Sciopero 10 dicembre, Turi (Uil) risponde a Gissi (Cisl): la lingua batte dove il dente duole. Sui numeri polemica stucchevole

WhatsApp
Telegram

“Quando si invoca la verità dei fatti sembra doveroso porre alcune considerazioni e valutazioni. Per questo, anche se non dovremmo rispondere alle parole della segretaria della Cisl Scuola, vogliamo guardare oltre l’orizzonte delle piccole cose ed essere seri. I lavoratori faranno le loro valutazioni”: lo scrive Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola in risposta alla segretaria della Cisl Maddalena Gissi.

“Abbiamo rispettato le scelte della Cisl Scuola e ci saremmo aspettati altrettanto rispetto, ma evidentemente la lingua batte dove il dente duole.

Qual è il dente dolente? Quello dell’essere isolati e limitarsi ad attendere ciò che una politica – inconcludente, almeno sino ad oggi – è disposta ad elargire, attraverso emendamenti.
Emendamenti che non si rifiutano a nessuno, gli archivi di Camera e Senato ne sono pieni.

Come UIL Scuola abbiamo scelto di decidere nel merito delle questioni, di non affidare le nostre aspettative a compiti non nostri. E’ compito del Parlamento legiferare, compito dei sindacati è trovare soluzioni, rivendicare diritti.

Non ci appartiene l’abitudine di proporre emendamenti (metodo utilizzato, in verità, da altre organizzazioni sindacali) in quanto il nostro ruolo si svolge fuori dai palazzi del potere.
Il sindacato è per sua natura un contro potere. Incalza le scelte che il potere mette in atto. Per noi non ci sono governi amici o nemici ma governi con cui si apre il confronto, si negozia, si discutere, si risolve.
Nessuna commistione. Posizioni diverse. Obiettivi molte volte diversi.

Il sindacato che mi onoro di rappresentare è un sindacato libero, indipendente dai partiti e dai governi e svolge la sua funzione nelle sedi deputate, avendo per prima responsabilità quella di tutelare e rappresentare i lavoratori – iscritti e non – per mantenere le grandi conquiste democratiche e sindacali degli anni passati.

Sedi di confronto, contrattazione, misure rivendicative sono gli strumenti per firmare accordi e contratti per tutelare i diritti dei lavoratori. Gli scioperi per rivendicare scelte e diritti non graditi al potere.

Non dimentichiamo, certo, di svolgere anche un ruolo politico. Quello che contraddistingue il sindacalismo confederale da quello corporativo che agisce senza considerare il quadro politico ed economico di riferimento generale.

E’ in questo contesto – politico e economico – che vanno misurate la responsabilità e la serietà.
Quella più volte invocata (sempre in senso autoreferenziale) dalla CISL Scuola.

Andiamo ai fatti. Ci accingiamo ad un rinnovo contrattuale senza le risorse necessarie per dare risposte ai lavoratori. Gli accordi sottoscritti con tre governi e tre ministri sono stati disattesi. I precari sempre di più e in balia della politica dei concorsi in una sorta di guerra tra poveri.

I famosi tavoli? Ne possiamo contare a decine, tutti inutili e non risolutivi di nulla.
Il Tavolo permanente sulla sicurezza? Abbiamo sottoscritto impegni sindacali, disattesi dopo mezza giornata, e poi abbandonati all’oblio, fagocitati dalle circolari, scritte e poi smentite in diretta dal Governo.

Per il segmento di età 0-6 anni, non è stato siglato nessun accordo. Tutto sospeso.
Non è stato abbandonato alcun ‘tavolo’. Alcune scelte cruciali sono state semplicemente messe nel dimenticatoio dal ministero che non ha avuto alcuna capacità di decisione autonoma.

Il tavolo sulla mobilità? Sfidiamo chiunque a dire che si poteva sottoscrivere il contratto eliminando i vincoli sulla mobilità. Abbiamo scelto la strada del dissenso aperto per evitare di certificare la stretta volontà di lasciare le cose come stanno, come è successo lo scorso anno e alla vigilia del rinnovo del contratto con l’Aran.

Andiamo al quadro attuale: le politiche neo liberiste di questo Governo mettono in discussione il modello stesso di scuola di questo paese e che merita molto più di un tavolo o di un emendamento.
In quella che viene definita da tutti una manovra espansiva da 33 miliardi alla scuola arriva solo lo 0,65%.

Le somme definite nei capitoli di Bilancio non trovano compensazione – come si voleva far passare nello scorso Governo – neanche con riforme fiscali che penalizzano, invece, le basse retribuzioni quelle per le quali la scuola ha il triste primato.

Appare chiaro a tutti che occorra una nuova politica di rilancio della scuola costituzionale democratica e partecipata della Repubblica.

Queste le premesse e gli obiettivi da perseguire. Poi ci sono le risposte che il personale può e deve ricevere e che il governo e le forze politiche devono assumere.

Siamo stati oggetto di critiche più sugli strumenti (lo sciopero) che sul merito.
Guarda caso i nostri detrattori sono tutti fieri sostenitori di quelle politiche noi vorremmo cambiare.

Noi siamo convinti che ci sia bisogno di agire con la protesta, quando serve, come in questo caso, non con la ‘preghiera’ di emendamenti che possono alleviare i problemi ma non risolverli. Se emendamenti ci saranno, tutti ne assumeranno i meriti. Intravediamo già la narrazione delle diverse posizioni, delle polemiche, di quelli che ‘lo sapevano’.

Lo strumento dello sciopero ha dato già i risultati che la Cisl Scuola vuole contestarci.
Ha riaperto la discussione sulla scuola e sul suo sciopero, che era stato oscurato nei giorni precedenti al 10 dicembre, anche nelle comunicazioni del ministero (sempre solerte a comunicare gli scioperi di sigle marginali) molto prudente per quelle confederali; ha risvegliato le forze politiche che sulla scuola si erano rassegnate alle politiche governative, e si stanno misurando sugli emendamenti.

Quella sui numeri, infine, appare come una polemica stucchevole. I dati della Funzione Pubblica, ancora parziali, alle 13,45 del 10 dicembre hanno accertato – sulla base dei dati comunicati a quell’ora dal MI – che hanno aderito allo sciopero 74.594 persone.
Assenti, per altri motivi erano 118.625 persone.

Lo sciopero è costato ai lavoratori 4 milioni e mezzo di euro di trattenute sulle retribuzioni. Esattamente 4.394.524, 32 euro, una cifra enorme.

A chi vorrebbe indurci a pensare che questi siano dati residuali, chiediamo di fare una comparazione con l’ultimo sciopero: nel 2016, dove a sigle complete (anche Cisl Scuola) la percentuale del personale che aveva scioperato era del 9%.

Più che pensare al 90 % di chi non ha aderito, la Cisl Scuola dovrebbe riflettere sull’esiguità del differenziale tra il dato 2016 e il dato definitivo che attendiamo.

Ultima considerazione: bisogna essere molto attenti al pensiero unico omologante di un potere dei partiti a cui lo sciopero ha suonato un segnale di stop.

Noi esprimiamo il nostro pensiero divergente e lo offriamo alla valutazione delle persone, che rappresentano la nostra bussola, determinano il pensiero e le azioni di un sindacato libero, laico ed indipendente che accetta le critiche, le valuta, ma rimanda al mittente il tentativo peraltro goffo di far credere che se uno sciopero non basta, le cose possono essere cambiate da un non-sciopero.
In democrazia ci si misura, nel tempo e nei risultati, non delegittimando i pensieri e le azioni altrui”, conclude Turi.

Sciopero scuola, Gissi (Cisl) agli altri sindacati: “Rispettare la verità dei fatti”

WhatsApp
Telegram

Concorso ordinario secondaria: diventerà annuale. Nessuna prova preselettiva. Eurosofia mette a disposizione i propri esperti