Scienze delle religioni, alcune riflessioni sulle parole della senatrice Granato

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Inviato da Nicola Incampo – Gentilissima Senatrice Granato, molti abbiamo letto le sue ultime dichiarazioni a proposito dell’approvazione dell’emendamento del PD che consentirà ai laureati in Scienze delle religioni (codice LM64) di accedere ad altri insegnamento.

Per correttezza volevo solo farle notare che la laurea in Scienze delle religioni, che ha una classe di concorso, non è la laurea Magistrale in Scienze Religiose richiesta dal DPR 175/12 per insegnare religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie. Lei sta “lavorando” in Parlamento solo per cacciare l’ora di religione dalla scuola, e purtroppo ha dalla sua parte chi dovrebbe stare dalla nostra. Sa cosa ho pensato quando ho letto il suo intervento?
Se la senatrice Granato non ha colto la differenza tra Laurea in Scienze delle religioni e Laurea Magistrale in Scienze Religiose come farà a conoscere il valore dell’idoneità? Noi abbiamo sempre sostenuto che l’idoneità è abilitante, ma lei sa che cosa è l’idoneità all’insegnamento della religione cattolica? Mi sembra proprio di no.
Perché dal suo intervento emerge una visione non vera di tale istituto, infatti per lei è “potere della Chiesa”, invece di “valore di garanzia” di quello che si insegna.
Senatrice la invito ad un dibattito su questi temi.

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