Sapere, saper fare e saper essere tra competenze, conoscenze e abilità

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Con l’attuale riordino si è passati da una scuola totalmente centrata sull’insegnamento e sulla trasmissione di conoscenze ad una scuola focalizzata sugli apprendimenti e sull’attivazione di competenze, intese come “sapere agito” non attribuibile ad una specifica materia. Esse, per definizione, sono sovradisciplinari e vanno declinate e valutate attraverso i livelli, che ne attestano il grado di padronanza in termini di autonomia e responsabilità.

Ciò richiede un rinnovamento del ruolo dei docenti, sempre più chiamati a lavorare in team, adottando metodologie e pratiche di insegnamento comuni e privilegiando approcci per problem solving del tipo:

  • analizzare un problema (leggere e comprendere);
  • saper ricavare, organizzare ed elaborare informazioni;
  • analizzare i risultati in uscita.

Le competenze cui faccio riferimento indicano la comprovata capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e metodologiche in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e/o personale, e sono descritte in termini di responsabilità e autonomia.

La competenza non è assimilabile né ad un insieme di saperi e neppure ad un adattamento sociale, ma indica una caratteristica di natura etico-morale della persona, una disposizione positiva di fronte al reale. È competente la persona autonoma e responsabile che ha coscienza dei propri talenti e della propria vocazione, possiede un senso positivo dell’esistenza, entra in un rapporto amichevole con la realtà in tutte le sue dimensioni, di cui coglie i principali fattori in gioco, è inserito in forma reciproca nel tessuto della vita sociale in cui agisce sapendo fronteggiare compiti e problemi in modo efficace, riorganizzando in modo consapevole le risorse, anche umane, a sua disposizione.

Su cosa si fonda la didattica per competenze?

La didattica per competenze si basa sul presupposto che gli studenti apprendono meglio quando costruiscono il loro sapere in modo attivo, attraverso situazioni di apprendimento fondate sull’esperienza. Essa non va contrapposta a quella per discipline, ma porta un rimedio alla degenerazione di quest’ultima, che consiste nel ridurre il lavoro dell’insegnante al trasferimento di una certa quantità di nozioni senza un legame ricercato, né con gli studenti né con la realtà. Per essere ancora più puntuali nel chiarire cosa si intenda per competenza, è opportune specificare che gli apprendimenti, le conoscenze e le abilità non sono competenza. Alla maturazione delle competenze concorrono, infatti, non solo i contenuti e le abilità, ma anche idee, principi, credenze, orientamenti e stili di vita, valori e interessi, ricordi, esperienze di vita pregresse, persino emozioni e sentimenti che danno intensità alle diverse competenze. La competenza mette in gioco dei bagagli formativi e di maturazione personale, riguarda la persona nella sua interezza e complessità, nel suo agire, laddove la persona si mette alla prova in situazione. Nella competenza conta tutto ciò che la persona acquisisce a scuola e in contesti informali; contano anche le sue peculiarità caratteriali, la sua spinta motivazionale, il suo grado di impegno, la particolare condizione esistenziale del momento di vita e così via. Le conoscenze e abilità di base si intrecciano con tutto ciò, in un vortice generativo di sviluppo e cambiamento che investe la persona, il suo pensare e il suo agire. Si tratta di un “atto simultaneo” della persona, di attenzione a sé, all’altro da sé, ai contenuti della disciplina. La didattica per competenze avvicina il sapere alla vita e si collega all’educare a vivere.

E le conoscenze che fine hanno fatto?

Le conoscenze indicano il risultato dell’assimilazione di informazioni attraverso l’apprendimento e sono l’insieme di fatti, principi, teorie e pratiche, relative a un settore di studio o di lavoro descritte come teoriche e pratiche. Le conoscenze non sono i contenuti ma tessono le competenze. Tutte le materie concorrono alla formazione delle competenze, nell’ottica di un sapere agito e non come somma di saperi.

Da quanto esposto viene fuori l’idea di uno studente competente, che per risolvere problemi mobilita le seguenti risorse:

  • conoscenze e procedure;
  • interpretazione dinamica;
  • riconduzione a sé della nuova situazione con schemi noti;
  • autoregolazione e ricerca di proposte alternative, se la trasformazione non porta alla soluzione.

Per avere successo nella risoluzione di problemi si possono individuare quattro condizioni:

  • risorse cognitive (conoscenze e procedure);
  • euristiche (regole e capacità per procedere in situazioni difficili);
  • controllo (capacità di gestire in modo strategico);
  • sistemi dei valori.

E le abilità?

Le abilità, infine, indicano le capacità di applicare conoscenze e di usare know-how per portare a termine compiti e risolvere problemi; sono descritte come cognitive e pratiche. Le abilità cognitive riguardano l’uso del pensiero logico, intuitivo e creative; le abilità pratiche implicano la manualità e l’uso di metodi, materiali e strumenti.

L’insegnante, dunque, nella propria attività didattica non si limita a trasferire conoscenze, ma è una guida in grado di porre domande, sviluppare strategie per risolvere problemi, sostenere gli studenti nel trasferimento e uso, in nuovi contesti, di ciò che sanno e sanno fare, mobilitare i talenti degli studenti attraverso esperienze significative, concrete e sfidanti.

In questo modo assistiamo al passaggio dal sapere (fine a se stesso) al saper far fare (l’utilizzo del sapere), da un insegnamento inteso come successione di lezioni frontali ad una organizzazione e animazione di situazioni di apprendimento orientate ad attivare la varietà delle dimensioni dell’intelligenza affettiva, relazionale, motivazionale, pratica, cognitiva, riflessiva, metacognitiva e del problem solving. In sintesi si tratta di un superamento dei saperi suddivisi per disciplina a favore di una visione olistica degli stessi.

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