Sciopero 10 dicembre, Pacifico (Anief): no a obbligo vaccino e sanzioni per docenti e ATA che rischiano ogni giorno. La Repubblica è fondata sul lavoro [INTERVISTA]

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Venerdì 10 dicembre sciopero della scuola. Anief scende in piazza perché “la scuola merita a priori, non solo con la dad” e “la nostra Repubblica è fondata sul lavoro, tutto il nostro ordinamento è fondato sulla rimozione degli ostacoli al lavoro”: intervista a Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

Quali sono le ragioni che vi hanno spinto allo sciopero del 10 dicembre?
Da una parte l’introduzione dell’obbligo vaccinale dal 15 dicembre. Dall’altra parte tutto ciò che manca in legge di bilancio e che auspichiamo che, attraverso le proposte emendative, nel passaggio parlamentare, grazie anche allo sciopero del 10 dicembre, possano essere accolte. L’abbiamo chiamata “La scuola merita” per ricordare che la scuola non merita soltanto quando c’è la dad e con la pandemia, ma la scuola merita a priori degli interventi immediati e urgenti.

Quali sono questi interventi urgenti?
La prima cosa è lo stanziamento di risorse che possano ancorare gli stipendi all’inflazione. Noi vogliamo un salario minimo legato all’inflazione.
Le attuali risorse stanziate sono risibili e quei pochi soldi, 10 euro per la contrattazione, sono umilianti per il personale ATA, perché non potrebbe neanche accedervi, e per il personale docente perché dovrebbe dimostrare qualcosa che ha già dimostrato di avere superando dei concorsi. Ogni giorno l’insegnante dimostra di saper insegnare. Per questo è un’umiliazione.
Oltre al salario minimo, noi chiediamo le indennità.

Avete presentato un emendamento sul rischio biologico del personale scolastico
Sì, perché riteniamo che se il governo vuole che la scuola sia in presenza e continua ad essere latitante rispetto alle richieste di sdoppiare le classi, e quindi continua a mettere a rischio il lavoro del personale scuola, si deve riconoscere quel rischio che già si riconosce al personale sanitario. La scuola in questo momento è un luogo di rischio, docenti e ATA rischiano ogni giorno.
E poi chiediamo un’indennità di incarico, che già i giudici riconoscono sull’abuso dei contratti a termine. E ancora: l’indennità di sede, che già esiste nel privato come indennità di trasferta, perché il personale della scuola molto spesso lavora lontano dalla propria residenza e non è giusto che lasci lo stipendio nei trasporti.
Questo ha dei risvolti nella mobilità: ci devono essere delle regole nuove che aboliscano ogni vincolo sui trasferimenti  e permettere ai lavoratori di conciliare la vita familiare con la vita lavorativa.

Contestualmente bisogna intervenire per eliminare la disparità di trattamento tra personale precario e di ruolo. I precari vanno stabilizzati attraverso l’utilizzo del doppio canale di reclutamento per gli insegnanti, anche di religione cattolica. E poi un canale di reclutamento prioritario per gli ATA.

Tutto questo non si può fare se si continua a pensare che la scuola debba essere il luogo dove risparmiare i soldi anziché investirli. Anche nel Pnrr abbiamo investito meno della metà di quanto hanno investito altri Paesi europei.

Quello su cui noi puntiamo è lo sdoppiamento delle classi, che fino a quando ci sarà lo stato emergenziale deve rispettare le regole sul distanziamento sociale negli spazi chiusi. Quindi ogni 35 metri quadrati non più di 15 alunni, e quando finirà lo stato emergenziale si deve rispettare la normativa vigente sullo spazio di sicurezza: 1,80-2 metri per alunno.

Pensate che l’obbligo vaccinale sia inutile senza lo sdoppiamento delle classi?
L’obbligo del green pass negli ultimi quattro mesi non ha evitato la messa in quarantena delle singole classi. L’utilizzo del green pass ha dimostrato che i lavoratori non vaccinati erano sani, dimenticando che i lavoratori vaccinati potevano diffondere il virus. Questo è stato un grave errore che si continua a perpetuare nella volontà di estendere l’obbligo al personale docente e amministrativo, sperando ancora una volta che questo possa garantire la didattica in presenza. E’ una grave lesione delle libertà individuali. Il 30 novembre la corte distrettuale della Louisiana ha sospeso l’obbligo vaccinale per 2,4 milioni di operatori sanitari degli Usa, ricordando che durante la pandemia bisogna stare più attenti a tutelare i diritti e le libertà individuali, alla base dello stato democratico.

Tornano le sanzioni per docenti e ATA inadempienti: da 600 a 1500 euro. Il ministero lo ha esplicitato nella circolare inviata alle scuole con le indicazioni per l’obbligo vaccinale dal 15 dicembre
Rasenta la presa in giro. Non solo il lavoratore viene sospeso, ma deve pure pagare la multa. Il diritto al lavoro non è riparabile. La nostra Repubblica è fondata sul lavoro, tutto il nostro ordinamento è fondato sulla rimozione degli ostacoli al lavoro. L’articolo 19 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea ha introdotto il principio di non discriminazione, recepito nella direttiva 78 del 2000, che addirittura estende il principio della non discriminazione nei luoghi di lavoro anche per motivi di convinzioni personali.
Noi siamo più che convinti che un giudice prima o poi dia ragione a chi vuole esercitare i diritti fondamentali alla base dello Stato moderno anche nel Vecchio continente.

Anief ha proposto un calcolatore per avere una stima delle differenze stipendiali di docenti e ATA. Può spiegare di cosa si tratta?
Il calcolatore si lega alle battaglie vinte da Anief negli ultimi 5 anni. Si tratta di uno strumento libero e gratuito. Ogni docente e ATA può verificare in pochi secondi quanto sono le differenze retributive che gli deve lo Stato. Il calcolatore è utile sia a chi è precario, sia a chi oggi è di ruolo ed è stato precario. Si può arrivare a cifre complessive addirittura di 80 mila euro, come successo a una collega a cui abbiamo calcolato l’anzianità di servizio.

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