Scatti di anzianità e risarcimento per abuso supplenze. Ai ricorrenti Anief riconosciuti 160mila euro

di redazione
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Anief – Il Tribunale del Lavoro di Trento, ad esempio, dà piena ragione ai legali Anief Fabio Ganci, Walter Miceli e Maria Maniscalco e condanna l’amministrazione per discriminazione e sfruttamento del lavoro precario: agli insegnanti, che si sono rivolti con fiducia al nostro sindacato per la tutela dei propri diritti, il Ministero dovrà “risarcire il danno per l’abusiva reiterazione dei contratti a termine subito mediante versamento di un’indennità onnicomprensiva pari a 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto (euro 1747,77 mensili) oltre alla maggior somma tra gli interessi e la rivalutazione monetaria a decorrere dalla data della sentenza sino al saldo”.

Anche il Tribunale del Lavoro di Milano, su ricorso patrocinato con perizia per l’Anief dagli Avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli e Francesca Lideo, riconosce il danno subìto dai ricorrenti e attribuisce loro 4 mensilità di risarcimento oltre al diritto alla progressione di carriera perché il MIUR, in aperto contrasto con la Direttiva Comunitaria 1999/70/CE, ha continuato a mantenerli alla retribuzione iniziale senza mai riconoscere loro le progressioni stipendiali computate in base ai tanti anni di servizio d’insegnamento prestati.

Presso il Tribunale del Lavoro di Bologna, poi, gli Avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli e Tiziana Sponga travolgono letteralmente il Miur in udienza e ottengono un’unica sentenza che riconosce a tre docenti ben 34.914,69 di scatti di anzianità, 31,5 mensilità di risarcimento oltre alle spese legali quantificate in € 3.000 per ogni ricorrente. Tutte le sentenze, inoltre, attribuiscono ai ricorrenti il diritto “al riconoscimento, ai fini della progressione stipendiale prevista dalla contrattazione di comparto, della anzianità di servizio maturata durante i rapporti di lavoro a termine intrattenuti con l’Amministrazione convenuta” e alla corresponsione “dell’anzianità di servizio come sopra riconosciuta, oltre alla maggior somma tra interessi legali e rivalutazione monetaria, dalla data di maturazione di ciascun incremento retributivo fino al saldo”.

Le undici sentenze, dunque, danno piena soddisfazione agli iscritti Anief e condannano il Ministero dell’Istruzione anche al pagamento delle spese di lite quantificate in un totale che supera i 20mila Euro. “Con la nostra rappresentatività – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – ci impegneremo a porre fine a quello che si può considerare un vero e proprio ‘svilimento’ del lavoro precario e ci batteremo perché il CCNL attribuisca ai lavoratori a termine non solo il giusto riconoscimento della professionalità acquisita con uno stipendio commisurato all’effettiva anzianità di servizio, ma anche il diritto alla stabilizzazione della propria posizione lavorativa attraverso procedure di assunzione per risolvere davvero la situazione di quei precari che da anni contribuiscono al corretto funzionamento della scuola pubblica italiana e che non hanno ancora certezze circa la loro stabilizzazione”. L’Anief ha promosso ricorsi ad hoc per la tutela dei lavoratori precari cui è ancora possibile aderire per far valere i propri diritti.

Per ulteriori informazioni e aderire ai ricorsi Anief, clicca qui.

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