Save the Children: 12,7% studenti italiani lascia prima e il 10% non ha competenze minime: servono più spazi, servizi e tempo scuola. Anief: negli ultimi 15 anni chi governa ha fatto l’opposto

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“I dati sulla dispersione scolastica e sul gap di competenze acquisite forniti oggi dal rapporto di Save the Children Alla ricerca del tempo perduto confermano quello che Anief sostiene da tempo: per avere un’azione didattica più efficace e meno alunni che lasciano la scuola occorre più tempo pieno, quindi più organici e spazi scolastici, con l’allocazione di mense e palestre funzionanti in ogni istituto. Invece, l’Italia negli ultimi anni è andata nella direzione opposta”.

È il commento di Marcello Pacifico sugli sconfortanti dati nazionali pubblicati stamane dall’associazione sulle disuguaglianze di offerta sui territori e sugli esiti scolastici nella scuola italiana, da cui risulta la centralità di spazi, servizi e tempi educativi per combattere l’abbandono precoce degli studi in Italia, oggi al 12,7, e riuscire a cancellare la dispersione “implicita” degli studenti, con il 9,7% di chi ha conseguito il diploma superiore nel 2022 che si ritrova senza le competenze minime necessarie per entrare nel mondo del lavoro o dell’Università. Una mancanza che al Sud, anche questo sapevamo, raggiunge cifre impressionanti: in Campania, Calabria e Sicilia più del 60% degli studenti non raggiungono il livello base delle competenze in italiano, mentre quelle in matematica sono disattese dal 70% degli studenti in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.

 

Per cancellare queste differenziazioni sugli apprendimenti e vincere la dispersione, da cui poi si generano quasi sempre altri Neet (già oggi al 23,1%), l’associazione ha chiesto un aumento significativo di risorse: “occorre giustamente allinearle alla media europea del 5% rispetto al PIL – ha detto ancora il presidente Anief -, perché l’aumento dell’offerta formativa ha bisogno di più spazi e personale: peccato chi ha governato l’Italia negli ultimi 15 anni ha pensato a dimensionare e a tagliare, anziché ampliare. Anche l’attuale Governo ha previsto una riduzione progressiva degli investimenti, che porterà la percentuale in pochi anni addirittura sotto il 3,5%. E questo è stato programmato in pieno Covid, quando invece servivano sforzi ingenti per ampliare le scuole e fornire loro organico aggiuntivo: è stato fatto per un biennio ma quest’anno è stato già cancellato”.

 

Save the Children ha anche detto che proprio dove i bambini, le bambine e gli adolescenti affrontano, con le loro famiglie, le maggiori difficoltà economiche c’è maggior bisogno di un’offerta educativa più ricca. Secondo Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa dell’associazione, sarà importante che “il nuovo governo che si formerà” produca “un investimento straordinario che parta dalla attivazione di aree ad alta densità educativa nei territori più deprivati, in modo da assicurare asili nido, servizi per la prima infanzia, scuole primarie a tempo pieno con mense, spazi per lo sport e il movimento, ambienti scolastici sicuri, sostenibili e digitali”.

 

Anief concorda anche su questo: “Sono diversi anni – dice il presidente Marcello Pacifico – che ci lamentiamo per una uniformità nella formazione delle classi e nella distribuzione del personale che non ha alcun motivo di esistere. Quello che serve è pungolare con un maggior numero di insegnanti e Ata, ma anche con classi composte da meno alunni, i territori dove la dispersione scolastica è più spiccata: quasi sempre, come confermato oggi dallo studio nazionale, si tratta di province del Meridione dove la mancata recettività dell’offerta educativa è dovuta alla scarsa considerazione per tutto quello che è cultura. Bisogna allora far di tutto per potenziare quei territori, con strutture, personale e tempi maggiorati di scuola: solo in questo modo e agendo parallelamente sulla popolazione, con il coinvolgimento degli enti locali, si può superare il pregiudizio verso l’opera della scuola”, conclude il leader dell’Anief.

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