraverso la riduzione complessiva dell’organico di diritto di 9.600 posti dall’anno scolastico 2026/27 al 2030/31, imboccando quindi la direzione diametralmente opposta a quella di aumento degli organici, propugnata da ANIEF per garantire la riduzione del numero di alunni per classi indispensabile per una didattica sicura ed efficace.

Come risulta inaccettabile il fatto che sempre dallo stesso fondo per la Carta del docente, che secondo la Corte di Giustizia europea va data anche ai docenti precari, si attinga, dal 2027, per la copertura delle spese di funzionamento dell’istituenda Scuola dl alta formazione dell’istruzione, ente sulla cui reale utilità ANIEF avanza forti dubbi. Durante lo sciopero, indetto in conformità e nel rispetto di quanto previsto dalla normativa sullo sciopero dei servizi pubblici essenziali, la legge 146/90 e l’Accordo Nazionale del 2 dicembre 2020 verranno garantite le prestazioni indispensabili come previsto dall’art. 2 di quest’ultimo.

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