Schola delenda est

di redazione
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Mario Raia, Segretario Generale UIL Scuola Di Reggio Emilia –  La scuola bisogna distruggerla anzi è già distrutta. Parafrasando una nota frase di Catone, il censore che pronunciò la famosa frase: Cartago delenda est , Ceterum censeo: Renzi.

Mario Raia, Segretario Generale UIL Scuola Di Reggio Emilia –  La scuola bisogna distruggerla anzi è già distrutta. Parafrasando una nota frase di Catone, il censore che pronunciò la famosa frase: Cartago delenda est , Ceterum censeo: Renzi.

Paradosso, mica tanto, libera interpretazione poetica di una fine annunciata e proclamata per favorire interessi comuni ad personam discriminando sempre di più le differenze fra i lavoratori della scuola, esclusi i dirigenti scolastici, che in pompa magna attendono al loro banchetto le vittime sacrificali. Come possiamo mettere gli alunni al primo posto se gli insegnanti sono al fanalino. L’autonomia scolastica dove è andata a finire, la libertà di insegnamento compromessa da un sistema vizioso e mortificante pendente da una struttura meramente produttiva e privatistica dove la nuova oligarchia scolastica potrà avere veto di decisione e di scelta. Si danno super poteri ai Presidi che decidono su tutto: dalla valutazione alla didattica, alla retribuzione, alla scelta degli insegnanti. Che fine faranno il pluralismo culturale e la libertà di insegnamento che rappresentano il cuore dell'autonomia scolastica?

Assistiamo ad una forma di governo dove il potere del principe, il Dirigente scolastico, affiancato da una corte di ufficiali, insegnanti collaborazionisti, diete nei quali sono presenti le classi privilegiate come gli imprenditori, decidono non di un percorso formativo mirato alla crescita intellettuale e morale degli alunni secondo la pedagogia classica e moderna ma di un percorso mirato sempre di più ad interessi personali e privatistici mascherati dalla cosiddetta “meritocrazia”. Un colpo di stato dove il potere assoluto del tiranno sovverte l’ordine costituito e tutelato dalla nostra Costituzione che vede la scuola come ente sia statale, sia paritaria. In entrambi i casi è un'Istituzione per i cittadini e per le persone, non per interessi di tipo economico.

Gli articoli 33 e 34 della Costituzione Repubblicana fanno della scuola dello Stato il modello a cui le scuole private devono adeguarsi, e non ipotizza nemmeno alla lontana due modelli di educazione alternativi e concorrenti. Ma come può esser mantenuta l'efficacia del modello se la scuola pubblica viene continuamente depotenziata tagliandone personale e risorse, e per giunta demotivando chi quotidianamente si impegna e crede nel proprio lavoro.

Cartago delenda est. Si apre uno scenario talmente opposto al dictat costituzionale che fa rabbrividire.

Uniamoci nella lotta. Facciamo della giornata del 5 maggio 2015, sciopero generale della scuola, l’inizio della riappropriazione dei nostri diritti, della cultura, del lavoro e dell’Istituzione scolastica.

 

 

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