School Bonus. Rete Studenti Medi, vogliamo equità e finanziamenti statali

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E’ ormai tutto pronto per dare il via allo School Bonus, provvedimento che permetterà ai privati di finanziare quasi del tutto direttamente le scuole italiane, sia quelle statali che quelle paritarie.

Il provvedimento era stato inserito originariamente nel ddl “Buona Scuola” ed era stato successivamente modificato a seguito del parere della commissione Finanze al senato. Un emendamento della legge di Stabilità 2017 ha però reinserito le specifiche della manovra nei binari originari, prevedendo che il 90% dell’erogazione liberale venga destinato direttamente alla singola scuola e che solo il 10% vada ad un fondo nazionale di redistribuzione e mantendendo il credito d’imposta al 65% per il primo anno e al 50% per il secondo.

Giammarco Manfreda, Coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi, dichiara:” Siamo estremamente convinti che l’istruzione, in primis quella pubblica, sia il primo motore di una società sana. Per questo pensiamo che sia inaccettabile delegare il funzionamento delle strutture scolastiche ad enti privati che così facendo si sostituiscono ad uno dei ruoli fondamentali dello stato: garantire un’istruzione di qualità per tutte e per tutti. Le perplessità che avanziamo non sono dovute a solo ideologismo ma a preoccupanti storture che potrebbero generarsi con l’ingresso facilitato di capitali privati nella scuola pubblica. Infatti è innegabile che qualsiasi ente privato abbia degli interessi, interessi che non sempre potrebbero coincidere con ciò di cui la scuola italiana ha veramente bisogno al momento. Il rischio maggiore è quello di creare una situazione in cui scuole che dimostrano un’eccellenza possano attrarre il maggior numero di sovvenzionamenti, mentre le strutture che vivono già ora una condizione di estrema difficoltà vengano lasciate ancora più indietro, creando una situazione di disparità che a lungo andare diventerebbe incolmabile. Inoltre la strutturazione delle percentuali, con un divario abissale tra un 90 ed un 10 per cento come in questo caso, non fa altro che aumentare le nostre perplessità e criticità nei confronti dello “school bonus”. “

Continua Manfreda:” L’unico modo per evitare che si vengano a creare scuole di serie A e scuole di serie B, come già denunciato in precedenza a partire dal primo disegno di legge della “Buona Scuola”, è che il governo italiano scelga di investire seriamente in materia di diritto allo studio, facendo sì che sia lo stato il primo garante dei servizi fondamentali. La scuola italiana versa tuttora in una condizione estremamente difficile e permettere ai privati di incidere così pesantemente nel futuro dell’istruzione non è la risposta ai nostri problemi, anzi data la nettezza geografica con il quale è suddivisa la ricchezza nel nostro paese, questo sistema potrebbe acuire le immense disparità presenti tra le scuole del Nord Italia e quelle del Sud, oppure tra i celebri licei dei centri città a discapito delle scuole della periferia. Per questo abbiamo deciso che ci mobiliteremo sin dal primo giorno del rientro a scuola dalla pausa Natalizia, il 9 gennaio, per esprimere la nostre contrarietà ma anche per chiedere un modello di scuola alternativo, che sia garante di uguaglianza e che sia in grado di offrire una formazione valida ad ogni singolo studente.”

Chiediamo che si faccia un grosso passo indietro su questo provvedimento, vogliamo che si concretizzino le parole dette alla caduta del governo Renzi, dove si ammettevano le colpe di una riforma malfatta e speriamo che la nuova Ministra dell’Istruzione colga l’occasione di poter definire una cesura con chi l’ha preceduta. Saremo pronti ad eventuali confronti che speriamo si possano aprire al più presto con le istituzioni, non possiamo più permettere che le sorti della pubblica istruzione vengano decise a prescindere da un confronto con le organizzazioni studentesche.

Giammarco Manfreda

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