Sciopero 30 maggio, c’è chi ha detto no: “Avremmo ottenuto qualcosa solo bloccando gli scrutini”

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In attesa dei dati definitivi dell’adesione allo sciopero scuola del 30 maggio, molti docenti che non hanno protestato spiegano le ragioni per cui non sono scesi in piazza a manifestare contro le scelte del Governo sulla scuola.

Sul Quotidiano La Repubblica, c’è una testimonianza di un’insegnante che spiega i motivi che l’hanno portata a non scioperare: “sono quasi sempre stata al fianco di tutti i colleghi e lo sono ancora“, esordisce la docente, “ma questa volta non me la sono sentita, forse sono disillusa, più riflessiva rispetto agli anni in cui scioperavo d’impeto“.

Secondo l’insegnante, Daniela Botta, in ruolo da 17 anni, “scioperare un giorno non serve a nulla. L’unico sciopero che ottenne veramente qualcosa risale al 1987 con lo sciopero di scrutini ed esami“.

L’insegnante infatti crede che “questo sciopero alla fine concederà alla categoria qualche briciola ma in fondo la scuola rimarrà così com’è“.

Alle 17 di ieri, 30 maggio, l’adesione allo sciopero generale proclamato dai sindacati del personale della scuola è pari al 15,59% dei lavoratori, secondo la rilevazione elaborata sul 57,98% degli istituti (4.775 su 8.235) che riguarda più del 75% degli addetti del comparto. Lo rende noto il Dipartimento della Funzione pubblica.

Le motivazioni dello sciopero

Molteplici i motivi di questo sciopero che fanno perno “contro l’invasione di campo operata dal Governo con il decreto Legge n. 36 del 30 aprile 2022 per quanto riguarda salario e carriera, che sono di esclusiva competenza delle parti negoziali”. I sindacati della scuola chiedono, tra l’altro, lo stralcio dal decreto di tutte le materie di natura contrattuale; l’avvio immediato della trattativa per il rinnovo del contratto, scaduto da tre anni; l’implementazione delle risorse per la revisione e l’adeguamento dei profili Ata e per l’equiparazione retributiva del personale della scuola agli altri dipendenti statali di pari qualifica e titolo di studio e il progressivo avvicinamento alla retribuzione dei colleghi europei.

E poi, l’eliminazione degli eccessi di burocrazia nel lavoro dei docenti; la restituzione della formazione di tutto il personale della scuola alla sfera di competenza dell’autonomia scolastica e del collegio docenti; la revisione degli attuali parametri di attribuzione degli organici alle scuole per il personale docente, educativo e Ata; la riduzione del numero di alunni per classe; modalità specifiche di reclutamento e di stabilizzazione sui posti storicamente consolidati in organico di fatto che superino il precariato esistente; modalità semplificate, per chi vanta una consistente esperienza di lavoro, di accesso al ruolo e ai percorsi di abilitazione.

Poi, ancora, l’incremento dell’organico dei collaboratori scolastici di 2.288 unita secondo l’impegno ministeriale; l’indizione del concorso riservato per gli Assistenti Amministrativi Facenti funzione di Dsga con tre anni di servizio nella funzione anche se sprovvisti di titolo di studio; la semplificazione delle procedure amministrative per liberare le segreterie dai compiti impropri (pensioni, ricostruzione di carriera, graduatorie di istituto) re-internalizzando quelli di competenza dell’Amministrazione scolastica e la revisione del regolamento sulle supplenze Ata.

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