Scarsa considerazione verso i docenti, colpa delle tante riforme. Lettera

di redazione
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Inviato da Giuseppe Semeraro – Si discute molto dei motivi per cui gli insegnanti di oggi sono tanto scoraggiati rispetto al loro lavoro.

Personalmente ritengo che il motivo di più grande amarezza sia la scarsa considerazione che gli insegnanti hanno presso l’opinione pubblica. Anche più degli stipendi bassi, delle riforme calate dall’alto che ci umiliano continuamente e del contatto quotidiano con un’utenza poco rispettosa e interessata. E non solo perché questi ultimi tre fenomeni sono tutti una diretta conseguenza del primo.

Non tantissimi anni fa gli insegnanti erano presi come esempio ogni volta che ci si voleva riferire a lavoratori che erano sottopagati rispetto al titolo e all’importanza sociale che avevano. Oggi sono, agli occhi di molta gente, l’esemplificazione di una piccola casta che lavora pochissimo, vuole lavorare anche meno e non ha alcuna preparazione.

Cosa è cambiato nel frattempo? Ci sono state diverse “riforme” che hanno devastato la scuola, attaccandola dalle fondamenta e si potrebbe essere portati a credere che la stima degli insegnanti sia precipitata perché sono visti dalla gente come i responsabili della situazione attuale. Francamente non credo che le cose stiano così: la correlazione tra quello che è stato fatto alla scuola e il modo in cui sono visti gli insegnanti è innegabile, ma non è un fenomeno così spontaneo. Le varie parti politiche che a turno hanno messo mano alla scuola hanno dovuto prepararsi il terreno demolendo l’immagine degli insegnanti. È quello che è stato fatto in passato in occasione della riforma Gelmini ed è quello che si sta facendo oggi in occasione della sedicente “buona scuola”.

In particolare vorrei segnalare gli articoli sulla scuola che sono scritti sulla rivista online “la Repubblica.it”. Sono scritti spesso in maniera allusiva per presentare gli insegnanti sotto una cattiva luca e immancabilmente sono corredati dai commenti dei soliti tifoselli che non perdono occasione per oltraggiare il corpo insegnante. “Hanno tre mesi di ferie”, “lavorano solo 18 ore per settimana, cosa vogliono?”, “sono iperprotetti dai sindacati”, “vogliono il posto sotto casa!”, sono commenti tipici, ma il campionario è ovviamente molto più vasto e fantasioso. Non è molto chiaro come mai su quella testata i commenti alle notizie la maggior parte delle volte sono disattivati e, quando sono attivi, sono moderati per evitare che siano offensivi. Quando si parla di scuola invece sono sempre attivi e sembra che non esista alcuna moderazione. Non si capisce il motivo, ma scommetto che qualcuno non è molto dispiaciuto della cosa.

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