Sbrollini (Italia Viva): si trovino sedi alternative alle scuole per elezioni. Sul ritorno in classe i tecnici diano solo pareri [INTERVISTA]

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Italia Viva, il partito dell’ex premier Matteo Renzi, è tra i più combattivi per quanto riguarda la scuola. Il movimento è stato tra i fautori dell’accordo bipartisan sulle scuole paritarie. La prossima battaglia è quella di trovare sedi alternative alle scuole per elezioni amministrative di metà settembre

A Orizzonte Scuola interviene la senatrice di Italia Viva, Daniela Sbrollini, componente della X Commissione Attività produttive, Commercio e turismo:

Via libera bipartisan al sostegno per le scuole paritarie. Italia Viva è stata tra i partiti più attivi peer questo accordo. Siete soddisfatti?

Si. Alla fine è prevalso il buonsenso. Raddoppiano i fondi per asili e istituti. Dopo ulteriori 150 milioni di aumento,100 al percorso dell’infanzia e 50 per le scuole, previsti da un emendamento al Dl Rilancio, arriveranno complessivamente 180 milioni alle scuole dell’infanzia (0-6 anni) e 120 milioni alle scuole paritarie. Ci abbiamo tanto creduto noi di Italia Viva. Per questo dunque siamo soddisfatti. Ma anche per il riconoscimento che lo Stato dà al servizio che le scuole paritarie danno. Ancor di più per il concreto sostegno che lo Stato riuscirà a dare. Diversamente molte scuole non avrebbero potuto riaprire lasciando molte famiglie senza un servizio essenziale.

Ritorno in classe a settembre, come giudica le linee guida del governo? Cosa si poteva migliorare?

I tecnici devono dare pareri, la politica decidere. I dirigenti devono fare la loro parte con l’aiuto delle amministrazioni locali. Ma non possono essere lasciati soli di fronte ad alcune scelte difficili. Un certo grado di libertà ci deve essere perché non tutte le realtà si trovano nelle stesse condizioni. Trasporti pubblici, dimensione delle aule, arredamento, percorsi formativi. Probabilmente le direttive devono velocemente essere aggiornate tenendo conto dell’andamento delle situazioni sanitarie. E’ opportuno che il Ministero rimanga quotidianamente “sul pezzo”.

A settembre si tornerà con un’incognita, le elezioni amministrative. Qual è la vostra idea sulle scuole come seggio elettorale. Quali possono essere le alternative?

Non esiste che si torni a scuola e si interrompano le lezioni dopo 5 giorni. Per i seggi si devono trovare soluzioni diverse. Lo abbiamo chiesto perentoriamente. Lo sto chiedendo a tutti i candidati alle regionali. Troviamo e proponiamo sedi diverse. Per il momento, purtroppo la nostra richiesta sta cadendo nel vuoto.

Reputa il sistema della didattica a distanza un valido alternativo qualora risalisse la curva dei contagi?

In certi casi la didattica a distanza si è rivelata una valida supplenza. In altre situazioni è parsa non sufficiente. Malgrado gli sforzi encomiabili di molti insegnati. Può essere una alternativa alla didattica in presenza nel futuro su piccole situazioni di nuovo lockdown. Però le scuole devono attrezzarsi meglio e forse, organizzare la didattica dall’Istituto. Con tutte le strumentazioni efficienti e a disposizione di tutti.

Sul reclutamento il Ministero dell’Istruzione poteva fare di più?

Ci sono spesso difficoltà legate anche al sistema di reclutamento. Ma tutto ciò non deve essere un alibi. La scuola ha sofferto troppo in questi mesi. Intendo soprattutto gli studenti. Loro avrebbero diritto ad una ripartenza ordinata e a pieno regime.

Il Partito Democratico chiede che venga destinato almeno il 15% dei fondi europei per la scuola. Siete d’accordo o si può fare di più?

E’ una proposta interessante. Ci sono da rimodernare strutture, c’è da investire in tecnologia. Forse potrebbe anche bastare. Ma la condizione è che le disponibilità a disposizione vengano poi usate tutte e in tempi certi e brevi. E’ inutile chiedere di più se poi le risorse non si utilizzano o se i tempi si dilatano. Meglio un soldo in meno, ma un iter burocratico semplificato.

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