Sciopero 10 dicembre, la voce di chi la scuola la vive: “Dalle classi pollaio agli stipendi. Il Governo non affronta i veri problemi” [VIDEO]

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Classi pollaio, stipendi e precariato: sono alcuni dei temi ricorrenti che hanno animato lo sciopero del 10 dicembre indetto dai sindacati Flc Cgil, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda, a cui si sono aggiunti anche l’Anief e alcuni sindacati di base. La nostra inviata da Roma, Elisabetta Tonni, ha raccolto le testimonianze dalla piazza di alcuni protagonisti della protesta.

Giorgio La Placa, punta sulla riduzione degli alunni per classe: “Con questi numeri i docenti non riescono nemmeno a lavorare bene. Questa pandemia non ha portato nulla di diverso, rispetto al passato. Sono 20 anni di promesse mai mantenuto. Abbiamo inoltre più lavoro e gli stessi stipendi“.

Daniela Margiotta, invece spiega: “c’è una chiusura totale verso chi la scuola la vive in prima persona. Si parla di obblighi ma non si fa nulla per andare incontro alle reali esigenze. Meno chiacchiere e meno burocrazia. Chi va la Governo pensa di sapere cosa serve alla scuola. E con questo presupposto non si riuscirà mai a risolvere i problemi della scuola. Le cose che si risolvono solo grazie alla buona volontà degli operatori scolastici”. 

Dice invece Romolo Torri: “La finanziaria non affronta i problemi della scuola. Si era parlato di dimezzare gli alunni per classe ma non mi risulta. Gli edifici non hanno gli spazi necessari. Non c’è una volontà politica per risolvere i problemi della scuola. Se non si finanzia la scuola evidentemente non si fa? I fondi del Pnrr non sono sufficienti. Sembrano cifre enormi ma in realtà non bastano. Quando si parla di 87 euro di aumento e 12 euro per la dedizione, significa che non si vuole affrontare il problema“.

Per Dario Catapanoi pochi investimenti sulla scuola si fanno sulle infrastrutture e non sul personale. Fino ad oggi solo il buon senso e la buona volontà ha portato avanti tutto. Non solo non si investono soldi. Nemmeno le manovre a costo zero, tipo i vincoli della mobilità. Si tratta di una scuola ad uso e consumo“.

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