Scatti di anzianità, per i giudici il servizio dei supplenti vale come quello dei colleghi di ruolo

di redazione
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comunicato Anief – Si fa largo nei tribunali l’equo risarcimento dei precari per la mancata adozione del principio di «non discriminazione» verso il personale precario della scuola, a cui vanno giustamente assegnati i medesimi scatti di anzianità del personale già assunto in ruolo.

Tra le regioni italiane con più ricorsi vinti spicca la Campania, dove nell’ultimo biennio sulla parità di stipendio e retribuzione i giudici del lavoro si sono espressi favorevolmente ben 160 volte, praticamente una volta ogni 5 giorni: “nella maggior parte dei casi – scrive il Mattino – sono stati gli insegnanti a vincere le battaglie in aula. Dal 20 giugno a Salerno si è scritta, però, una nuova pagina dopo la riforma: il giudice del lavoro ha definito «illegittimo» il ricorso alla reiterazione di contratti a tempo determinato anche per i bidelli, affermando il principio di «non discriminazione» nel confronto tra stipendio e retribuzione con il personale già assunto”.

Secondo il quotidiano campano, “i tre anni successivi al piano straordinario di assunzioni varato con la legge 107, la cosiddetta Buona scuola, sono stati contrassegnati dalla debacle del ministero dell’Istruzione in numerosi contenziosi con i docenti precari che hanno richiesto un risarcimento per gli anni di anzianità maturati da supplenti nelle scuole”.

È di questi giorni il caso della “bidella 65enne, tra pochi mesi in pensione”, che “avrà diritto al riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata con i contratti a termine. La sentenza emessa dalla sezione lavoro del Tribunale di Salerno prevede l’adeguamento della retribuzione ai fini della ricostruzione di carriera, “in relazione alla anzianità di servizio maturate nell’ultimo quinquennio precedente la notifica del ricorso”.

Il Miur è stato “condannato al pagamento in favore delle differenze stipendiali maturate da febbraio 2013, per un ammontare di almeno 10 mila euro”, proprio per non avere rispettato “il principio di «non discriminazione» tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato”. Inoltre, “la sentenza del Tribunale del lavoro di Salerno dà comunque ragione ai bidelli precari per la seconda volta in pochi mesi. Lo scorso 28 aprile un altro 60enne aveva ottenuto 20mila euro di risarcimento per «abuso di precariato» e «reiterazione di contratti a tempo determinato». Il bidello in questione aveva lavorato come collaboratore scolastico con più contratti a tempo determinato dall’anno 2004 al 2013”.

Gli orientamenti favorevoli dei giudici a proposito di precari che rivendicano gli aumenti stipendiali automatici, alla pari dei colleghi di ruoli, non sorprendono l’Anief: il giovane sindacato, infatti, si batte da lungo tempo nei tribunali per affermare il riconoscimento immediato e integrale del servizio pre-ruolo ai fini della ricostruzione di carriera e per la corresponsione dei relativi incrementi retributivi. Il requisito per presentare ricorso è quello di avere svolto almeno tre annualità, bastano 180 giorni, di supplenze, anche non continuative. Uno degli ultimi tribunali del lavoro, ad avere avallato le richieste dei legali dell’Anief a tutela di una docente, è stato quello di Como che ha acconsentito anche al diritto al riconoscimento integrale degli anni di servizio svolti a tempo determinato all’atto della ricostruzione di carriera e agli scatti di anzianità non percepiti da una docente.

“Il Giudice del Lavoro – ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, che la scorsa settimana ha parlato degli irrisolti problemi del precariato al Parlamento Europeo – ha dato piena ragione al nostro sindacato, dopo avere accertato la violazione della clausola 4 dell’Accordo Quadro da parte del Miur e constatato la disparità di trattamento posta in essere dall’amministrazione tra i servizi svolti a tempo determinato e quelli svolti dopo l’immissione in ruolo: è quindi scattato il riconoscimento per intero degli anni di servizio svolti con contratti a tempo determinato ai fini della ricostruzione di carriera e la corresponsione dei relativi incrementi retributivi mai percepiti. È assurdo che ancora nella scuola italiana si continui a calpestare la direttiva comunitaria 70/1999 e a discriminare il servizio da precari, anche all’atto della ricostruzione di carriera valutandolo solo parzialmente”.

“Su questa tematica – continua Pacifico – da anni l’Anief vince in tribunale ed è assodato che il fenomeno è in decisa crescita: i precari, infatti, hanno diritto ai medesimi scatti stipendiali di chi è già assunto a tempo indeterminato. Quindi, i giudici non fanno altro che assegnare il gap stipendiale non corrisposto, proporzionale agli anni di supplenze svolte. Inoltre, sempre per lo stesso principio di non discriminazione, continuiamo a batterci e a ricorrere anche per vedere riconosciuto il diritto all’integrale e immediata ricostruzione di carriera, commisurata agli effettivi anni di servizio prestati con contratti a tempo determinato e per ottenere il corretto inquadramento stipendiale. Infine, dopo avere raggiunto la rappresentatività sindacale, siamo ormai pronti a portarla direttamente ai tavoli della trattativa per rivendicare i diritti dei tanti lavoratori della scuola”.

Per maggiori informazioni sui risarcimenti per gli scatti non corrisposti a docenti e Ata durante il periodo di precariato, cliccare qui. Per maggiori informazioni sul diritto all’integrale e immediata ricostruzione di carriera per docenti e Ata, commisurata agli effettivi anni di servizio prestati con contratti a tempo determinato e per ottenere il corretto inquadramento stipendiale, cliccare qui.

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