Sanzioni disciplinari docenti, perché non ascoltare tutte le parti in causa?

di redazione
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Associazione Nazionale Docenti – Sconcerta non poco la querelle di questi giorni tra le organizzazioni sindacali firmatarie lo scorso 19 aprile 2018 del CCNL, l’ANP e lo stesso Miur, riguardo la responsabilità disciplinare del personale docente ed educativo.

È evidente che il combinato disposto dell’art. 12 e dell’art. 29, del suddetto contratto, delineano un chiaro rafforzamento del poter disciplinare in capo ai dirigenti scolastici in perfetta coerenza con il modello di scuola ex legge 107/2015, basato sull’idea che, per consentire l’efficace esercizio dei poteri dirigenziali, sia necessario eliminare ogni forma di partecipazione, confronto e dissenso democratico.

Invero, sciogliere il nodo delle sanzioni disciplinari stabilendo come modularne l’irrogazione è questione centrale del sistema scolastico, essa investe i rapporti tra i suoi principali attori, alunni, docenti e dirigenti, per cui definirne criteri, contenuti e limiti rappresenta una fondamentale scelta politica destinata a produrre effetti a lunga scadenza, che, una volta fissati, sarà anche difficile modificare.

Atteso che il nuovo governo ha da subito preso le distanze dalla nefasta riforma della legge 107/2015, proclamando in più occasioni l’intenzione di superarla e di rivederne le criticità, ci si aspettava su tale tema, delicato e di vitale importanza per i docenti, una vera e profonda riflessione, non certo limitata agli ultimi giorni del mese di luglio, a scuole chiuse, o di vederla ridotta a questione meramente tecnica da demandare ai burocrati del Miur, come di fatto sta avvenendo.

Fa specie, su una questione così delicata e fondamentale della vita democratica del nostro sistema scolastico, assistere al solito gioco delle parti, artatamente contrapposte, ma realmente concordi nell’intento di ridimensionare la libertà di insegnamento, blandamente richiamata nell’art. 29 ove si afferma “che il soggetto responsabile del procedimento disciplinare deve in ogni caso assicurare che l’esercizio del potere disciplinare sia effettivamente rivolto alla repressione di condotte antidoverose dell’insegnante e non a sindacare, neppure indirettamente, la libertà di insegnamento”.

Così, la sessione contrattuale per definire la tipologia delle infrazioni disciplinari e delle relative sanzioni, diventa un revival in cui le parti ripetono, da consumati attori, copioni già visti e sentiti.

In primis, l’ANP che rivendica il diritto di irrogare liberamente sanzioni, fino a 10 giorni di sospensione, assicurando che l’esercizio del relativo potere avverrà con la consueta sobrietà (sic!). Peccato che i docenti abbiano già sperimentato, in molti casi (ad esempio per la chiamata diretta), quanto lo strapotere loro attribuito li abbia condotti a decisioni aberranti ed inique.

In secondo luogo, le organizzazioni sindacali, le quali si stanno limitando a formulare blande contestazioni, mediante il reiterato escamotage del rifiuto della firma, che ovviamente verrà regolarmente apposta a scadenza del termine!  Nessuna discussione aperta, nessun coinvolgimento dei diretti interessati sul merito delle sanzioni previste e delineate in via generale nell’art. 29.  In esso, ad esempio, si prescrive la creazione di una sanzione ad hoc per l’uso dei social da parte dei docenti. Una preoccupante misura restrittiva della libertà di insegnamento, che legittima l’indebita ingerenza nel rapporto docente/allievi del soggetto che commina la sanzione e che sottende un giudizio di disvalore delle capacità dei primi di autoregolarsi nel rapporto educativo con i discenti.

Infine, completa il quadro, la discrasia dell’operato del Miur rispetto ai proclami dei rappresentanti dei partiti di maggioranza, questi ultimi continuano a rassicurare sulle intenzioni di cambio di rotta rispetto alle impostazioni della buona scuola, mentre il Miur procede indifferente nella attuazione puntuale delle sue previsioni.

Un astuto sistema di regolazione degli interessi delle parti in gioco, il cui fine, nel caso specifico, è di un controllo ancor più stringente sui docenti, di cui il nuovo sistema disciplinare è l’espressione più evidente, con buona pace per la libertà di insegnamento e della democrazia nelle nostre scuola. Un modus operandi cui è arrivato il momento di porre fine.

Pertanto, chiediamo che il cambiamento promesso, dopo tanti mesi di inutili attese, abbia inizio; che si sospenda la definizione negoziale delle questioni fondanti il sistema scolastico pubblico e chi si apra, invece, un confronto pubblico e democratico con l’intera comunità scolastica, per apportare per via legislativa, attraverso una progettualità condivisa, i necessari interventi volti al superamento della buona scuola.

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