Sanzioni disciplinari agli studenti mutate in lavori socialmente utili: resta il problema della sicurezza e della sorveglianza

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Il Corriere della Sera ritorna oggi a parlare, in un articolo di Luca Salvi, delle sanzioni disciplinari agli studenti sospesi, che vengono commutate in lavori socialmente utili.

Sono molte le scuole di Milano, scrive l’autore, che propendono per far trascorrere i periodi di sospensione presso onlus o associazioni benefiche.

Offese ai docenti, atti di bullismo e qualunque altro tipo di comportamento a rischio e non rispettoso delle regole scolastiche viene punito andando a lavorare nella mensa dei poveri, aiutando altri ragazzi con disabilità, ma anche lavorando a scuola: molti sono gli studenti che ripuliscono il cortile della scuola, o l’aula magna o la palestra.

I licei sospendono meno i ragazzi, più facile che si sospenda per più giorni negli istituti tecnici e professionali. L’idea della punizione tramutata in servizi sociali è sicuramente bella ed educativa, ma i dirigenti scolastici hanno il problema della sicurezza e della vigilanza. Tenere i ragazzi a pulire in cortile o ad imbiancare i muri, su cui si sono divertiti a scrivere insulti e parolacce, significa avere personale che li sorvegli, sia all’interno della scuola che presso altre strutture ospitanti.

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