Sarebbe più saggio se il documento dei “Saggi” parlasse anche di scuola

Di Lalla
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di Giorgio Mottola Settore Nazionale Scuola FLI – Qualunque sia il governo che verrà, di larghe o di medie intese, di scopo o del Presidente, si troverà ad affrontare una serie di problemi irrisolti di non facile soluzione.

di Giorgio Mottola Settore Nazionale Scuola FLI – Qualunque sia il governo che verrà, di larghe o di medie intese, di scopo o del Presidente, si troverà ad affrontare una serie di problemi irrisolti di non facile soluzione.

Riforma elettorale, credito alle imprese e alle famiglie, risanamento del debito pubblico, superamento del bicameralismo perfetto e..chi piu’ ne ha ’ ne metta…

Di tutto questo si trova traccia nel documento elaborato dai gruppi di lavoro (i cosiddetti “saggi” ) istituiti dal Presidente Napoletano il 30 marzo 2013, col compito di “misurare sulle questioni affrontate i livelli
di convergenza e i punti di divergenza” onde “ facilitare un ampio consenso tra le forze politiche presenti in Parlamento”

Non un “programma di governo” –come esplicitamente dichiarato nella premessa della relazione finale- ma “un elenco ragionato di possibili linee di una futura azione in campo economico-sociale-ambientale,”

Se andiamo a spulciare il documento ci accorgiamo, pero’, che Cultura e Istruzione vengono soltanto sfiorate e le uniche questioni affrontate sono quelle che riguardano l’alternanza scuola lavoro, iniziative finalizzate ad insegnare stili di vita salutari nelle scuole e nelle università, valorizzazione del merito, abbandono scolastico, diritto allo studio, agenda digitale.

Un passo avanti ma ancora troppo poco per rimettere la Scuola al centro dell’azione di Governo . E ancora troppo poco per far dire all’On. Puglisi (PD) che la playlist dei saggi coincide col “ programma in cui tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento si possano riconoscere”

Se la Scuola è un imprescindibile fattore di progresso e di emancipazione, non puo’ essere liquidata in pochi scarni punti che incidono solo in maniera tangenziale sullo stato attuale di un Sistema che ha necessità di essere profondamente rivisitato anche al fine di recuperare il gap che ci separa dalle altre nazioni europee.

Occorre che il futuro Governo,qualunque esso sia, abbia il coraggio di affrontare in modo serio la questione rivedendo scelte che hanno messo in ginocchio quanto c’era di buono in questa Italia profondamente martoriata. Per troppi anni Scuola e Università hanno rappresentato un’area di parcheggio al punto che la disoccupazione intellettuale in questi anni è cresciuta a dismisura.

Occorre fornire alle scuole e agli studenti strumenti piu’ adeguati e flessibili anche in rapporto ad una società che è caratterizzata da profonde trasformazioni , offrendo reali opportunità e non sogni che cozzano contro una realtà spesso lontana dalle “quattro mura” dell’aula.

Occorre prevedere per le famiglie bonus fiscali e la deduzione di spese certificate per l’istruzione dei figli garantendo, attraverso adeguate risorse, il diritto allo studio.

Occorre fornire strumenti piu’ adeguati per rendere finalmente compiuta un’ autonomia e una dirigenza che non è mai decollata sul serio.

La playlist dei saggi ignora nella maniera piu’ assoluta gli effetti nefasti che continue riforme (soprattutto quella dell’ex Ministro Gelmini) hanno inciso profondamente sulla scuola pubblica. Cancellati, in un quinquennio, 28.032 posti nella primaria , 22.616 nella secondaria di primo grado e 31.464 nella secondaria di secondo grado.

Di qui la necessità di rivedere l’impianto di Riforma valorizzando maggiormente la Scuola dell’Infanzia e la Primaria anche attraverso meccanismi di compresenza dei docenti . Occorrerà rivedere, in toto, l’attuale proposta di revisione delle classi di concorso e soprattutto “mettere mano” ad una revisione abbastanza significativa sull’istruzione tecnica e professionale.

L’istruzione tecnica e professionale, infatti, con la riduzione del quadro orario settimanale passato da 36 a 32 ore, in soli 2 anni ha visto notevolmente ridursi il monte ore destinato alle attività di laboratorio;
In particolare alcune discipline professionalizzanti , nonostante le migliaia di richieste che pervengono dal mondo del lavoro di personale specializzato, sono state decurtate con conseguente riduzione delle
capacità tecniche professionali degli allievi.

Se si vuole veramente “ridare dignità alla formazione tecnico professionale”, riconsiderandola come un “asset strategico per il nostro Paese” – come piu’ volte affermato da Profumo- occorre ripensare ad alcune
scelte scellerate apportando dei correttivi significativi a quella Riforma dell’Istruzione Tecnica e professionale che presenta ancora vuoti incomprensibili e consistenti criticità cosi’ come evidenziato dall’ultimo
monitoraggio dell’ANSAS-INDIRE I saggi parlano astrattamente di “merito” (una parola di cui ,da qualche tempo,si fa spesso abuso) e di “salario accessorio” mentre la realtà parla di migliaia di docenti di ruolo costretti a lavorare su cattedre orario e altri, come gli insegnanti tecnico pratici che rischiano una assurda “retrocessione” nel ruolo degli ATA per effetto di un dispositivo normativo ingiusto ed anticostituzionale come il comma 81 dell’articolo 4 della legge 183/2011.

I docenti rappresentano una risorsa per la Nazione e non un “numero” da dividere, sottrarre o spostare . Occorre rivalutare il ruolo dei docenti e ridare loro quella dignità che politiche ragionieristiche gli hanno tolto. Occorre investire sull’aggiornamento obbligatorio e su quello volontario prevedendo, per quest’ultimo, deduzioni fiscali o rimborsi significativi; oltre a rivedere gli attuali stipendi che sono, lo ricordiamo, tra i piu’ bassi d’Europa.

Probabilmente , negli anni, occorrerà pensare ad un ruolo unico docente che dia dignità alla funzione anche dal punto di vista remunerativo. Attualmente i livelli spaziano dal VI al VII creando, a parità di
funzione, vistose disuguaglianze. E’ necessario varare, inoltre, un piano di assunzioni in ruolo per docenti ed ATA che dia tempi certi e non, come è accaduto, arrivare all’immissione in ruolo quasi alle soglie della pensione. Assolutamente “saggio” ripensare ad un reclutamento che non ripercorra gli errori già fatti (vedi concorso e tfa) e che riconosca ai docenti precari l’esperienza maturata in classe con i propri allievi valorizzando , nel contempo, i giovani attraverso procedure di selezione tendenti realmente ad accertarne le competenze. I test hanno fallito e lo testimoniano il numero di ricorsi andati a buon fine e l’elenco corposo degli ammessi con riserva al Concorso.

Insomma, il documento dei saggi nei punti che sfiorano la Scuola, appare del tutto privo di significato e poco incisivo per cambiare l’Italia ripartendo dalla Scuola.

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