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Scaffolding e Problem Solving. L’importanza del tutoring per lo sviluppo delle abilità

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In classe, la figura di riferimento è sicuramente quella del docente – curriculare o di sostegno – che avoca a sé una serie di funzioni fondamentali per lo sviluppo del bambino o del ragazzo.

Tuttavia, alcuni docenti non sono inquadrati come insegnanti di una disciplina dove si diano voti o giudizi, bensì svolgono il ruolo di tutor di formazione.

Si tratta di un particolare lavoratore della conoscenza (knowledge worker) che, operando generalmente all’interno di un’istituzione di educazione formale in base ad uno specifico progetto educativo, accompagna gli allievi nel processo di apprendimento.

A questa figura corrispondono profili anche molto diversi: il Tutor d’aula, il Tutor aziendale, il Tutor FAD e il Tutor dei Circoli di studio.

Il tutor svolge un ruolo “cerniera” tra le esigenze degli allievi e dei docenti, ed è quindi responsabile del buon andamento di un corso di formazione o scolastico, garantendone la continuità.

Scaffolding

Al fine di raggiungere i propri obiettivi, il tutor si avvale di alcune metodologie didattiche ad hoc, tra cui il cosiddetto scaffolding (letteralmente, dall’inglese, “impalcatura”).

Si tratta di un termine usato principalmente in pedagogia o in psicologia per indicare il sostegno che gli insegnanti – o chi per loro (es. i tutor) – danno ai discenti nel processo di problem solving.

Il termine rimanda al campo dell’edilizia, e in particolare all’impalcatura edificata parallelamente all’edificio da costruire: essa viene rimossa durante la costruzione, quando il palazzo si regge da sé.

Così il tutor deve pian piano scomparire dal processo di sviluppo del discente, lasciando che cammini con le proprie gambe.

Le 6 operazioni del tutor

Lo psicologo statunitense Jerome Bruner, che coniò il termine scaffolding, ha definito sei operazioni fondamentali da prendere in considerazione quando si organizza l’intervento di tutoraggio, affinché l’interazione con l’alunno sia utile allo sviluppo delle sue abilità. Esse sono:

1- Adesione, dove il tutor stimola l’interesse del discente.

2- Riduzione dei gradi di libertà: più che si va avanti nel processo di apprendimento, più il tutor semplifica il compito di modo che il discente riconosca che ha fatto la mossa giusta e colmi, eventualmente, le sue lacune.

3- Mantenimento dell’orientamento (il tutor evita che il discente devii dall’obiettivo).

4- Segnalazione delle caratteristiche dominanti: il tutor evidenzia le caratteristiche del compito e fa sì che l’alunno riesca a discernere tra la sua esecuzione e l’esecuzione modello.

5- Controllo della frustrazione – che però non deve sfociare in dipendenza dell’alunno verso il docente.

6- Dimostrazione: una vera e propria dimostrazione della soluzione al compito, che debba essere da guida al discente per trovarne la propria risoluzione.

Zona di sviluppo prossimale

Le sei fasi di cui sopra hanno il compito di assottigliare la zona di sviluppo prossimale del discente, ovvero la distanza tra il livello di sviluppo effettivo e quello potenziale.

Quest’ultimo può diventare il livello raggiunto dall’alunno con l’aiuto di persone in possesso delle competenze richieste nel problem solving.

L’educazione, infatti, secondo Vygotskij (esponente della psicologia cognitiva), si deve basare sul livello di rendimento potenziale dei soggetti: è per questo che il tutor è la figura che può trarre maggior vantaggio dallo scaffolding.

Egli infatti, avendo un rapporto uno-a-uno con il discente, può portare il potenziale di sviluppo a livelli effettivi alti e soddisfacenti.

Il problem solving collaborativo

Lo scaffolding dunque prospetta un tipo di problem solving collaborativo: quello che, a differenza del problem solving autonomo, viene affrontato dal ragazzo sotto la guida di un adulto.

Alternare i due tipi di problem solving, facendo scaffolding ad intermittenza, può essere un buon approccio per i docenti di sostegno, di modo che il discente impari sia a collaborare con gli altri per trovare una soluzione, sia a raggiungere ques’ultima in maniera indipendente.

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