Schede didattiche per ripensare il modo di fare scuola. Lettera

di redazione
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Marco Mazzucchi – Ho letto la lettera di Mario Bocola, pubblicata su Orizzonte Scuola, in data 24 maggio 2018. Benché sia d’accordo nel suo insieme con la Sua opinione, vorrei fare alcune precisazioni e condividere delle riflessioni di ordine pragmatico pedagogico.

Credo che data la liquidità, per metterla in toni baumiani, della società odierna, dobbiamo smetterla di dire: “se la famiglia non collabora cosa possiamo fare noi?” Nel pensare ciò non risolviamo nulla. Ci sono tantissime, praticissime attività pedagogiche che possiamo condurre all’inizio dell’anno scolastico in sede di accoglienza dei ragazzi, al fine di educarli ad un atteggiamento adeguato a scuola.

Ci sono anche tantissime cose che si possono fare per tentare di risolvere il problema delle classi difficili. La pedagogia comportamentale ha perfino strategie idonee a modificare, gestire il comportamento di casi autistici. Perché se si riesce a portare il cambiamento in persone affette da un problema così serio, sovente non si riesce a cambiare, gestire il comportamento del ragazzo normale che disturba semplicemente perché è sciocco? Naturalmente la parte scrivente sarà lieta di condividere con chiunque le chieda al sottostante indirizzo, delle schede realizzate personalmente, di progetti pedagogici educativi atti ad aiutare a portare qualche piccolo cambiamento nelle pratiche scolastiche: [email protected] . Sicuramente non sono nulla di nuovo e sicuramente tanti colleghi le svolgono già ormai da anni, ma forse qualcuno potrebbe trovarle utili o interessanti. Ovviamente non sono la panacea, sono solo idee pragmatiche, concrete.

Forse prendere atto delle parole scritte nell’articolo di cui al seguente rimando e trasformare dette parole in azioni concrete, potrebbe aiutare a tentare di risolvere i vari problemi che ci affliggono tutti i giorni a scuola, perché se vogliamo che cambino le cose, dobbiamo essere noi i primi a mettere in atto il cambiamento: Insegnamento, nelle scuole steineriane e montessoriane si pensa anche al concetto di “educare”. Lettera

Forse noi docenti dovremmo lottare, civilmente ed educatamente, tutti uniti per riprendere il possesso della nostra figura autorevole di insegnante che negli anni pare sia andata sempre più scemando. Occorrerebbe riportare al giusto livello la discrezionalità del docente che non dovrebbe preoccuparsi dell’opinione del tale o dell’altro tale ma dovrebbe poter esercitare liberamente le proprie funzioni, certo che il suo operato potrà essere condiviso, ragionato con i ragazzi, con le famiglie perché loro sono i fruitori dell’opera di docenza, ma non messo in discussione.

Il modo, a mio avviso, l’unico modo di poterlo fare è quello di dimostrare coi fatti che sappiamo cambiare ma che nel frattempo non siamo disposti ad adeguarci al male.

Sappiamo cosa è importante esigere dai nostri ragazzi per una didattica di qualità e dobbiamo esigerlo. A titolo di esempio concreto si pensi che un ragazzo di facoltà cognitive medie, nel caso delle lingue, può raggiungere il livello B1 alla fine del triennio della scuola secondaria di I grado. Dobbiamo quindi lavorare al fine di chiedere al sistema di metterci in grado di portare i discenti a questo livello. Affinché il bravo meccanico possa riparare adeguatamente le macchine moderne, necessita di una autofficina moderna, funzionale a tutte le sue esigenze e se la sua autofficina non lo è, dovrà seriamente organizzarsi per chiedere che lo divenga. Questa sarebbe una dimostrazione concreta di serietà professionale.

Altra cosa importante sarebbe capire come tutti noi docenti in tutta Italia, dovremmo interpretare il modo in cui un ragazzo deve stare a scuola. Un ragazzo, pedagogicamente parlando, deve essere libero di muoversi, andare in bagno quando e come vuole a scuola. Però dovrebbe essere stato educato, in questa società liquida, dalla scuola stessa a saper gestire correttamente la propria libertà. Libertà non significa abuso dei propri diritti. I nostri ragazzi sanno di avere tanti diritti ma non hanno ben chiaro il rapporto diritti doveri, ecco che noi docenti dovremmo loro chiarirlo tutti insieme in tutta Italia.

La didattica cinestetica dovrebbe essere prevista regolarmente nelle lezioni. Chi ha detto che non possiamo fare l’analisi logica di una frase perfino in piscina? Non possiamo fare lezione di fisica e matematica anche in un campo da calcio? Pensiamo a quanta fisica possiamo vedere in un calcio al pallone, quanta geometria in campo da calcio… Tutte queste cose, benché per la cultura scolastica italiana siano probabilmente insolite, sono facilmente realizzabili, con un po’ di impegno e fantasia. Negli USA un docente ha tenuto un laboratorio di ingegneria attraverso il volo degli aeroplanini di carta: https://news.harvard.edu/gazette/story/2017/02/paper-airplane-par-excellence/

La pedagogia spiega molto chiaramente che il movimento è un potenziatore cognitivo, dunque perché non porre in atto strategie pedagogico-didattiche che permettano di potenziare la cognizione dei nostri ragazzi? Perché tenerli ore e ore fermi dietro a un banco a saturarsi di nozioni, trascurando il fatto che sono creature fisiche in via di sviluppo, oltre che creature intellettive…? Spesso a causa della mancanza di tempo, le lezioni diventano delle presentazioni frontali di nozioni che poi i ragazzi ci ridaranno durante le interrogazioni e le prove scritte. Ma tutto questo quale impatto avrà sulla visione del mondo scolastico da parte degli studenti? Noi diciamo che la scuola odierna è studente centrica. Oltre a dirlo, questo concetto, lo mettiamo in pratica con le azioni concrete della vita scolastica quotidiana?

Naturalmente la scuola dovrebbe riportare in auge il giusto rigore scolastico, quel rigore che serve a voler veramente bene ai propri ragazzi. Un bravo genitore sa sempre quando deve dire di no ai propri figli per educarli adeguatamente. Ecco che il giusto rigore scolastico sia nel comportamento, sia nello studio, corrisponde al No educativo del bravo genitore.

Forse potremmo ragionare in termini geometrici pedagogici, come sotto illustrato e “vedere che effetto che fa”:

I docenti sono diventati guardiani di alunni maleducati. Lettera

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