Sasso, “Chiederò a Bianchi di divulgare i dati sui contagi, si dica la verità. Le scuole non sono sicure”

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“Oggi le scuole purtroppo non sono luoghi sicuri come qualcuno ha provato a farci credere per un anno. Le scuole proposte in piena pandemia erano identiche a quelle pre-covid, al di là di qualche precauzione”.

Così il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso all’Adnkronos sul ritorno di 6,9  milioni di studenti in didattica a distanza, equivalente all’81% degli iscritti.

“La partita in vista del rientro a settembre si gioca innanzitutto sulle vaccinazioni. Occorre accelerare per poter ripartire in presenza. A pochi giorni dall’insediamento di questo Governo siamo stati costretti a ricorrere alla Dad pagando scelte politiche passate che si sono rivelate inefficaci. Vorrei esprimere la mia vicinanza e solidarietà al personale docente, agli studenti, alle famiglie, all’intero comparto scolastico”. 

Ma perché vaccinare i professori adesso, prima di altre categorie dato che lavoreranno a distanza? “Siamo indietro. Si deve accelerare.  AstraZeneca prevede il richiamo dopo due mesi e mezzo, dunque le vaccinazioni vanno fatte subito se vogliamo garantire una didattica in sicurezza il prossimo anno scolastico – risponde – Con il supporto tecnico di Miozzo al Ministero, andranno declinate proposte concrete come riduzione degli alunni per classe, impianti di areazione e sanificazione dell’aria, grazie ai quali come è sperimentato diminuiscono i contagi, integrazione del digitale nella didattica formando i docenti ma anche colmando il divario connessioni fra le scuole”.

Quando sapremo quanto ci si è contagiati nelle scuole? “Per quanto riguarda i dati sui contagi negli istituti scolastici sono fermo a novembre. Chiederò al ministro Bianchi di intervenire e mi assumo l’impegno che siano diffusi anche quelli dei mesi successivi. Va detta la verità. Dobbiamo analizzare la realtà con dati certi per poter intervenire e riaprire in sicurezza. Grazie a questo governo di unità nazionale mi auguro che tutte le componenti politiche collaborino per risolvere il problema”.

Perché si è pensato ai banchi a rotelle invece che al lancio di una dad innovativa? “A causa dei banchi a rotelle siamo al punto di partenza. La storia denuncia le responsabilità di chi ha investito 500 milioni in arredi in piena pandemia. Uno sperpero inopportuno ed inefficace. Sulla dad abbiamo un problema: la formazione dei docenti. Su questo bisogna riconoscere che il Governo precedente è stato  travolto, ma oggi va fatto un passo in più: dobbiamo formare dirigenti e docenti anche affinché puntino all’empatia digitale più che al  nozionismo. Ed anche rilevare i problemi di connettività, costruendo  un’anagrafe digitale che riguarda circa 40mila edifici. Problemi  atavici da risolvere senza issare bandierine ideologiche. I soldi ci  sono. Stiamo parlando di questioni pratiche”.

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