Sciopero docenti: (forse) più efficace durante un festivo

di redazione
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E’ giusto che gli insegnanti scioperino? A porsi questa domanda è proprio una docente che esterna la sua riflessione al sito di Famiglia Cristiana.

Sono una docente di scuola secondaria di primo grado e le scrivo per avere un parere su una questione “spinosa”: in Italia non fa in tempo a suonare la prima campanella che subito tuonano i campanoni degli scioperi degli insegnanti (il primo l’11 settembre).

Inizia così la riflessione della professoressa sulla testata online.  La sua prosegue poi con un accento storico sui luoghi di nascita (la fabbrica) di questo strumento di protesta.

Non cadere nell’equivoco

L’inicip però non deve far cadere nel pregiudizio. La docente mette in risalto la differenza sostanziale della proprietà fra la fabbrica e la scuola: la prima attiene a un soggetto privato, la seconda alla collettività.

Nel caso dello sciopero dei docenti, come riflette la docente, “a farne le spese sono gli utenti, nel nostro caso gli alunni e le famiglie. Per cui, mentre il ministero può fare orecchie da mercante, noi scioperando priviamo gli studenti del diritto all’istruzione, sacrosanto quanto quello a protestare quando le cose non funzionano“.

Altre forme per rivendicare i diritti

La professoressa è lungi dal voler tacitare i suoi colleghi dalla rivendicazioni delle istanze o dei diritti. Si chiede però quale possa essere la forma più adatta. “Non sarebbe ora di trovare metodi meno dannosi e più efficaci -prosegue nella riflessione – per tutelare sia il diritto degli insegnanti di dissentire con le scelte del governo, sia quello degli alunni di non perdere giorni di lezione?

Poi avanza una soluzione: “Forse una bella manifestazione di fronte al ministero in un giorno festivo farebbe più clamore e otterrebbe la stima e la simpatia delle famiglie, che invece non fanno di certo i salti di gioia quando devono barcamenarsi tra gli innumerevoli avvisi di sospensione del servizio scolastico“.

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